Come gioca Ancelotti: elogio dell’elasticità

Ancelotti è cambiato, nel corso del tempo è riuscito ad aggiornare il suo approccio all’evoluzione del gioco. Il suo Bayern e il Real Madrid raccontano la sua capacità di adattarsi al contesto.

Come gioca Ancelotti: elogio dell’elasticità

Un tecnico al passo con i tempi

Chi pensa al Milan di Ancelotti, fa un torto a Carlo Ancelotti. Identificare l’approccio al gioco del tecnico di Reggiolo con quello della sua squadra più famosa e vincente sarebbe un errore di superficialità. Il motivo è semplice: quel Milan riuscì ad essere performante e vincente assecondando e influenzando in maniera perfetta il contesto tattico della sua epoca. Per spiegare meglio questo concetto: i rossoneri campioni d’Italia nella stagione 20003/2004 schieravano Cafù e Pancaro laterali difensivi, con licenza di avanzare a tutto campo. Il loro gioco si sviluppava solo ed esclusivamente su tracce laterali, mentre i terzini moderni hanno compiti molto diversi. Certo, la sovrapposizione esterna resta una prerogativa del ruolo, ma la costruzione del gioco e gli inserimenti interni sono una parte non più trascurabile del menu tattico. E la stessa cosa avviene per tutti gli altri ruoli in campo.

Rispetto alla sua ultima avventura italiana, Ancelotti mantiene principi e valori di riferimento: la qualità del possesso e della manovra, la difesa alta, l’importanza delle catene laterali. Solo che nel frattempo il calcio si è evoluto, ed anche Ancelotti ha cambiato registro. È rimasto al passo con i tempi, pur non perdendo la sua tendenza all’elasticità. L’ultimo esempio plastico di questa sua adattabilità si è visto al Bayern Monaco.

Un sistema ibrido

Nella “Guida” scritta da Alfonso Fasano e Charlie Repetto, l’ultima esperienza in panchina di Ancelotti veniva descritta così dal punto di vista tattico:

Si tratta di un allenatore molto duttile, che sa adattare i suoi concetti di gioco semplici a molti moduli diversi. Nella sua ultima esperienza in Baviera è passato fluidamente dal 4-3-3 al 4-2-3-1 in base alle esigenze e ai risultati, ha anche lasciato spazio alla squadra per esprimere alcuni tratti del gioco posizionale rimasti nella memoria muscolare dei calciatori. Per dire: Ha saputo rinunciare al marchio di fabbrica del suo gioco (il trequartista col 10 sulle spalle ad occupare gli half-spaces) quando era necessario.

Non è un allenatore affezionato ai numeri o ai moduli, però non è neanche un allenatore sistemico. Il suo calcio è fatto di concetti elementari: preferisce giocare sfruttando la superiorità numerica prima che quella posizionale, il suo pressing è orientato all’uomo, sfrutta l’ampiezza del campo nella sua totalità. I terzini sono costantemente larghi in proiezione offensiva nel tentativo di sparigliare la compattezza delle difese e ricorrono spesso al cambio gioco; le ali si appropriano delle zone centrali del campo per esprimere il loro talento in fase realizzativa e di assistenza; le mezzali hanno il compito di rifornire costantemente i terzini.

L’eredità di Sarri

C’è qualcosa del gioco di Sarri: i terzini in appoggio, l’esplorazione centrale degli esterni alti, il rapporto strettissimo tra mezzali e uomini laterali. C’è però una differenza sostanziale: Ancelotti non parte da un’impostazione fissa e immutabile, piuttosto tende a normalizzare le dinamiche che trova sul posto. Nel Napoli, per dire, si troverà a gestire una rosa pensata, costruita e allenata al gioco di posizione, vale a dire un codice che punta a ridurre le distanze in fase difensiva e a giocare il pallone oltre e tra le linee in fase offensiva. Esattamente come al Bayern, viene da dire, pur con tutte le (tante) differenze tra Guardiola e Sarri.

Cosa vuol dire gioco di posizione

Il Bayern ereditato da Ancelotti aveva un’anima più verticale rispetto al Napoli di Sarri. Con il tecnico di Reggiolo in panchina, la squadra bavarese divenne più riflessiva e meno sofisticata nello sviluppo del gioco, pur mantenendo la sua identità. A Madrid, invece, le diverse caratteristiche dei calciatori innescarono un procedimento inverso. Piuttosto che il gioco basico di Mourinho, Ancelotti impostò una squadra in grado di lavorare benissimo il pallone e di verticalizzare all’improvviso. Era il modo di assecondare le caratteristiche degli uomini migliori: Modric e Xabi Alonso in fase di costruzione, Ronaldo, Benzema e Bale in fase di ripartenza.

