Michele Serra napolista: «Kolarov come Burioni coi No-Vax»

Lo stesso paragone fatto dal Napolista, con l’aggiunta di Umberto Eco: «Come Burioni ed Eco, Kolarov difende il proprio ruolo e le proprie responsabilità attraverso la conoscenza».

Michele Serra napolista: «Kolarov come Burioni coi No-Vax»

Il commento su Repubblica

Michele Serra sposa in tutto e per tutto la teoria napolista su Aleksandar Kolarov, terzino sinistro della Roma. Uno dei pezzi più letti e controversi degli ultimi giorni è quello sulle parole del terzino della Roma. Che in conferenza stampa, lunedì, aveva lanciato l’anatema: «Il tifoso può essere arrabbiato e può esprimere la sua opinione allo stadio, ma deve anche essere consapevole che di calcio capisce poco. Quindi non può parlare di tattica. Non parlo solo del tifoso della Roma, ma dei tifosi in generale».

L’editorialista di Repubblica e scrittore ne parla sul giornale di oggi. Queste le parole di Serra: «Aleksandar Kolarov è della Casta? È al soldo di Soros? Disprezza il popolo? È al servizio dei poteri forti? È un radical chic? A vederlo, non sembra. Ha una di quelle facce non proprio da salotto, poco cerimoniose, e i modi antichi di quando i terzini non si chiamavano ancora “laterali” o “tornanti”, che è assai più civettuolo, e menavano come maniscalchi gli attaccanti avversari. E dunque chissà come la inquadreranno, i tifosi della Roma e i tifosi in generale, la sua ruvida tirata dell’altro giorno».

Ora la parte che avvicina in maniera strettissima Serra alle nostre idee. Anzi, c’è il nostro stesso paragone mediatico con Burioni sommato a Umberto Eco: «Kolarov – aggiunge Serra – sembra Burioni quando parla dei no-vax; sembra Umberto Eco quando parlava dei social; sembra un qualunque essere umano dotato di qualche competenza che difende il proprio ruolo e le proprie responsabilità dalla demagogia impicciona e dalle opinioni non richieste. “I tifosi non capiscono niente di calcio”, qui e ora, è una dichiarazione politica in piena regola, e in controtendenza. Tra l’altro, leva ogni alibi al leader (o al mister) di turno: se sbaglia, è proprio lui che sbaglia, e non può dare la colpa alla folla che lo ha confuso, alle “voci di fuori” che sono la vera insidia della nostra epoca».

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