Uno studio del 30 giugno sulle (eccessive) oscillazioni del ponte Morandi

Lo scontro tra Autostrade e Spea che curava per loro la manutenzione delle infrastrutture. Spea si difende: «Era solo una guerra di potere»

Uno studio del 30 giugno sulle (eccessive) oscillazioni del ponte Morandi

Autostrade non si fidava di Spea Engineering la società che curava, per lei, il servizio di manutenzione e sorveglianza delle infrastrutture.

Le mail riservate acquisite dagli inquirenti

Lo dimostrerebbero alcune mail riservate individuate dai finanzieri tra il materiale informatico sequestrato. In alcuni passaggi di questa corrispondenza – che non si riferisce direttamente al Ponte Morandi ma che gli inquirenti considerano ugualmente interessante – i massimi dirigenti di Autostrade definivano “inadeguato” il management e il personale della Spea.

Le mail più severe sarebbero state scritte da Paolo Berti, direttore centrale operativo di Autostrade, e da Michel Donferri Mitelli, responsabile della manutenzione, entrambi indagati. Il destinatario delle critiche sarebbe stato, a più riprese, Antonio Galatà, amministratore delegato di Spea (per ora è la società ad essere indagata, e non Galatà, ndr).

Almeno in un’occasione, scrive La Stampa, “venivano mese in discussione le garanzie fornite dai suoi uomini a seguito di un cedimento minore, non direttamente collegato alla tenuta dei tiranti del viadotto collassato, la cui rottura è ad oggi ritenuta la principale causa del massacro”.

Galatà, ascoltato dai pm, avrebbe minimizzato le critiche mosse all’affidabilità del suo pool: “In realtà – avrebbe detto – quei toni così aspri erano legati a questioni di potere interno”. Come a dire che Berti e Donferri ambivano al suo incarico.

La mancanza di fiducia nei confronti della Spea metterebbe Autostrade in una posizione ancora più inquietante: come mai i suoi dirigenti, se non si fidavano di chi aveva compiuto la manutenzione ed i controlli, non sono intervenuti?

Lo studio sulle oscillazioni del ponte

Alla procura è stato intanto consegnato uno studio compiuto da un consulente privato, Daniele Gullà, che testimonia le oscillazioni subite dal ponte Morandi già a giugno scorso: il video è stato diffuso da Rainews24.

Il monitoraggio risale, per la precisione, al 30 giugno scorso ed è stato effettuato sul segmento di Ponente del ponte, quello sopravvissuto al crollo. Gullà lo ha girato mentre testava una speciale telecamera da proporre ad un’azienda genovese: il dispositivo si chiama Mira e sfrutta una tecnologia sviluppata negli Stati Uniti.

Ebbene, il video mostra, dal punto di vista grafico, che al passaggio contemporaneo di più camion il ponte subì oscillazioni fino a 11 centimetri.

I risultati dei rilievi sono stati esaminato solo dopo il crollo quando Gullà, ricordando le sue misurazioni, ne parlò con l’ingegnere Silvia Bonetti e insieme prepararono uno studio da consegnare ai pm genovesi.

“La fluttuazione, ben visibile in alcuni frame dopo il passaggio del camion, ci ha consentito di osservare e di stimare un movimento impulsivo della struttura, in occasione del transito di tre camion, 2 in direzione est e uno in direzione ovest – è scritto nello studio – Quando passa il terzo camion si osserva uno scostamento verticale (azzurro) di 1.200 pixel. In concomitanza del passaggio di un solo camion, si ha uno scostamento verticale (rosso) di circa 500 pixel. A conti fatti, con un singolo camion si ha una oscillazione di 4,7 cm. In occasione del passaggio simultaneo dei tre camion, si ha una oscillazione (teorica, ipotizzando un comportamento perfettamente lineare) pari a 11,3 centimetri”.

Tornerebbe alla ribalta, dunque, il passaggio del tir come possibile causa del crollo, spiega Rainews24 nel mostrare il video. In realtà, come già documentato in questa rassegna, il carico del tir non era superiore a quello consentito dalla legge.

Ci chiediamo, dunque: se il ponte versava in buona salute, come è possibile che un camion, con carico oltretutto regolamentare, anche se di poco sotto il limite consentito dalla legge, ne abbia causato il crollo?  Ci pare un’ipotesi quantomeno poco plausibile.

La procedura per la revoca della Concessione

Ci vorranno cinque mesi e un versamento di 20 miliardi di euro prima di poter varare il decreto per la revoca della concessione ad Autostrade.

La società concessionaria respinge l’accusa di aver commesso grave inadempimento contestata dal ministero delle Infrastrutture nella lettera del 16 agosto scorso, con cui si avviava la procedura di revoca: come dichiarato anche sul suo sito web, Autostrade specifica di aver sempre adempiuto agli obblighi di manutenzione e di aver sostenuto costi maggiori di quanto previsto anche per gli interventi straordinari.  Per questo motivo, è pronta a ricorrere ai giudici amministrativi per chiedere l’annullamento del provvedimento del governo.

Affermazioni che il governo è pronto a respingere chiamando in causa i due studi che denunciavano le anomalie nel comportamento degli stralli e sollecitavano monitoraggi costanti, studi commissionati proprio da Autostrade.

Entro fine mese la commissione di inchiesta del Mit presenterà la sua relazione sul disastro. A quella Autostrade dovrà rispondere entro 90 giorni. Se le sue deduzioni non saranno ritenute sufficienti, il Mit potrà indicare i punti non ritenuti adeguati e dovrà concedere altri 60 giorni per la controrelazione. Solo dopo potrà essere firmato il decreto di revoca.

 

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