Guida al prossimo allenatore del Napoli: Carlo Ancelotti

Oltre il luogo comune del “gestore”, Carlo Ancelotti è un normalizzatore tattico e dialettico, con un curriculum e un palmarés da sogno. Parliamo del suo possibile impatto sul Napoli.

Guida al prossimo allenatore del Napoli: Carlo Ancelotti
Seconda puntata dei longform dialogici sul prossimo allenatore del Napoli. Questa volta, Alfonso Fasano e Charlie Repetto analizzano l’eventuale approdo di Carlo Ancelotti sulla panchina azzurra.

Alfonso Fasano (A): E allora, Charlie, siamo di nuovo qui. Poche ore dopo, eppure ci sono già tante cose nuove da dire. Vogliamo raccontare com’è andata? Cioè, noi stavamo amabilmente conversando sul possibile approdo di Paulo Fonseca al Napoli, ci stavamo pure divertendo. Poi però sono montate un po’ di notizie, e improvvisamente Carlo Ancelotti è diventato un obiettivo possibile per la panchina del Napoli.

Cito un vecchio spettacolo di Roberto Benigni, faccio copia/incolla della sua satira anni Novanta su Berlusconi presidente del Consiglio: «Mi sa tanto di quelle storie di Topolino, tipo “Nonna Papera Astronauta”, “Pippo Agente Segreto” e cose così». È che “Ancelotti al Napoli” non si può sentire, nel senso che è strano. O meglio: non si potrebbe sentire, ma devo usare il condizionale perché poi Berlusconi è diventato effettivamente presidente del Consiglio. E credo che Nonna Papera sia effettivamente andata nello spazio, devo verificare.

Detto questo, io farei così: lascerei per un attimo la politica calcistica, anche perché è l’aspetto più interessante – sui possibili cambiamenti della Ssc Napoli con Ancelotti in panchina si potrebbero scrivere dei libri. Prima voglio farti una domanda più semplice: se questa suggestione diventasse davvero realtà, Ancelotti potrebbe aderire al Napoli, proprio dal punto di vista tattico? Parliamo di un ex sacchiano puro, di un ex amante della zona, da questo punto di vista era integralista e incorruttibile. Poi si è ammorbidito, è diventato un elastico gestore di organici opulenti, pieni di fuoriclasse. Questa è la narrazione storica, è probabilmente verosimile ma anche banalizzante. Ecco, io voglio andare al di là di dei luoghi comuni, delle frasi fatte: la squadra “di Sarri” potrebbe diventare “di Ancelotti”? Come gioca, oggi, Ancelotti?

Carlo come Rafa

Charlie Repetto (C): Confermo, sono stato un avido lettore di Topolino: Nonna Papera è stata davvero nello spazio. A dire il vero trovo quest’immagine molto significativa, non è che Ancelotti al Napoli sia impossibile, però quanto dobbiamo sospendere l’incredulità prima di poterlo accettare come uno scenario almeno verosimile? Eppure ci stiamo credendo, e forse siamo disposti a farlo perché abbiamo già vissuto una situazione simile con l’arrivo di Benitez. Nell’estate del 2013 abbiamo attraversato queste stesse fasi: l’incredulità, la sua sospensione e infine l’accettazione.

Se proprio vogliamo aggrapparci ai dettagli, Ancelotti è in un momento della sua carriera molto simile a quello in cui si trovava Benitez cinque anni fa: un allenatore con una bacheca di trofei insindacabile, ma in una fase interlocutoria. Lo spagnolo veniva da una stagione controversa al Chelsea: vinse l’Europa League ma era malvisto dalla sua stessa tifoseria, c’era davvero qualcosa che non andava. Ancelotti ha vissuto un’esperienza similare al Bayern: non ha fatto male, ma si è lasciato alle spalle una scia di polemiche e incomprensioni assurde per un allenatore che si vanta di essere prima di tutto un grande gestore.

Meno di un anno fa

Sì, quella della sua capacità di gestione sarà anche una narrazione semplicistica, però è lo stesso Ancelotti ad alimentarla. Ha addirittura chiamato il suo libro “Il Leader Calmo”, e ha scritto di team managing, psicologia dello sport e gestione delle risorse. Come a dire: le mie qualità sono umane prima che tecniche.

