Barcellona-Inter otto anni dopo: il ricordo della “vittoria a tutti i costi” di Mourinho

Una semifinale epica, il Barcellona di Guardiola e l’Inter che poi vincerà il Triplete. Una riflessione sul calcio, la bellezza, i gusti estetici di tutti.

Barcellona-Inter otto anni dopo: il ricordo della “vittoria a tutti i costi” di Mourinho

Inter di scena a Barcellona, fase a gironi di Champions League, terza giornata. Inter di scena a Barcellona per il primato nel girone, che vede le due squadre, in testa, con sei punti, le altre due, lontane, quasi irraggiungibili a zero, entrambe. Barcellona-Inter e la mente corre indietro di qualche anno, verso immagini, storie e sopratutto dispute, tra l’idea di calcio, e la sua applicazione. Quella partita dell’Inter a Barcellona è l’immagine perfetta del “tutto è lecito purché si vinca”.

La vittoria a tutti i costi

È l’immagine, quella della vittoria a tutti i costi, lasciata da Josè Mourinho, proprio li al Camp Nou di Barcellona, il 28 Aprile 2010, in una semifinale di Champions League, in un modo o nell’altro, passata prepotentemente alla storia. Gara di ritorno, all’andata l’Inter, guidata per la seconda stagione dal tecnico portoghese, supera con un netto 3-1 l’undici guidato da Pep Guardiola. Fu una gara avvincente ed a tratti spettacolare: il Barcellona va in vantaggio con Pedro, ma poi Snejder, Maicon e Milito, indirizzano la partita su orizzonti diametralmente opposti.

È la vittoria di Mourinho, della tenacia, della forza, dell’atteggiamento pragmatico ed essenziale, ruvido ed in quegli anni, quasi sempre vincente. Resta il ritorno, e l’impresa da compiere per i blaugrana, campioni in carica. E rieccoci a quel 28 Aprile, lo stadio grida l’impresa, la pretende, vuole che i calciatori diano tutto ed anche di più. La cosa succede, il Barça scende in campo con la giusta concentrazione, Guardiola vara una formazione super offensiva e nei primi minuti di gioco sono proprio gli spagnoli a rendersi pericolosi. L’Inter da parte sua risponde di rimessa, rendendosi altrettanto pericolosa nei capovolgimenti di fronte.

L’espulsione di Thiago Motta

A metà primo tempo, l’episodio che probabilmente condizionerà l’intera gara. Thiago Motta, viene espulso per doppia ammonizione dopo una manata rifilata a Busquets (indimenticabile l’evidentissima sceneggiata dell’iberico). Mourinho risponde spostando Chivu in mediana e sacrificando Milito tra attacco e centrocampo. Il risultato è praticamente un muro, tra la porta difesa da Julio Cesar ed il Barcellona.

Tutto quello che succede dopo è sintetizzabile in un’unica immagine, una barriera nerazzurra che respinge ogni tentativo di gloria da parte degli avversari. All’ottantaquattresimo minuto Piqué riesce a battere Julio Cesar, trascinando entrambe le squadre in un finale assolutamente indecifrabile, dominato dall’inossidabile resistenza interista.

Mourinho gioca l’ultima carta, fuori Eto’o, dentro Mariga. Ancora più copertura, ancora più campo agli spagnoli, ancora più sofferenza. Al novantaduesimo minuto Bojan segna, ma l’arbitro annulla per tocco di mano di Yaya Tourè. È il finimondo. I blaugrana recriminiano, i nerazzurri, tirano l’ennesimo respiro di sollievo. L’arbitro fischia ancora, l’Inter è in finale.

Ognuno ha la sua bellezza

Sappiamo tutti come andrà a finire, la vittoria di Madrid, il triplete e le lacrime di Mourinho all’esterno del Bernabeu con Marco Materazzi. Tutto molto bello. Quante parole, quante discussioni, quanti accesi confronti dopo quella semifinale di Barcellona. La difesa esasperata, il catenaccio, la rinuncia totale a fare calcio a produrre gioco, a cercare la via della rete, a favore della sola volontà di difendersi dagli attacchi avversari. Quanto è lecito quest’atteggiamento in una partita di pallone? Quanto è lecito quest’atteggiamento quando poi questa partita di pallone può aprirti le porte per la finale del massimo torneo continentale per club?

Rispondere non è certo semplice. Questione di gusto, di senso della bellezza anche nel calcio, di filosofia di gioco, quasi di romanticismo, se si pensa alla devozione verso la palla. La verità è che una risposta che possa sciogliere ogni disputa non c’è. La verità è che ognuno è al sicuro nella propria verità, nella propria concezione del gioco calcio. Meglio fare gioco, creare mille occasioni, far divertire i propri tifosi e magari perdere, oppure stare li, attendere che siano gli avversari ad esprimersi, opporsi di forza, magari producendo una sola occasione da gol e concretizzarla, e poi vincere la partita?

La risposta, magari è li nel mezzo, o magari nemmeno esiste. L’Inter sarà a Barcellona e con essa tanti ricordi e tante immagini, la posta in gioco sicuramente diversa, ma di certo ci saranno le emozioni, tante, diverse, reali. E’il bello del gioco, il bello del calcio, che tu attacchi o difenda, non puoi fare a meno di emozionarti, sempre e comunque.

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