Il sindaco di Castel Volturno: «Hamsik è castellano doc, vive la comunità, non è isolato nel villone»

Intervista a Dimitri Russo che domenica sera gli conferirà la cittadinanza onoraria: «Io juventino? Non capisco il problema. Il calcio è un divertimento che non va caricato di troppi significati»

Il sindaco di Castel Volturno: «Hamsik è castellano doc, vive la comunità, non è isolato nel villone»

Una cerimonia non simbolica

«Marek Hamsik è già un cittadino di Castel Volturno». È il concetto che il sindaco Dimitri Russo ripete più spesso, durante l’intervista rilasciata al Napolista. Il primo cittadino del comune tra Napoli e Caserta, 47 anni da compiere ed esponente del Pd, ha deciso di consegnare al capitano slovacco del Napoli la cittadinanza onoraria. L’appuntamento è per domenica sera, nel day after del match contro il Milan. Dopo aver ricevuto la stessa onorificenza a Palazzo San Giacomo, Hamsik riceverà le chiavi di Castel Volturno. «La città in cui ha scelto di vivere», aggiunge sempre il sindaco Russo.

La motivazione di questa cerimonia fa capo proprio a questa scelta di Hamsik. Marek si è trasferito a Pineta Mare appena dopo il suo passaggio al Napoli, e ha deciso di non abbandonare più questa comunità. Di mettere qui le sue radici. Di crescere qui i suoi figli. Dimitri Russo racconta così la decisione di conferirgli la cittadinanza onoraria: «Siamo in ritardo rispetto a Napoli che ha già premiato Marek. Noi ci siamo messi in coda, ma la realtà è che la nostra cerimonia non ha un significato simbolico. È una semplice ratifica rispetto alla realtà dei fatti. Hamsik è un cittadino attivo di Castel Volturno, è perfettamente integrato nel tessuto sociale della città. È l’unico calciatore della rosa del Napoli ad aver fatto questa scelta, solo che c’è un’altra differenza ancora più importante rispetto ad altri suoi colleghi: non si è isolato nel villone, è disponibile con i suoi concittadini, frequenta i locali di Pineta Mare, spesso lo si vede al supermercato a fare la spesa con la moglie. Vive come tanti altri castellano».

Il sindaco Dimitri Russo

«Un territorio difficile»

Non si nasconde, Dimitri Russo. Sa di amministrare una città dalle dinamiche complesse, ed anzi il fatto di vivere in un luogo di questo genere arricchisce di significati la scelta di Hamsik. Le parole del sindaco: «Quando abbiamo conferito la cittadinanza onoraria a De Laurentiis, si trattava di una cerimonia rappresentativa, importante ma non legata a un reale radicamento nella città. Hamsik, invece, ha sposato questo territorio difficile e ha deciso di rimanere qui. Non è facile vivere a Castel Volturno, devo ammetterlo io per primo. Chi resta lo fa per attaccamento alle sue radici. Hamsik, invece, ha costruito nel tempo una nuova appartenenza, e quindi questa onorificenza ha ancora più valore, esattamente come la sua scelta di non spostarsi a Napoli, nei quartieri più residenziali».

«Molto spesso – aggiunge il sindaco Russo – vengo criticato perché non enfatizzo le cose belle della nostra città, concentrandomi sugli aspetti problematici. Credo che la coscienza rispetto alle criticità del proprio territorio sia fondamentale. Viviamo una situazione demografica, edilizia e sociale molto complessa, non è facile trattenere a Castel Volturno le persone perbene. Hamsik appartiene a questo gruppo, è un ragazzo eccellente, oltretutto è uno straniero. Quindi merita di essere premiato, ma ripeto: non si tratta di una formalità, Hamsik è già un cittadino castellano».

Dimitri Russo, proprio in relazione alle difficoltà della città, ci ha spiegato come Hamsik si sia impegnato in attività di solidarietà: «Per quanto riguarda la mia amministrazione, l’ho chiamato due volte per portare sostegno ad alcune associazioni di famiglie bisognose. Lui ha risposto presente, anzi mi ha ringraziato al termine di queste giornate. È stata un’emozione sentire queste parole, lui di solito è molto discreto, cerca di non esporsi troppo: è un’altra caratteristica che mi ha colpito del suo carattere. E che mi ha spinto a organizzare questo evento».

“Siamo parte dell’hinterland di Napoli”

Nell’ultima parte della nostra chiacchierata, Dimitri Russo parla del rapporto di Castel Volturno con Napoli, e del suo rapporto con il calcio. Per quanto riguarda la città che amministra (ufficialmente in provincia di Caserta), il sindaco ci tiene a chiarire un aspetto fondamentale: «La nostra situazione è simile a quella del capoluogo partenopeo, dal punto di vista economico e sociale noi siamo un’estensione della provincia di Napoli. È una questione di posizione, ma anche di demografia: su 45mila castellani, inclusi gli immigrati, appena 1500 sono casertani. Il resto arriva da Napoli, siamo parte dell’hinterland della città».

“Sì, sono juventino, e allora? Il riscatto di un popolo non può passare dal calcio”

Anche per questo la fede juventina di Dimitri Russo è sempre stata oggetto di discussione. Il sindaco ha completamente cancellato qualsiasi polemica, con un discorso pregno di buon senso: «Parlare di me come sostenitore bianconero è una devianza del tifosame, tipico delle nostre realtà. C’è una forte appartenenza territoriale rispetto alle squadre di calcio, questo è vero, ma io credo che il riscatto sociale di un popolo o di una comunità non possa passare per quello che resta un gioco, a tutti gli effetti. Il famoso “dominio del palazzo” di fatto esiste, ma di certo non si ribalterà per e con il risultato di una partita di calcio. Parliamo di un passatempo, di un intrattenimento, quando vengo apostrofato come “juventino” dico sempre: sì, lo sono, e quindi?».

“Non faccio come de Magistris, che ha cambiato fede calcistica”

«La mia fede calcistica – conclude Russo – non incide sulla mia vita e sulla mia professione di politico, quindi nemmeno sulle persone che rappresento. Il tifo non si può scegliere né gestire, alcuni intellettuali (il sindaco cita Maurizio De Giovanni, ndr) mi hanno detto di ravvedermi. Ma io non devo ravvedermi di nulla, sono stato cresciuto come tifoso della Juventus e non c’è alcuna relazione col mio lavoro. Secondo mio padre, juventino da sempre, avrei dovuto chiamarmi come Omar Sivori. Ora ho un altro nome solo perché mia madre non ha voluto. Avrei dovuto fare come de Magistris che tifava Inter e ora fa il tifoso del Napoli? Al massimo, il mio compito di ravvedimento riguarda la politica, non il tifo sportivo. Il calcio resta un divertimento, a volte si esagera nel caricarlo troppo di significati».

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