Considerando quest’aspetto, non faccio fatica ad immaginare che le dicerie sul suo allontanamento da Monaco siano vere: pare non abbia saputo gestire il confronto con il fantasma di Guardiola. Ed effettivamente non credo che esistano due modi così lontani di approcciarsi al mestiere dell’allenatore. Da una parte una figura politicamente ingombrante come quella del catalano, che in Baviera ha inaugurato una stagione di sperimentazione tattica avanguardista nel tentativo di trovare nuove soluzioni per il suo sistema di gioco; dall’altra un Leader Calmo™ che ha provato ad attuare un processo di normalizzazione che la rosa non ha ben metabolizzato. Io ci vedrei anche dei paralleli con la situazione attuale del Napoli, ma magari conserviamo queste considerazioni per una fase successiva.

Dopotutto il suo Bayern non giocava malissimo…

Detto questo: non voglio che passi l’idea che l’unica qualità di Ancelotti sia quella di far rendere bene il proprio organico. Si tratta di un allenatore molto duttile, che sa adattare i suoi concetti di gioco semplici a molti moduli diversi. Nella sua ultima esperienza in Baviera è passato fluidamente dal 4-3-3 al 4-2-3-1 in base alle esigenze e ai risultati, ha anche lasciato spazio alla squadra per esprimere alcuni tratti del gioco posizionale rimasti nella memoria muscolare dei calciatori. A Madrid ha portato a casa la Champions League provando molti assetti prima di capire quale fosse il più adatto. Ha saputo rinunciare al marchio di fabbrica del suo gioco (il trequartista col 10 sulle spalle ad occupare gli half-spaces) quando era necessario.

Non è un allenatore affezionato ai numeri o ai moduli, però non è neanche un allenatore sistemico. Il suo calcio è fatto di concetti elementari: preferisce giocare sfruttando la superiorità numerica prima che quella posizionale, il suo pressing è orientato all’uomo, sfrutta l’ampiezza del campo nella sua totalità. I terzini sono costantemente larghi in proiezione offensiva nel tentativo di sparigliare la compattezza delle difese e ricorrono spesso al cambio gioco; le ali si appropriano delle zone centrali del campo per esprimere il loro talento in fase realizzativa e di assistenza; le mezzali hanno il compito di rifornire costantemente i terzini.

Come vedi si tratta di uno di quegli spartiti semplici e classicamente efficaci che però hanno bisogno del talento per essere interpretati al meglio: fino ad ora Ancelotti ha sempre avuto in mano delle rose con tutte le qualità richieste dal suo gioco. Ha potuto avvalersi dei terzini migliori del mondo (Marcelo, Carvajal, Alaba, Lahm). Ed è meglio se non riporto chi erano i trequartisti del suo Milan.

Memories

Vuoi sapere se reputo la rosa del Napoli sufficientemente varia, ampia e talentuosa da eseguire questo spartito…? Nì. Cioè credo di sì, ma con molte riserve. Una parte della difesa del Napoli è costituita da calciatori con un fortissimo senso dell’anticipo e con grandi qualità nello scappare all’indietro, ma senza grandi doti in marcatura. I due terzini destri in rosa non hanno la qualità per proporsi efficacemente in attacco e non sono ottimi crossatori; Callejon ha moltissime qualità ma forse gli mancano le caratteristiche per essere efficace rientrando verso il centro (con Ancelotti sarebbe finalmente il momento dei piedi invertiti?); inoltre Jorginho non avrebbe davvero modo di trovare spazi (lui è il calciatore sistemico per eccellenza).

D’altra parte, però, il Napoli ha un Ghoulam con la voglia di riscattarsi dall’infortunio che diventerebbe un terzino veramente ingestibile: ha corsa, sa crossare, è abituato a dialogare con i centrocampisti. Poi c’è Insigne, che sogna di essere liberato dai compiti più tattici per avvicinarsi un po’ alla porta. E ancora: Milik come alter-ego di Lewandowski (lo so, sono diversissimi, ma mi abbandono per un attimo al sogno); Zielinski a caricare le linee come un toro col suo cambio di passo; Rog e Allan a far valere le loro caratteristiche negli uno contro uno difensivi. In sostanza: non si dovrebbe ricostruire da zero come potrebbe sembrare ad un’occhiata superficiale. Ma sarebbero necessari acquisti di qualità in ruoli davvero delicati. E non è mai facile.

