Sconcerti: «Juventus troppo più forte, le altre non migliorano»

L’analisi di Sconcerti dopo Milan-Juventus: «Ci si sta abituando alla superiorità della Juventus, solo i bianconeri e il Napoli fanno spettacolo».

Sconcerti: «Juventus troppo più forte, le altre non migliorano»

Il commento sul Corsera

Mario Sconcerti analizza sul Corriere della Sera la partita tra Milan e Juventus. Anzi, commenta i rapporti di forza del campionato alla luce del big match di San Siro. E non è tenero con il nostro movimento: «Non c’è stata partita a San Siro come ormai non c’è più partita da oltre sette anni con nessuno. Si comincia a pensare che la Juve sia la buona scusa di quasi tutte le squadre per non investire, per guadagnare restando alle sue spalle. C’è troppa differenza, perché allora spendere molto? Si giocaesi fanno le squadre non per partecipare al campionato comune ma per sopravvivere a pezzi di campionato in cui sono coinvolte quattro-cinque squadre per volta».

È un problema di middle class, secondo Sconcerti, con la Juventus che rappresenta l’irraggiungibile alibi di tutti. Leggiamo: «La Juventus, il Napoli, la Roma, non sono nemmeno contemplate come avversarie. Ognuno ha il suo piccolo condominio da difendere, l’Europa League come inganno universale, chiunque può dire di poterci arrivare; la retrocessione; una classifica tranquilla che valorizza giocatori così così. Tanto è la Juve che spinge quanto basta per incassare i soldi delle televisioni. È il problema di fondo che si capovolge: abbiamo sempre pensato che il campionato fosse poco guardabile, non allenante, perla forza eccessiva della Juve. Non è più così. L’abitudine alla forza della Juve ha permesso agli altri di abbassare la propria qualità incassando gli stessi soldi, cioè aumentando i profitti».

La Juve nella Superlega

Per Sconcerti c’è anche il Napoli: «È questa fuga dalla qualità che sta mandando la Juve fuori dal campionato. A farla correre verso la Superlega. “Perché in serie A il prodotto sta vivendo uno dei suoi
momenti più bassi” (Andrea Agnelli, intervista al Guardian nel maggio scorso). In poche parole siamo tutti aggrappati e pagati per uno spettacolo che danno solo pochissime squadre, forse solo Juve e Napoli. Arriveranno Inter e Milan, forse Roma, ma da dieci anni il risultato è questo, lo stesso di San Siro ieri notte. Una differenza plateale, incompatibile con i nomi e gli incassi, non accettabile. Ne è una conferma l’Inter di Bergamo, alla terza sconfitta in 12 partite, divorata dalla corsa dell’Atalanta, demoralizzata e stanca per la lezione di calcio del Barcellona. Siamo tutti noi abituati ormai a un’altra cifra di calcio, scambiamo i numeri due per campioni, giochiamo a essere Guardiola perché teniamo il pallone, solo che lui sapeva dove portarlo. Noi torniamo sempre indietro».

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