Un giorno all’improvviso il gol di Pecchia scacciò la tentazione Roma

Un ragazzo cresciuto al Sud negli anni bui, una crescente simpatia per la Roma fino a quel 10 giugno 2001 e al pareggio di Pecchia

Un giorno all’improvviso il gol di Pecchia scacciò la tentazione Roma
Pecchia esulta per il 2-2 alla Roma nel 2001

Cresciuto in una città del Sud

Era il 10 giugno 2001.

In realtà, quel giorno non mi innamorai del Napoli, perché lo ero già follemente, solo che ancora non lo sapevo.
Il 10 giugno 2001 ebbi semplicemente la consapevolezza, la certezza che il Napoli sarebbe stato per sempre la mia vita, che mai avrei abbandonato il mio amore, nemmeno per una “ragazza” più bella, giovane e avvenente.
Sono cresciuto in una città del sud, da madre napoletana (geograficamente parlando) e padre pure (calcisticamente parlando). Il seme azzurro mi è stato quindi instillato sin da piccolo, e sono cresciuto napoletano, fiero e tosto come il ciuccio, senza alcuna remora o ripensamento.
All’epoca di Maradona ero poco più di un bambino però, quindi ho potuto godere relativamente dei momenti di gloria e, soprattutto, non sono riuscito ad urlare in faccia ai miei “avversari” i nostri successi.

Le uniche soddisfazioni erano le finali di Champions

Perché il problema è quello: sono cresciuto circondato. Al netto di qualche illuminato come me, come purtroppo è costume nello “smemorato” meridione, i bambini, poi diventati ragazzi, dividevano le proprie simpatie per le strisciate.
Diventando più grande, la mia passione per il calcio cresceva, ma si allontanavano anche i tempi belli.
Il Napoli iniziava il suo lento declino, e le più grandi soddisfazioni che ebbi in quegli anni mi furono regalate dal Borussia Dortmund e dal Real Madrid in finale di Champions contro la Juve.
Ogni anno il campionato era una estrema sofferenza, ero costretto a seguirlo e sperare nel male minore.
Quando nel 2000 la Lazio vinse lo scudetto mi sentii davvero appagato, anche perché noi quell’anno eravamo in B, e fummo promossi.

La sbandata per la Roma

Fu l’anno successivo però, che presi una sbandata.
Ero seriamente affascinato dalla Roma. Tifavo per loro, e non solo perché erano gli antagonisti della Juve, e quindi già solo per questo da preferire… ma c’era qualcosa di più. Hai presente quando sei fidanzato ed una ragazza, appena conosciuta, ti fa tremare il cuore?
Ecco, è ciò che mi succede nella stagione 2000/2001.
Ovvio, seguivo il Napoli, ma non mi perdevo un anticipo o posticipo della Roma, ed ero costantemente aggiornato sul risultato. Ricordo perfettamente alcune partite di quel campionato della Roma, per il trasporto con cui le ho vissute.
Ho vissuto questo “equivoco” abbastanza segretamente per tutto il campionato, quasi vergognandomene, perché sapevo di non essere coerente. Non si possono amare due donne, non si può tifare per due squadre. Lo sapevo, ma facevo fatica ad accettarlo.

Il 10 giugno 2001

Arrivai al 10 giugno 2001 in una situazione di caos totale nella mia testa e nel mio stomaco.
Al San Paolo Napoli – Roma, penultima di campionato. Con una vittoria la Roma è campione d’Italia, il Napoli, se vince, forse riesce a salvarsi.
Ero arrivato alla resa dei conti, quel pomeriggio alle 17 non sarei stato più lo stesso. Per chi tifare? Cosa sperare? Cosa volevo? Non lo sapevo. Mi dissi che avrei lasciato fare al cuore, d’altronde il tifo è passione e irrazionalità.
Inizia la partita. 1 a 0 per noi, segna Nick Amoruso. Ricordo nitidamente un moto di leggera soddisfazione, frenata da un sentimento di desolazione.
Dopo qualche minuto segna Batistuta, 1 a 1. Non ho quasi reazioni, né dentro né fuori.
Secondo tempo, Roma avanti con Totti. Ed io… idem come sopra. Il mio cuore è muto, freddo di chiamata. Non ho emozioni, non sono triste, non sono felice, sono in pieno psicodramma, combattuto tra volere qualcosa e il suo esatto contrario, sperare che accada qualcosa ma anche che non succeda.
Ero sprofondato sulla poltrona davanti alla tv, ad immaginare uno squallido futuro da omuncolo che tifa per la sua squadra malandata ma contemporaneamente anche per l’altra, quella forte.. quando con sguardo quasi assente intravedo Pecchia sistemare la palla quasi al limite dell’aria..
La palla parte, passa la barriera, è un attimo ed esplodo!
Ricordo come se fosse ieri il salto che ho fatto dalla poltrona, il “gooooooooooooooool” urlato con rabbia in faccia ad Antonioli che se la stava prendendo con la barriera che si era aperta, i pugni sbattuti sul pavimento del salone … ed il sorriso, e l’emozione, e la gioia, perché il mio cuore aveva scelto per me ciò che io oggi, con la testa, sceglierei altre mille volte.
Ti amo Napoli.
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