Non mi sembra un mercato impossibile, però sarebbe da condurre con molta intelligenza. E ora si tratta di capire se il Napoli ha le qualità manageriali e le possibilità economiche per organizzare queste grandi manovre nell’estate dei Mondiali. E su questo lascio esprimere te, magari puoi stuzzicarmi la fantasia con qualche nome.

Il calcio liquido, e l’intuitività adattiva

A: Vuoi dei nomi, e io ti darò dei nomi. Ma lo farò con un obiettivo diverso da quello che intendevi tu, almeno inizialmente. Prima di arrivare al Napoli, vorrei parlare di Ancelotti, del di quella che io considero la sua più grande qualità: l’intuitività adattiva. Quindi, ecco i nomi che spiegano e descrivono il suo lavoro: Pirlo, Seedorf, Di Maria, Isco, James Rodriguez. Tutti calciatori che, con Ancelotti e grazie ad Ancelotti, hanno trovato una nuova definizione in campo.

Facile pensare a Pirlo regista basso davanti alla difesa (© Carlo Mazzone, per farlo convivere con Roberto Baggio), ma in pochi ricordano la trasformazione di Seedorf in interno di centrocampo, o l’impostazione di Di Maria, Isco e James Rodriguez come giocatori universali, propedeutici ad un calcio liquido e dinamico, un concetto che ho approfondito qualche giorno fa su Rivista Undici. E che oggi, per dire, identifica e caratterizza il Real Madrid, la squadra più forte del mondo.

Ecco, tutte queste rivoluzioni tattiche-individuali sono state pensate, che non è mai una cosa semplice (ecco l’intuitività); e hanno migliorato alcuni calciatori e il contesto in cui dovevano esprimersi (ecco perché parlo di intuitività adattiva). Proprio nel libro Leader Calmo, Ancelotti parla così di Seedorf: «Era un giocatore a cui non potevi delegare compiti. Dovevi solo dirgli “occupati di questo” e lui lo faceva, ma dovevi specificare bene cosa volevi, altrimenti la sua forte personalità lo portava a fare tutto. La soluzione fu spostarlo nella posizione in cui pensavo sarebbe stato più utile».

Amadou Diawara

Ho fatto questa premessa in modo da rispondere bene alla tua domanda. Per me l’eventuale Napoli di Ancelotti avrebbe bisogno di calciatori ibridi, esattamente come quelli di cui ho appena parlato, a cui l’uomo di Reggiolo ha cambiato (in meglio) la vita. Del resto, anche l’approccio al gioco di questo allenatore è ibrido: come hai giustamente sottolineato, Carletto (secondo me non si offende, se iniziamo a chiamarlo così) lavora galleggiando tra il calcio sistemico e un gioco orientato allo sfruttamento intensivo del talento individuale.

Prima hai snocciolato un po’ di nomi potenzialmente affini a questa descrizione (Insigne, Ghoulam, Zielinski, Milik, Rog, Allan), ed altri più lontani da certe definizioni (Callejon e Jorginho). Devo farti un rimprovero, però, anche se ti voglio bene: hai dimenticato di inserire Diawara in questo discorso. Dovevi farlo, è l’uomo perfetto di Ancelotti e per Ancelotti. Pensaci: ha doti incredibili ma è ancora tutto da plasmare, sa giocare con naturalezza all’interno di un sistema ma con la stessa spontaneità crea e interpreta situazioni diversificate.

Non credo e non penso che Ancelotti possa arrivare e in un attimo cambiargli ruolo e modo di stare in campo, non è che crea fuoriclasse per forza in questo modo. Semplicemente, Amadou è un giocatore ancora multiforme, ancora adattabile, versatile perché potenzialmente in grado di giocare in molti modi. E allora Ancelotti potrebbe razionalizzarlo e responsabilizzarlo, potrebbe individuare e creare il contesto migliore per valorizzare il suo talento.

 Diawara compilation

Ecco, ora ho dei riferimenti chiari e posso parlare di mercato in entrata: il Napoli che non può avvicinarsi ai top player dovrebbe orientarsi su calciatori come Diawara – per valore assoluto, valore di mercato e profilo tecnico. Non è facile individuare elementi del genere, ma come hai detto tu non è impossibile. Penso, per esempio, al mio pallino Suso (com’era il discorso dei piedi invertiti?), ma anche ad un possibile ritorno di fiamma per Deulofeu, oppure – voglio  essere paradossale – per Younes e Politano. Calciatori che, personalmente, ritenevo ancora più adatti di Verdi per l’ultima sessione di trasferimenti.