Una differenza che si avverte anche nella diversa interpretazione del modulo: a Madrid il 4-3-3 era solo nominale, diventava facilmente 4-4-2 con Bale e Di Maria esterni alti; a Monaco, invece, Ancelotti ha oscillato tra il 4-3-3 e il 4-2-3-1, grazie al movimento continuo tra i reparti di calciatori in grado di ricoprire più ruoli (Thiago Alcantara, poi anche James Rodriguez).

Il Napoli

Questo Ancelotti si approccerà alla nuova avventura con un animo controrivoluzionario. Soprattutto nei primi tempi, avrà un impatto minimo sul gioco del Napoli, a meno di clamorose (quanto non pronosticabili) rivoluzioni complete d’organico. Una difesa guidata da Koulibaly ha la forza e la capacità di difendere in maniera aggressiva, posizionarla in una zona più bassa equivarrebbe a depotenziarla. Certo, il pressing potrebbe diventare meno asfissiante, più ragionato, orientato a turno su uomo e pallone e non solo su quest’ultimo. Anzi, questo è un cambiamento che ci sentiamo di prevedere.

In attacco, potremmo assistere a qualche modifica in più. Soprattutto se, come sembra, dovessero concretizzarsi dei trasferimenti negli slot di Hamsik e Callejon; e se dovesse essere abbandonata l’idea di Mertens centravanti, in favore di Milik – o di una prima punta più fisica ma comunque associativa. Il gioco di triangoli potrebbe essere sdoppiato su entrambe le fasce; il possesso potrebbe essere gestito con meno intensità, meno meccanicità negli schemi, con maggiore libertà di interpretazione.

Insomma, per dirla con parole semplici: soprattutto se il ricambio del mercato dovesse riuscire ad assicurare una crescita qualitativa dell’organico, il Napoli potrebbe passare ad un gioco meno aggressivo e più di controllo, ma sempre imponendo un contesto di grande qualità e di difesa proattiva. Difficile pensare ad un Napoli stile-Juventus che lascia giocare gli altri oppure tende a rallentare il battito della partita subito dopo aver trovato il gol. Più realistico immaginare una squadra che sia l’evoluzione dell’ultima creatura di Sarri; che sia in grado di cambiare il grip mentale ed agonistico dei una gara come di addormentarla, senza abbassare il baricentro ma giocando letteralmente al gatto col topo.

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  1. Luigi Ricciardi 26 maggio 2018, 1:42

    Nello staff di Ancelotti ci saranno 3 collaboratori di Sarri: il vice Calzona, il tattico Bonomi ed il preparatore dei portieri Nista, per cui una certa continuita’ di gioco sarebbe possibile.

  2. mauro nardos 26 maggio 2018, 1:42

    Vi dico come é andata al Bayern solo per parlare dell´ultima esperienza.
    All´inizio hanno giocato e vinto (parlo di 4-5 partite) come con Guardiola, uguale uguale. Piano piano la mano o meglio dire l´ influenza dello spagnolo é sparita e con essa anche la forza dei bavaresi.
    Raramente partitoni come la sfida scudetto contro il RB lipsia finita 3-0, un 8-0 contro chi non ricordo e una bella rimonta 4-5 sempre a Lipsia. La maggior parte delle prestazioni sono state molto delundenti, anche quando vinceva. Nonostante la Bundesliga fosse giá in saccoccia si vociferava che Hoeness e co. volessero esonerarlo e il 95% dei tifosi rimpiangeva Guardiola. La stagione seguente il tutto é decisamente peggiorato e la squadra era spenta, senza gioco e idee. 5 senatori (Müller in primis) parlarono con la dirigenza per farlo cacciare via, criticando tra l´altro le sessioni di allenamento di Ancelotti che per tutti erano troppo blande e brevi.
    Vederlo li, pronto a partire all´aeroporto con il suo staff la mattina stessa dell´esonero con il dispiacere scritto sul volto non é stato piacevole.

  3. Io sono meno immaginifico e “descrittivo” e voglio vedere se con Ancelotti il Napoli farà:

    1) 656 tiri e cioè più di tutti in Campionato e 100 più della Juventus
    2) 257 tiri da dentro l’area e cioè più di tutti e 50 più della Juventus
    3) Se concederà 325 tiri, circa come i 311 della Juventus, che è un punto tradizionale di grande forza e di grande qualità della Juve, che però gioca anche molto coperta.
    4) Se produrrà 70,45 xG, anche lì più di tutti e 11 più della Juventus
    5) Se concederà 25,27 xG ancora una volta meno di tutti e meno anche dei 28,60 xG concessi dalla Juventus.
    6) Se farà (esclusi i cross e gli angoli) 358 passaggi completati entro i 18 metri avversari, ossia entro l’area o poco più, e anche su quello primo di gran lunga e oltre 100 in più della Juventus.
    7) Se concederà 100 medesimi passaggi completati agli avversari, anche lì primo di tutti.
    Seconda è la Juve che ne ha concessi 136.
    8) Se farà 91 punti in classifica.

