Il Mondiale ha confermato l’incompiutezza di Piotr Zielinski

Come con il Napoli, il centrocampista polacco non ha saputo costruire definitivamente la sua esplosione. La nuova stagione servirà per capire la sua vera dimensione.

Il Mondiale ha confermato l’incompiutezza di Piotr Zielinski

Il top player non rivelato

È un po’ che ci diciamo quanto sia forte, già ora e soprattutto in prospettiva, Piotr Zielinski. Però non abbiamo quasi nulla di tangibile in mano per confermare questo nostro assunto. O meglio: abbiamo solo improvvisi squarci di luce, bellissime istantanee di classe ad altissima qualità. Roba grossa, ci mancherebbe. È solo che manca quella continuità che ti fa gridare al vero campione, al fenomeno riconosciuto e riconoscibile.

Figuriamoci, ci sono mille discussioni da poter fare. E anche noi, tra poco, parleremo di tutte le attenuanti. Però abbiamo a che fare con un calciatore che ha già compiuto 24 anni, che non è più “un giovane”. Almeno, non lo è più secondo quella convenzione (non italiana) per cui un calciatore possa prendere in mano la squadra da assoluto protagonista, per trascinarla col piglio del leader. Certo, la buona notizia è che c’è ancora tempo. Solo che ce n’è sempre di meno perché Piotr possa arrivare a conseguire quella patente di top player cui sembra poter e voler aspirare.

Come scritto pochi giorni fa in un pezzo sul suo rinnovo contrattuale: «Zielinski che firma e resta a Napoli è il progetto che si rafforza e cementifica le sue basi. Dopo due stagioni da comprimario di lusso, il centrocampista polacco aveva due alternative: tentare l’approdo in un club con dimensione economica e tecnica maggiore del Napoli, oppure pretendere l’upgrade all’interno del suo stesso club». Ecco, ora dovrebbe arrivare questa opportunità da parte del Napoli, solo che Zielinski si presenterà all’appuntamento dopo un Mondiale sostanzialmente bucato, fallito. Con la stessa dimensione di qualche mese fa, solo con una responsabilità diversa, più forte. Probabilmente troverà anche e ancora Hamsik, ad attenderlo. E dovrà essere in grado, per la prima volta, di superare Marek nelle gerarchie e imporsi in maniera definitiva. Nel Napoli, quindi anche fuori dal Napoli.

Le attenuanti

Ve l’avevamo promesse, in realtà ci siamo/siete già arrivati. Finora, Piotr Zielinski al Napoli è stato chiuso da Hamsik. Fisicamente, cioè nell’accesso alla formazione di base, ad una maglia da titolare. Mentalmente, per cui ogni partita da titolare era vissuta nell’ansia del confronto con il capitano, il numero 17, il simbolo di questa squadra. È un’inevitabile questione di gerarchie che Zielinski ha sofferto molto, soprattutto nell’ultima stagione in cui si è rivelato il miglior Allan mai visto.

A quel punto, è stato ancor più difficile pensare ad aspirare ad un posto fisso dal primo minuto, nonostante le difficili (eufemismo) condizioni fisiche di Hamsik. Zielinski è rimasto il dodicesimo uomo, non è riuscito a imporsi anche (ma non solo) perché non ha potuto, non avrebbe avuto lo spazio per farlo, perché non sarebbe stato giusto né possibile far sedere in panchina Allan, ed Hamsik rimaneva intoccabile. Quindi, colpa del polacco, primariamente. Ma anche colpa del contesto.

Di un contesto per cui Zielinski è ancora “giovane”, “deve crescere”, quando invece la valutazione e la valorizzazione del suo talento sarebbero compiute e realistiche solo facendo in modo che prenda in mano la squadra, che impari e sbagli, perché no. In un contesto tattico migliore di quello della Polonia di Nawalka, però. Che per due volte l’ha schierato fuori ruolo (in un centrocampo a due e in attacco in un 3-4-3 asimmetrico), depotenziandolo completamente. Va letto così il suo Mondiale sottotono, che poi è stato il Mondiale sottotono di tutta una nazionale partita con buone ambizioni e naufragata dopo due pessime partita.

Conclusioni

Insomma, siamo di fronte a un calciatore che non è ancora riuscito a dire e a dare tutto quello che gli si attribuiva. Che è partito da dodicesimo, ma che non è riuscito a fare lo scatto ulteriore per mettere in dubbio questa condizione. La stagione che va ad iniziare sarà lo start di un nuovo ciclo, e uno degli investimenti economici ed emotivi più importanti è stato fatto proprio su di lui. Probabilmente, parte delle attenuanti che finora hanno condizionato la sua affermazione saranno cancellate, non esisteranno più.

Zielinski ha il dovere di prendersi definitivamente il Napoli, per rispettare le premesse e soprattutto le promesse della sua carriera. Per ribaltare il senso di incompiutezza che finora ha ammantato la sua carriera. È il momento giusto, forse l’ultimo per un’esplosione reale e davvero fragorosa ai massimi livelli. Noi siamo fiduciosi, ma il tempo e il campo se ne fregano della fiducia, e delle ipotesi di successo.

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