Che se ne fa il Milan di Ibrahimovic?

Capiamo la tentazione ma sarebbe una scelta al di fuori del progetto di Gattuso. E sacrificherebbe ancora una volta un giovane, stavolta Cutrone

Che se ne fa il Milan di Ibrahimovic?

L’eccitazione del calciomercato virtuale

C’è un po’ di eccitazione, a Milano, per le notizie che rivorrebbero Ibrahimovic al Milan. Secondo le ultime indiscrezioni sulle trattative dei rossoneri, Leonardo starebbe pensando al grande ritorno del centravanti svedese, 37 anni, reduce da un’esperienza in Major League Soccer, con la maglia dei Los Angeles Galaxy.

In questo racconto breve, c’è tutto quello che non ci convince della trattativa virtuale per riportare Ibra a Milanello. Ripetiamo insieme: 37 anni, reduce da un’esperienza in Major League Soccer. Un’operazione che riteniamo assurda, antieconomica, soprattutto contro-progettuale rispetto all’anima stessa del Milan. Ovvero, una squadra che nelle giornate più ispirate potrebbe schierare Donnarumma (19 anni), Conti (24), Calabria (21), Romagnoli (23), Caldara (24), Bertolacci (26) e Cutrone (20) nella stessa formazione. Tutti italiani, tutti promettenti.

Se proprio non vogliamo farne una questione di autarchia, quanto di funzionalità tattica, andiamo a leggere un po’ tra le righe e nei dati. Ibrahimovic arriverebbe al Milan come terzo centravanti, in un reparto che può già contare su Higuain (31) e Cutrone. Parliamo di due calciatori con una media realizzativa importante, con numero impattanti. Cutrone ha disputato 60 partite in rossonero per 3219 minuti in campo; il suo score è di 23 gol e 7 assist, in pratica, segna o propizia una rete ogni 77,3 minuti. Per Higuain, invece, teniamo conto della sua esperienza in rossonero: 7 gol e un assist per 1109 minuti in campo, uguale una rete realizzata o costruita ogni 137 minuti. Ecco, dati alla mano il Milan non ha bisogno di un attaccante.

Gattuso

E non sembra averne bisogno Gattuso un tecnico da sempre innamorato del modulo a una punta, che in questa stagione è passato al 4-2-3-1 solo per necessità e che sceglie Castillejo come spalla di Higuain. Ha scelto anche Cutrone a volte, ma parliamo appunto di due attaccanti che si compensano. L’arrivo di Ibrahimovic presupporrebbe la sua titolarità assoluta e indiscutibile, considerando anche l’investimento fatto (e non terminato) del Milan su Higuain è difficile pensare di tener fuori il Pipita.

E allora resterà fuori Cutrone, nel caso. Il Milan, una delle poche squadre che ha effettivamente avviato un progetto tecnico giovane e italiano sconfessa tutto per un centravanti svedese di 37 anni. In più – inevitabile, nel caso -, toglie a Gonzalo Higuain (!) il ruolo di riferimento offensivo e crea un asse suggestivo, ma tutto da verificare con Ibrahimovic. Uno che, per dire, spinse Cavani (!) all’ala (!!!) a Parigi e nessuno seppe opporsi. Ibra non è democratico, scriverebbe Burioni.

Proprio ieri, Alfonso Fasano ha scritto sul Napolista: «Roberto Mancini sta lavorando per il futuro, solo e non si tratta solo della Nazionale. No, anche il movimento potrebbe essere influenzato dalle sue scelte. Se davvero il Milan aveva pensato di prendere Sensi (una notizia degli ultimi giorni), ora sarà un po’ più convinto. Se il Napoli, la Juventus, la Roma o l’Inter avevano dei dubbi su Barella, ora ne hanno di meno. L’hanno visto a suo agio contro il Portogallo, per dire. È il senso della Nazionale di calcio, specchio del movimento che rappresenta, come un codice di orientamento per i club. Come dire: il coraggio di Mancini potrebbe diventare anche il coraggio della Juventus, dell’Inter, del Parma o del Bologna».

La fine di Cutrone

Ibrahimovic sarebbe la negazione di questo bel quadretto. Patrick Cutrone, uno degli attaccanti più efficaci dell’ultima generazione, sicuramente il migliore tra gli italiani, si ritroverebbe ai margini di un progetto che avrebbe dovuto eleggerlo protagonista. Comprendiamo che Ibrahimovic sia una suggestione quasi irresistibile, ma ricordiamo (ancora) che parliamo di un calciatore infortunatosi gravemente durante la primavera del 2017, a 36 anni, tuttora quel match con la maglia del Manchester United resta l’ultimo di alto livello in Europa. Dopo, solo Mls.

Sarebbe la fine di Cutrone al Milan, una cosa che non può vederci d’accordo. Ma proprio per il Milan, per ciò che il Milan ha deciso di fare finora. Per quello che il Milan farà, si parla dell’arrivo di questo Lucas Paquetà, 21enne e fantasioso trequartista brasiliano da far giocare dietro Higuain o Cutrone. Nel ruolo che oggi è di Castillejo (23 anni), nello slot che Cutrone può occupare come secondo centravanti. Non come terzo, perché Ibra cannibalizzerebbe tutto il Milan, dal punto di vista tattico e narrativo.

Ibra al Milan non ci convince perché così il Milan sconfesserebbe sé stesso. Nel nome di una vera e propria scorciatoia di mercato e di entusiasmo popolare, una scossa in realtà già somministrata con Higuain. Ah, anche Gonzalo: 31 anni da compiere tra pochi giorni, finirebbe a fare il secondo violino di uno dei calciatori più ingombranti, solisti e controversi nella storia del calcio (a meno di una improvvisa cessione a gennaio). Il Milan commetterebbe – secondo noi – un errore madornale anche nei confronti del centravanti argentino, un investimento oneroso svalutato rispetto ad un valore pienamente percettibile in campo. E che dovrà essere confermato a fine anno, con un pagamento di 36 milioni alla Juventus. Invece, il Milan sembra voler prendere Ibrahimovic.

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