Cambiando zona del campo, penso a Mateo Kovacic interpretato come Modric nel caso a Madrid decidessero di darlo via; penso a Luis Alberto, uno dei pochi calciatori in Italia in grado di reggere il confronto concettuale con Isco, con l’idea di calcio liquido espressa in precedenza. Come terzino destro, per esempio, penso a Sime Vrsaljko. Oppure ad un profilo più tecnico, come Odriozola della Real Sociedad.

Odriozola, talento composito

Come avrai capito, ho filtrato il database facendo riferimento alla dimensione del Napoli, alla sua portata. Però non sono sicuro, anzi voglio chiederti se posso sognare un po’: per te, con Ancelotti potrebbe cambiare qualcosa? Mi spiego meglio: Benitez, nel 2013, portò in azzurro tre calciatori del Real Madrid e uno del Liverpool. Cinque anni dopo, la stratificazione è decisamente più accentuata, ed è difficile pensare a un Napoli in grado di ripetere certe operazioni. L’arrivo di Ancelotti potrebbe modificare questa situazione? Cioè, il grande appeal di un tecnico aumenta automaticamente l’appeal del suo nuovo club? O ancora: Ancelotti garantirebbe un upgrade à la Benitez nella professionalizzazione del calciomercato del Napoli?

Io ti dico la mia: sì, Ancelotti potrebbe cambiare qualcosa, ma lo farebbe indirettamente, perché non mi dà l’impressione di essere un manager puro e quindi totalizzante come Rafa. Tu prima hai scritto una cosa molto intelligente: Carletto è un normalizzatore tattico. Sono d’accordo, lavora e costruisce risultati partendo dalla logica e dalla logicità del campo, senza imporre troppa ideologia oppure un peso ingombrante sul mercato – del resto ha lavorato per otto anni con un club posseduto da Berlusconi e guidato da Galliani. Il suo approccio è moderato, idealmente a metà tra Sarri e Benitez. Ma ad un livello più alto.

La presenza del corrucciato Ronaldo alle spalle di Carlo e Silvio rende l’immagine ancora più lirica

Con Ancelotti, secondo me, il Napoli farebbe un salto di qualità clamoroso dal punto di vista narrativo, e molti giocatori sarebbero fatalmente attratti da questa condizione esistenziale del passo in avanti. Ma poi il club dovrebbe essere/diventare strutturalmente all’altezza di questa sua scelta. Dovrebbe mettersi al servizio di questo nuovo progetto, assecondarlo proprio dal punto di vista dirigenziale e quindi politico – di calciomercato abbiamo già parlato, ma ovviamente è solo una parte del tutto.

Ecco, finalmente ci siamo. Possiamo parlare degli aspetti più interessanti di questa suggestione-Ancelotti. Siamo fuori dal campo, ora. Tu come la vedi?

L’imposizione delle mani

C: Sapevo che sarebbe arrivato questo momento: mi stai chiedendo di indagare le capacità da taumaturgo di Ancelotti, no? Mi stai chiedendo se penso che possa far fare il salto di qualità alla società con la sola imposizione delle mani’? Facciamo così: se esiste un solo allenatore che può plasmare la realtà utilizzando semplicemente la sua aura quello è Ancelotti. Perdonami se sto intavolando un discorso basato sulla mistica, sull’energia, sull’insondabilità. Però: come ti spiegheresti diversamente la sua influenza?

Dovunque sia andato è riuscito a gettare le fondamenta per un cambiamento. E lo ha fatto portando trofei e vittorie, ha superato degli ostacoli che sembravano delle maledizioni (la finale ad Atene contro il Liverpool, la decima a Madrid) altre volte magari non è riuscito a fare nulla di magico ma ha accompagnato le sue squadre fino all’ingresso di quel club esclusivo che ci piace chiamare “calcio che conta”. Immagino che, ad esempio, a Parigi dividano la loro storia calcistica in due: un A.C. (Avanti Carletto) e D.C. (Dopo Carletto). Scusami se insisto con questi sottotesti religiosi però non riesco proprio a connotare la faccenda diversamente.

