Il Fatto: Dazn è un bluff, pochi investimenti per la diretta e la debolezza rispetto a Sky

Il rapporto al risparmio con Telecom, le partite in differita e le promesse disattese: Dazn fa già discutere, l’Antitrust ha aperto un’istruttoria.

Il Fatto: Dazn è un bluff, pochi investimenti per la diretta e la debolezza rispetto a Sky

In prima pagina

L’apertura di prima pagina del Fatto Quotidiano è tutta per Dazn. Anzi, per quello che viene definito il bluff Dazn. Già nei giorni scorsi il quotidiano diretto da Marco Travaglio si era occupato delle problematiche tecniche del gruppo Perform all’esordio assoluto per quanto riguarda la trasmissione in streaming della Serie A. Oggi, 24 ore dopo la notizia dell’istruttoria Antitrust contro Dazn e Sky, il Fatto rincara la dose.

Dazn

Leggiamo: «Oltre ai disservizi degli utenti, va segnalato che i dirigenti Dazn sono consapevoli degli scarsi mezzi tecnici di cui dispongono. Per un semplice motivo: non hanno investito abbastanza per accogliere milioni di tifosi. Per adesso, sono 700mila gli italiani che hanno attivato il mese gratis per due visioni in simultanea a contratto. Più fonti del settore spiegano al Fatto che Perform ha un rapporto ordinario (si legga al risparmio) con Telecom, l’operatore nazionale di rete, e una filiera di Cdn (i server per la consegna dei dati al cliente) Akamai insufficiente per mantenere le promesse al pubblico».

Nessun acquisto

Il Fatto racconta delle ultime riunioni tra Telecom e il gruppo Perform: «Parecchie mattinate trascorse assieme, ma invano. Zero acquisti, zero novità. Così la scorsa settimana, per l’anticipo del sabato Napoli-Milan, Dazn ha provato con il “nero”: schermo bloccato per guadagnare minuti preziosi e “bufferizzare” – caricare – la partita in differita sulla memoria temporanea. Un modo per diminuire le pause. Non ha funzionato».

In realtà, secondo il Fatto Dazn e Perform stanno seguendo una precisa strategia. Già attuata negli altri paesi in cui Perform è riuscita a penetrare con la sua piattaforma streaming. Leggiamo: «Finché non capisce quanti italiani restano incagliati al contratto – che può essere disdetto dopo un mese –non fa spese a lungo termine. È accaduto già in Giappone, Germania, Canada: lì Internet va veloce e arriva ovunque. Al momento, Dazn ha 700.000 clienti in Italia: forse hanno aspettative troppo basse. Anche perché recuperare il denaro speso in Italia con 700.000 telespettatori paganti a 109,89 euro ciascuno all’anno – reclutati pure con i patti commerciali con Sky Italia, Mediaset e la stessa Tim – è logicamente azzardato».

Il rapporto con Sky

La spiegazione del Fatto Quotidiano a tutta questa serie di scelte va ricercata nel passaggio finale del pezzo. Leggiamo: «L’arrivo di Dazn in Italia ha del miracoloso. E ha soddisfatto un paio di esigenze. Quella dei padroni del pallone di incassare più quattrini per non affondare. Quella di Sky di svolgere il ruolo di monopolista con un concorrente assai debole».

È una questione di dimensioni: «Nessuno s’è chiesto cos’è Dazn, un modesto satellite di un gruppo che fa affari con le scommesse: offre una moltitudine di informazioni agli allibratori per calibrare le quote. In cima a Perform c’è il russo Leonard Blavatnik, tra gli uomini più ricchi del Regno Unito con un patrimonio di 21 miliardi di dollari, passaporto americano, capo di Warner Music. L’Antitrust ha aperto un’istruttoria su Dazn e Sky. I colleghi dell’Autorità per le Comunicazioni pare siano ancora in vacanza, ma il commissario Antonio Nicita ha annunciato su Twitter che indagheranno. Con notevole ritardo. Come le partite su Dazn».

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