Il Fatto: Dazn ha salvato Sky, il suo flop nasconde il monopolio del gruppo di Murdoch

La ricostruzione del Fatto: da Mediapro fino all’accordo triangolare Dazn-Sky-Mediaset, il calcio italiano ha guadagnato di meno. E “fregato” gli utenti.

Il Fatto: Dazn ha salvato Sky, il suo flop nasconde il monopolio del gruppo di Murdoch

 Un altro articolo

Il Fatto Quotidiano continua a battere sull’incudine Dazn. Dopo il primo pezzo sulle difficoltà tecniche del gruppo Perform, e l’apertura in prima pagina di ieri per l’istruttoria Antitrust e il rapporto ambiguo con Sky, oggi c’è un altro articolo che parla della piattaforma in streaming che è «precipitata all’improvviso nel mercato italiano». Il quotidiano di Marco Travaglio, oggi, approfondisce il punto del rapporto con Sky. E scrive chiaramente: «Qualcosa stona. Qualcosa manca. Il ruolo di Sky Italia,che in silenzio – seppur indagata dall’Antitrust – assapora l’ebbrezza di
sentirsi monopolista: con l’esclusiva del settanta per cento del campionato e dei tornei europei per una spesa complessiva di 1,115 miliardi di euro all’anno. Il calcio in Italia ha l’indirizzo di
Sky, eppure soltanto pochi mesi fa lo scenario era capovolto».

Da qui parte la ricostruzione storica, anche se parla di situazioni temporalmente non lontanissime. Mediapro, febbraio 2018. Ricorderete l’acquisto delle licenze televisive da parte del gruppo spagnolo, come intermediario. Leggiamo: «Mediapro acquista il campionato per 1,05 miliardi di euro. Il prezzo è giusto. I padroni del pallone celebrano già l’aumento degli affari e – danzando su regole sottili e però precise –preparano per il futuro il canale della Lega Calcio. Vuol dire che a Sky & C. è assegnato il compito di trasmettere la Serie A, diffusa su piattaforme diverse – Internet, satellite, digitale –ma senza alcuna esclusiva. Come prescrive la legge. Una disgrazia per Sky: più concorrenza, altro che monopolio».

Ostruzionismo

Solo che qualcosa non va. O meglio: non piace a tutti, secondo il Fatto. E allora ecco la manovra di Sky: «Un blocco di Lega, sobillato dal gruppo Murdoch e coperto dal Coni di Giovanni Malagò, fa ostruzionismo a Mediapro. Per chiudere uno sbocco naturale agli spagnoli, Sky fa un accordo con Premium di Mediaset. È la fine. Mediapro s’incaglia a cavilli, garanzie, denaro e viene “espulsa”. Ormai è giugno. Tardi. I padroni del pallone devono allestire le squadre, comprare cartellini, firmare contratti. Allora la Lega Calcio, in un attimo, muta filosofia di vita: niente canale, niente asta, trattative private e poi accetta l’esclusiva sul prodotto. Cioè la Serie A viene sgretolata col pezzo più grosso che va a Sky e il pezzo più piccino che va a Perform, la multinazionale che controlla Dazn. E crepi l’avarizia. Perché la Lega s’accontenta di 973 milioni di euro a stagione – 780 da Sky e 193 da Dazn – contro 1,05 miliardi di Mediapro. Addirittura la Lega rinuncia a oltre venti milioni rispetto all’ultimo bando».

A questo punto, però, ecco l’accordo Sky-Dazn. Le tre partite mancanti costano 7,99 euro al mese ai clienti Sky, sempre passando per la piattaforma del gruppo Perform. Differenza di due euro. Secondo Il Fatto, «Sky fa un favore a Perform, acquistando e poi rivendendo una consistente quantità di utenze Dazn che poi dovrà rivendere ai suoi clienti. Un imprecisato giro di soldi che aiuta il gruppo di Murdoch a comportarsi da monopolista in un paese in cui è vietato essere monopolisti». Infine, l’ultima parte che riguarda l’accordo con Mediaset, che «rottama gradualmente Premium con un patto commerciale stipulato con la stessa Dazn. Pare una sorta di scambio merce con la pubblicità sulle reti del Biscione. Tutti felici e contenti. Tranne gli utenti paganti».

L’indagine dell’Antitrust

Accanto a questo primo articolo, c’è un altro pezzo di spalla sull’istruttoria dell’Antitrust. Secondo il Fatto, se il garante «riterrà fondata l’accusa di pratica commerciale scorretta mossa dalle associazioni dei consumatori, Dazn potrebbe arrivare a sborsare fino a 5 milioni di euro, il massimo della sanzione prevista».

È un procedimento che «ruota intorno ai principi di ingannevolezza e aggressività della società che avrebbe fatto intendere ai clienti di poter utilizzare il servizio ovunque, omettendo le limitazioni tecniche che ne hanno reso difficile la fruizione, se non impedito totalmente, in queste due prime giornate di campionato». In più, c’è anche la questione contrattuale: «Sotto la lente dell’Authority c’è anche la promessa “del mese gratuito senza contratto”. Migliaia di tifosi invogliati così ad abbonarsi, tra due settimane scopriranno che la visione non è affatto senza costi: si stipula un contratto che prevede il rinnovo automatico di 9,99 euro al mese se non si esercita il diritto di recesso».

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