#HovsitoMilik che ha segnato tre gol e mezzo, tutti diversi

#HovistoMilik che tornava a giocare con i compagni, che interpretava perfettamente il ruolo di centravanti in un Napoli un po’ nuovo e un po’ vecchio.

#HovsitoMilik che ha segnato tre gol e mezzo, tutti diversi

Il centravanti del Napoli

Non pensavo di dover tornare a scrivere di Milik in funzione di Cavani, due anni dopo. Non pensavo, in realtà non volevo. Fin dal primo #HovistoMilik, ho sempre sognato segretamente che Arek diventasse il centravanti del Napoli senza discussioni. Senza allucinazioni collettive. Non è successo, che peccato: due infortuni davvero infami, due rientri difficili, la difficoltà – ovvia – a ritrovare il posto da titolare quando c’era quel Mertens da mandare in panchina.

Poi di nuovo #HovistoCavani, soprattutto sui social. Nel frattempo, Arek Milik studiava da centravanti del Napoli: Liverpool, Borussia Dortmund e Wolfsbirg, sempre in campo nelle amichevoli vere dopo gli assaggi in Trentino. E due gol fatti, il primo – bellissimo – contro il Dortmund, un tiro a giro che eleva l’idea della prima punta classicamente intesa ad un livello tecnico superiore; poi il colpo di testa a Wolfsburg, la giocata che doveva necessariamente mancare ad un Napoli che attaccava con tanti calciatori di bassa statura.

Lo studio è sfociato in Lazio-Napoli, che Ancelotti non ha avuto dubbi, ha continuato a non avere dubbi: Milik dall’inizio. E Inglese al Parma pochi giorni prima, non che Roberto potesse insidiare il polacco, ma Arek ha la fiducia totale e Mertens è il suo alter ego. Una scelta criticata da tutti, che però è (anche) un investimento di fiducia sul numero 99. Investimento ripagato.

Tre gol nel primo tempo, mezzo nella ripresa

Perché #HovsitoMilik segnare tre gol nel primo tempo. Il tabellino dice solo uno, la realtà dice che sono tre: il primo è stato annullato, il secondo è stato cancellato dalla miglior parata di Strakosha, il terzo è quello buono. Tutti diversi: da rapace d’area dopo la respinta del portiere della Lazio, ma intanto Radu era a terra; poi lo splendido inserimento in verticale, palla sulla sinistra e tiro di sinistro, angolazione e angolatura difficilissime, grande risposta del numero uno di Inzaghi; infine, lettura del gioco e perfetto impatto col pallone dopo il gioco a due Insigne-Callejon. Tutto perfetto, tutto aderente ad un Napoli già visto ma anche in grado di rinnovarsi. Di risalire il campo con un possesso diverso, meno sincopato e più in profondità (vedi la seconda grande chance).

Poi, nella ripresa, un altro mezzo gol segnato: ripartenza palla al piede, tentativo di tiro a giro in situazione di superiorità numerica. Come a San Gallo contro il Dortmund, solo che stavolta il pallone è andato fuori. Di poco. Ma applausi all’idea.

#HovistoMilik fare questo e quello che gli piace, accorciare la squadra per scambiare il pallone coi compagni e poi riallungare la difesa della Lazio; e #HovistoMilik rientrare in difesa come tutti i suoi compagni, nel momento del bisogno. Ho visto il centravanti del Napoli, di un Napoli un po’ nuovo e un po’ vecchio. Arek stava bene anche nel vecchio, non abbiamo avuto modo di confermare questa sensazione per un periodo lungo, il destino ci ha tolto questa possibilità. Due volte. Ora, un nuovo tentativo. Iniziato bene, esattamente come l’ultima volta che in giro si vedeva Cavani. Speriamo che la sfortuna abbia finito di tormentare noi e il giovane Arek, sarebbe anche arrivato il momento.

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