Il primo Double nella storia del Chelsea (2010)

Ora si tratta di capire se Ancelotti potrebbe mettere in atto la stessa operazione anche a Napoli, se ci sono i presupposti per uno dei suoi miracoli. Prima di tutto, il Napoli non si trova nella situazione del Chelsea o PSG: non deve costruire nessuna legacy, non deve inventarsi nessuna narrazione da zero e non è una società creata in provetta. Per dire: il Napoli ha già i suoi santi e le sue madonne ed è un pantheon abbastanza esclusivo. Carletto potrebbe riuscire ad entrarci ma potrebbe anche fallire e ritrovarsi sacrificato sul sagrato della chiesa, come gli è successo a Monaco.

Trovo anche irrealistica la possibilità di sfruttarlo come pass per entrare nel golf club delle squadre globali europee, credo che dovremmo accettare che, ad oggi, quello non è il posto per il Napoli, per quanto doloroso possa sembrare. A questo punto siamo davanti alla domanda fatidica: in che modo Ancelotti potrebbe aiutare politicamente il Napoli? Fuor di metafore religiose io vedo Ancelotti come uno strumento che può essere usato in modi diversi e occorre scegliere quale sia il più utile per la società.

C’è la possibilità di usarlo andando all-in sul sogno del terzo scudetto replicando un po’ quello che hanno fatto a Madrid: gli consegni una rosa che gli calza addosso perfettamente attirando calciatori formati ed esperti in ruoli chiave grazie alla sua influenza, lo lasci lavorare come fosse un alchimista, senza intralciarlo e magari senza interrogarti sul processo di trasformazione. Sapendo che se la magia è destinata ad accadere, accadrà. Semplicemente.

La vera magia, qui, sono i baci di Sergio Ramos e Pepe, notoriamente due tipini non proprio affettuosi

Si tratta della classica strategia high risk/high reward. Se i pianeti si allineano hai rotto la maledizione che la squadra si porta addosso ormai da trent’anni, ma se qualcosa va storto ci si ritrova al punto di partenza e bisogna far ripartire la giostra. Con tutte le difficoltà che derivano dal dover ricominciare da fermo dopo una grossa delusione. Banalmente: se gli obiettivi stanno molto in alto e investi tutto quello che hai per raggiungerli devi anche mettere in conto di farti molto male.

Dall’altro lato c’è la possibilità di utilizzare Ancelotti come un acceleratore per la crescita. Scegli alcuni elementi che possano integrarsi bene nell’ossatura della squadra, magari calciatori versatili proprio come suggerisci tu, e usi le capacità didattiche di Ancelotti per trovar loro il classico posto nel mondo, sfruttando anche le possibilità formative offerte dal giocare costantemente la Champions League. Si tratta di un processo più lento che richiederebbe qualche stagione di assestamento però è anche un progetto affascinante che porterebbe il Napoli a giocarsi lo scudetto con una rosa varia, affiatata, equilibrata e che non verrebbe neutralizzata mentalmente da un eventuale fallimento.

Ancelotti

Carlo, con il tempo, ha imparato a dare una buona immagine di sé durante i festeggiamenti

Senza contare che puoi legare la tua immagine a quella di un uomo credibile, rispettato e pacato. Un uomo che vende le magliette, i giornali, gli abbonamenti semplicemente con la sua presenza, e questa è una cosa che al Napoli serve terribilmente: ha bisogno di crescere come appeal all’estero, ha bisogno di entrare nel discorso mediatico contemporaneo, ha bisogno di trovare nuovi modi per finanziarsi e deve cominciare seriamente ad interessarsi al mercato immobiliare. E questo sono tutte cose che puoi permetterti di fare più facilmente se hai un normalizzatore in organico, uno che gestisce l’aspetto sportivo e comunicativo con la serenità di Ancelotti.

Qui il rischio, secondo me, è quello di restare incastrati nel loop della crescita, ovvero quel processo che ti porta ad innamorarti perdutamente dell’idea di crescere e dimenticarti i motivi per cui lo stai facendo davvero. Si tratta di un rischio serio: stiamo pur sempre parlando di sport e la crescita deve essere propedeutica ad una vittoria.

Non so: stai per chiedermi quale dei due preferisco? Tendo ad essere conservativo di natura e odio prendere le scorciatoie quindi sceglierei di giocarmi la carta dell’aura ancelottiana nel modo più sicuro possibile, senza chiedere sforzi eccessivi alle sue capacità di mistico. Però è una preferenza personale su cui, se ti va, possiamo anche discutere. Proporrei di interrogarti così, come abbiamo fatto con Fonseca: come ti immagini la prima stagione di Ancelotti sulla panchina del Napoli? Che reazioni avrebbe la gente, che aria si respirerebbe in città il giorno del suo annuncio?