    Perché giocare BENE significa produrre TANTO e concedere POCO.
    Il “BELLO” o il “BRUTTO” su cui campano gli “opinionisti” non c’entra NIENTE.

    E il Napoli ha prodotto PIU’ di tutti e concesso MENO di tutti.

    Ma non è stato molto fortunato nelle conclusioni (come lo era stato invece l’anno precedente) e viceversa la Juventus ha fatto la peggior prestazione di 7 anni, ma ha avuto parecchia fortuna.
    Che non è un peccato, né una colpa, né una vergogna, è semplicemente un fatto.

    Ancelotti passa per essere un fortunello e quella è la dote più preziosa, come diceva Napoleone riguardo alla qualità che apprezzava maggiormente quando doveva scegliere i suoi generali.
    D’altronde quando uno ha già perso la Champions ed è già con le valigie in mano e trova Sergio Ramos che gli imbrocca un gol in una finale al 93′ vuol dire che è uno esperto nel ramo.

    • mauro nardos 26 maggio 2018, 1:42

      Senti io penso che in campionato, anche se dovessero arrivare 2 campioni non potrá fare meglio di Sarri. Forse e dico FORSE, solo Conte, Guardiola e Simeone potrebbero eguagliare (in quanto punti) il campionato di Sarri.
      Cerchiamo di vederla a 360 gradi.
      Non solo campionato ma coppa Italia con annessa supercoppa e soprattutto Europa (champions). Magari con lui otterremo meno punti/prestazioni brillanti, ma faremo piú strada nelle coppe, oltre ad aumentare il nostro appeal internazionale che é quello che ci serve per crescere.

  4. Giacomo Molea 25 maggio 2018, 19:02

    Con Sarri in panca, campagna acquisti gia’ fatta, Rui Patricio (ma Sarri avrebbe pianto la dipartita di Reina) e Verdi o Politano. Ghoulam e Milik “nuovi acquisti” e tutti riconfermati altrimenti altri pianti. Cessioni Ounas e machac a farsi le ossa (tenene problemi…ortopedici poracci haha)

    Con Sarri sta rosa tirava la pensione a Napoli, a breve li vedevamo con le rughe e capelli bianchi.

    Con Ancelotti in panchina dico…BO!!! haha

  5. dino ricciardi 25 maggio 2018, 16:21

    Dopo 3 anni di Sarri ci vorrà tempo per riuscire a cambiare l’atteggiamento tattico ed il modo di pensare dei giocatori .
    In modo particolare questa difesa (al momento questi sono) abituata a giocare altissima,facendo l’elastico ed a guardare la palla e non l’avversario.
    Se abbassiamo il baricentro di 20..30 metri,come probabile che sarà, mi preoccupa.
    Quelle rare volte che abbiamo difeso basso abbiamo sempre lasciato occasioni da gol agli avversari perchè non abbiamo dei grandi marcatori….. ma al momento sono solo concetture forse inutili su quello che abbiamo in rosa.

    • timori fondati probabilmente, ma credo occorrerà la stessa pazienza avuta con Sarri, non si può pretendere che Ancelotti arrivi e la squadra giochi perfettamente per lui.

      La mia sensazione è che Ancelotti possa aggiungere un quid umano alla squadra, un mix di esperienza, approccio alle gare ed anche allo sviluppo personale dei giocatori. E’ una scommessa passare da un allenatore che pretende che i suoi schemi e triangolazioni siano studiati per ore come un esame all’università ad uno che ha fama di motivatore e che basa tutto sulla intensità per brevi periodi, il dialogo e la motivazione personale.

      Sono davvero curioso, devo dire

    • Fabio Milone 26 maggio 2018, 7:53

      Io invece sono convinto che si iniziera’ e si proseguira’ proprio lasciando”… spazio alla squadra per esprimere alcuni tratti del gioco posizionale rimasti nella memoria muscolare dei calciatori.” (cit. Fasano – Repetto) come Ancelotti ha saputo fare al Bayern post-Guardiola.
      La difesa continuera’ ad essere alta e la squadra tendera’ al possesso del pallone.
      Sintomatico il fatto che quasi tutto lo staff di Sarri e’ rimasto a Napoli.

      • dino ricciardi 26 maggio 2018, 15:50

        lo spero,perchè vedere prendere possesso del meta campo dappertutto,Stadium,San Siro,Roma,Bernabeu per me non ha prezzo…

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