È stato un agguato agli ultrà napoletani, presto nuovi arresti tra gli interisti

Inter-Napoli, l’inchiesta è appena all’inizio. Per gli inquirenti, l’audio Whatsapp relativo agli scontri è un falso.

È stato un agguato agli ultrà napoletani, presto nuovi arresti tra gli interisti

I responsabili restano in carcere

Nessuna attenuante. I tre ultrà dell’Inter fermati la sera di Santo Stefano rimangono in carcere. La sensazione è che ben presto saranno raggiunti da altri “squadristi” che parteciparono all’azione militare, all’aggressione dei tifosi del Napoli, a un’ora dal fischio di iniziò di Inter-Napoli, a San Siro.
Con il passare delle ore la lista degli indagati si allunga e la dinamica dell’agguato, la sua organizzazione e pianificazione si caratterizza sempre di più come un attacco militare di un’associazione criminale.

Ultrà dell’Inter, di Milano, di Varese, ultrà dei “gemellati” di Nizza. Si scava a fondo nelle motivazioni di questo sodalizio che potrebbe andare ben oltre la dimensione della violenza di “semplici” ultrà. In queste ore si cercano anche collegamenti tra l’azione militare precedente il fischio d’inizio della partita e gli ululati razzisti contro Koulibaly sugli spalti. Il questore di Milano, Marcello Cardona, ha infatti collegato fin da subito l’assalto squadrista agli ululati razzisti. E ha annunciato il pugno di ferro dei Daspo e delle chiusure delle curve.

Il lavoro degli inquirenti

Di un agguato si è trattato, dunque, e le indagini in corso smentirebbero le affermazioni di quell’audio Whatsapp di “presunti” tifosi napoletani che è girato in questi giorni sulla rete e che è stato rilanciato da una tv napoletana. Sarebbe un falso, quella conversazione concitata. Un falso nel senso di una “forzatura”, di una sorta di manifestazione di “spacconeria” tra esagitati le cui affermazioni non avrebbero trovato conferme e riscontri nella ricostruzione della Digos di Milano. Per gli inquirenti, e il gip di Milano Guido Salvini sembra sposare questa tesi, il gruppo di ultrà napoletani è stato colto alla sprovvista dall’assalto. E lo confermerebbe la sproporzione tra le armi utilizzate dagli aggressori e l’autodifesa dei tifosi azzurri.

Il gip Guido Salvini ha convalidato gli arresti dei primi tre ultrà fermati per gli scontri avvenuti a Milano prima della partita Inter-Napoli. Scrive il gip: «I fatti non sono un “normale” scontro tra gruppi di tifosi durante una partita, o subito dopo di essa nei pressi dello stadio. Né alla loro origine vi è il comportamento di un singolo o di poche persone, che pur può avere conseguenze letali, ma sempre resta l’azione di pochi e singoli ‘tifosi’. Essi costituiscono invece un’azione di stile militare, preordinata e avvenuta a distanza dallo Stadio Meazza tendendo un agguato ai tifosi della squadra opposta. In questo senso, quanto avvenuto è espressione tra le più brutali di una “sottocultura sportiva di banda”. Che richiama piuttosto, per la tecnica usata, uno scontro tra opposte fazioni politiche».

L’interrogatorio di Piovella

Ecco, il gip Guido Salvini lascia intendere la dimensione politica – che altro è se non razzismo? – di quello che è accaduto a Milano, il 26 dicembre. E dunque restano in carcere Luca Da Ros, Francesco Baj e Simone Tira per il rischio di reiterazione del reato, di inquinamento probatorio, di pericolosità sociale.

Scrive il gip: «È altamente probabile che gli indagati, organicamente inseriti nell’ambiente “Ultras”, ove non sottoposti a misure, potrebbero concorrere alla dispersione di elementi probatori indispensabili per lo sviluppo delle indagini, e al condizionamento dell’acquisizione di ulteriori prove dichiarative utili alla ricostruzione dei fatti e all’individuazione degli altri responsabili. Vi è il concreto ed attuale pericolo, per le specifiche modalità e circostanze del fatto, nonché per la personalità degli arrestati – come emerge dalla dinamica dei fatti -, che gli stessi possano commettere altri delitti della stessa specie di quello per cui si procede. Si ricordi inoltre che Tira presenta due condanne per porto d’armi. Un reato quindi assimilabile a quelli oggi contestati».

Ore di vigilia. Si attendono nuove iniziative giudiziarie. Critica la posizione di Marco Piovella, il capo ultrà chiamato in causa da uno dei tre arrestati come l’organizzatore dell’agguato ai tifosi napoletani. Ha provato a difendersi Piovella, amico di “Dedè”, l’altro ultrà già daspato, ucciso da un suv o un Van di colore scuro in quei drammatici momenti dell’agguato ai tifosi azzurri. Piovella si è fatto interrogare, ma sembra che le sue giustificazioni non abbiano convinto gli inquirenti. È lui che ha pianificato l’azione che ha guidato gli squadristi. C’è un filo nero che li collega agli ululati e ai cori razzisti.

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