Il problema della Juventus e la mistica di Sarri

A: Io sono sempre dalla parte dei compromessi. Anzi, per me la vita è un compromesso. Con te stesso e con gli altri. Nella lettura e nell’ideale costruzione di strategie calcistiche, tattiche e politiche, tendo però ad essere più radicale. E con Ancelotti al timone, sceglierei la seconda via che mi hai indicato: la costruzione lenta e progressiva nel segno della grandezza moderata, quindi anche l’attesa rispetto alla normalizzazione che funziona, quasi come una controterapia del non-shock dopo il triennio di Sarri. Una cosa che potrebbe permettersi solo un tecnico dal curriculum inattaccabile. Da questo punto di vista, Ancelotti sarebbe perfetto. Perché il suo curriculum è inattaccabile. E perché – come hai detto tu – sarebbe una garanzia dal punto di vista strategico, a tutti i livelli.

Solo che comparirebbero alcuni problemi da risolvere, quantomeno da affrontare. Intanto, l’approccio di Carlo al ruolo di “costruttore”. Che non vuol dire anti-normalizzatore, anzi proprio attraverso la sua cura della moderazione il Napoli potrebbe individuare e consolidare una dimensione chiara, altissima, mai raggiunta prima eppure non esasperata dal punto di vista ideologico e dialettico. Dal Milan in poi, però, Ancelotti ha sempre lavorato come allenatore di esecuzione, come un chirurgo con la reperibilità notturna: mi chiamano; arrivo; opero; vinco o perdo (vinco, soprattutto); in ogni caso, ho cambiato la vita al paziente.

Ecco, credo che questa sequenza non sia riproducibile al Napoli, Ancelotti dovrebbe riscoprire delle doti di progettualità a lungo termine che non utilizza più da tempo. L’altra versione di Ancelotti, quella basic che ha costruito la sua legacy sulla vittoria immediate, dovrebbe scontrarsi con due grossi ostacoli. Il primo è la mistica di Sarri, tattica mista a narrativa, ma che si nutre soprattutto di risultati eccellenti. Per farti capire: avremmo/avrebbero parlato di presa del palazzo senza due stagioni da 82 e 86 punti?

Sarri vs Ancelotti, è già successo

E poi c’è la Juventus. Per quanto possa essere bello immaginare un Napoli che cresce con Ancelotti, i conti si farebbero comunque guardando la classifica. L’hai detto anche tu. Quindi, posso rispondere alla tua domanda: l’annuncio e la prima stagione di Ancelotti a Napoli sarebbero vissute su un continuo, doppio confronto. Con la Juventus, la squadra più forte, ché Carletto, dopo un bel po’ di tempo non partirebbe in pole position ma dovrebbe inventarsi qualcosa per arrivare a certe altitudini. E poi ci sarebbe da esorcizzare la figura di Sarri – che ce l’ha quasi fatta, tra l’altro, a superare i bianconeri.

Credo che siamo alla conclusione, e credo che tu condivida le mie sensazioni. Ancelotti sarebbe una mossa rischiosa – dove “rischiosa”, definisce la posizione del Napoli e dello stesso Ancelotti. Ma sarebbe anche un modo affascinante per provare a riscrivere la realtà e la narrazione di un ambiente da sempre legato alla figura del «messia salvifico di cui c’è perennemente bisogno». Questa frase è frutto del lavoro di un sociologo, Amedeo Zeni, e di uno storico, Angelo Frungillo. Ed è scritta in una serie di articoli sul rapporto tra Napoli e il Napoli.

Ecco, per la seconda volta (dopo Benitez) il messia salvifico sarebbe un personaggio dal profilo normalizzante. Allo stesso tempo, però, porterebbe al Napoli una cifra esperienziale, di riconoscibilità, di appeal ancora più elevata. Così elevata che la crescita sarebbe garantita, anche senza risultati. Dovremmo solo imparare a individuare e riconoscere questa possibilità alternativa di sviluppo. Io ci proverei, anche solo per questo. Poi magari arriva lo scudetto, il banco salta e Ancelotti è ancora meglio di Nonna Papera. Che è stata reclutata per andare nello spazio, ma nel frattempo portava avanti una fattoria e faceva anche da mangiare per Ciccio, personaggio in cui riconosco pienamente me stesso.

 

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