Il progetto SocC&R: la sociologia può formare i dirigenti calcistici del futuro

La partnership tra il Napoli calcio Femminile e il dipartimento di Scienze Sociali della Federico II: un laboratorio per i nuovi operatori dello sport.

Il progetto SocC&R: la sociologia può formare i dirigenti calcistici del futuro

Un aiuto per gestire una squadra di calcio

Il progetto SocC&R (Sociologia, Calcio & Ragazzi) nasce da una sinergia tra il Napoli Calcio Femminile – Carpisa Yamamay – del direttore generale Italo Palmieri e il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II diretto da Enrica Amaturo. A ispirare il progetto, l’idea di fondo che i saperi e le competenze sociologiche possano rappresentare un valore aggiunto e uno strumento particolarmente utile nell’organizzazione e nella gestione delle attività di una squadra di calcio, soprattutto per quanto riguarda i settori giovanili.

A dispetto dell’opinione generalmente diffusa, secondo cui basta esprimere un paio di affermazioni di senso comune sui fatti sociali per improvvisarsi sociologo, la sociologia è una disciplina che si avvale di una strumentazione concettuale e di indagine empirica scientificamente fondata. Al fondo si tratta di un modo di interpretare i fenomeni sociali, quelli che quotidianamente ognuno di noi ha davanti agli occhi, con uno sguardo distante dagli automatismi di pensiero del senso comune. In questo, il sapere sociologico – molto diverso da quello spicciolo a volte raffazzonato in qualche salotto televisivo – avrebbe in sé un potenziale non di rado anche scomodo.

Il sociologo analizza la realtà sociale, e i mondi della vita quotidiana, in virtù di categorie d’analisi, tecniche e metodi di ricerca consolidati. La finalità del suo lavoro analitico è quella di produrre conoscenza e saperi che egli mette in circolazione in modo da promuovere interventi concreti su quello stesso mondo indagato, secondo un principio di riflessività della conoscenza generata. In particolar modo, parliamo di interventi capaci di migliorare le relazioni tra tutti gli attori sociali in specifici contesti, di compensare le disparità, di equilibrare la distribuzione di risorse e opportunità materiali e simboliche, ecc.

Un doppio ruolo

Questa consapevolezza ha motivato il progetto SocC&R, volto nel lungo periodo alla definizione di un profilo professionale del management sportivo – legato al settore giovanile – con certificate competenze sociologiche. Così, in questo primo anno di attività, sei laureate del Dipartimento di Scienze Sociali della Federico II – Raffaela D’Ambrosio, Anna Granitto, Barbara Paparcone, Rosalba Sarnataro, Marina Rania e Martina Russo – coordinate dai docenti Luca Bifulco, Luciano Brancaccio e Francesco Pirone hanno usufruito di borse di studio e sono state inserite nei quadri dirigenziali del Napoli Calcio Femminile.

Hanno così avuto, per un anno, un doppio ruolo, quello dirigenziale e quello di ricercatore sociale, che hanno amalgamato nella loro attività. Da un lato, quindi, hanno svolto i compiti tipici di dirigenti delle squadre giovanili, aiutando il club negli aspetti organizzativi, occupandosi delle questioni logistiche, accompagnando le piccole e giovani atlete alle partite, finanche aiutandole ad allacciarsi le scarpette. A volte hanno perfino affrontato criticamente – come avrebbe fatto uno scienziato della Scuola di Francoforte – alcune decisioni arbitrali.

Affiancato all’impegno dirigenziale, c’è stato il vero lavoro di analisi sociologica. Le sei ricercatrici hanno infatti analizzato, applicando diverse tecniche e metodi di ricerca – dall’osservazione partecipante alla somministrazione di questionari o ai focus group, ad esempio – la realtà del club e i contesti di riferimento. Lo studio si è concentrato sulle relazioni tra i vari attori sociali coinvolti – dirigenti, allenatori, atleti, genitori, ecc. – e sulle caratteristiche economiche, urbane e socio-culturali del contesto.

La comunicazione

Una prima fase esplorativa ha individuato cinque ambiti di ricerca principali – naturalmente non esaustivi – su cui si è deciso di puntare l’attenzione conoscitiva per la loro rilevanza sulla pratica sportiva e la biografia dei/delle giovani atleti/e.

Il primo ambito è quello della comunicazione. Ci riferiamo alla comunicazione esterna, promozionale o di coordinamento con altre realtà del territorio, ma anche e soprattutto alla comunicazione interna, che prevede oggi un largo uso dei social media. Queste nuove possibilità mediatiche – ad esempio WhatsApp – consentono un rapido coordinamento rispetto alle attività della squadra e l’estensione di pratiche di appartenenza e coesione sociale, ma presentano anche delle criticità, come l’ingerenza potenziale in questioni private o l’insorgenza di conflitti e fraintendimenti – anche per la rapidità dei flussi comunicativi – da individuare, interpretare, saper gestire.

La sessualità

Un secondo ambito è quello del rapporto col corpo e con la sessualità che si vive all’interno dello spogliatoio e che fa parte del percorso complesso di crescita di giovani atleti/e. La comprensione delle dinamiche, delle difficoltà comunicative, degli orientamenti è allora fondamentale per supportare un clima di benessere. C’è poi la questione più generale della condizione giovanile e di tutto ciò che può aiutare a gestire e smussare tensioni, conflitti o disagi legati all’equilibrio psico-fisico, alla gestione delle differenze – culturali, sociali, linguistiche –, alla promozione di fattori cooperativi, dell’accoglienza, della cultura del rispetto reciproco, dell’accettazione della sconfitta. Questo settore d’indagine è stato affrontato, dalle dirigenti-ricercatrici, con una particolare attenzione conoscitiva legata alla provenienza degli atleti da quartieri cosiddetti a rischio o da paesi stranieri.

Ultimi due ambiti di ricerca sono stati l’organizzazione interna al club – con i suoi diversi ruoli operativi e le criticità relazionali o di coordinamento – e il rapporto con il territorio e la sua dotazione infrastrutturale. Il risultato complessivo di questo lavoro combinato dirigenziale e di ricerca è stato, per l’appunto, la produzione di conoscenza attraverso l’uso di categorie analitiche tipiche di una prospettiva sociologica. L’insieme di acquisizioni prodotte diventa materiale di cui usufruire per approntare misure utili al miglioramento delle interazioni, delle capacità organizzative, del benessere complessivo, della gestione di tensioni e conflitti.

Una sorta di meta-risultato, naturalmente parziale, è stato, invece, quello di istituzionalizzare e cominciare a rendere solido un profilo professionale, capace di rappresentare le esigenze conoscitive ed operative illustrate poc’anzi, che abbia il compito di farsi portavoce di promozione sociale e che il mercato del lavoro in ambito sportivo potrebbe accogliere.

 

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