Che cosa ho invidiato alla Juventus contro il Tottenham

Hanno una voglia di vincere che cresce con le vittorie. Partite come quella di ieri ti aiutano a crescere. Anche se hai 40 anni come Buffon, o 38 come Barzagli

Che cosa ho invidiato alla Juventus contro il Tottenham

Il salvataggio di Chiellini

C’è stato un momento in particolare che mi ha colpito della partita di ieri sera tra Tottenham e Juventus. È stato nel secondo tempo. Quando – sull’1-2 – Chiellini ha anticipato Harry Kane su un cross basso da sinistra e ha messo in calcio d’angolo evitando così il pareggio. Un salvataggio che è valso quanto una rete. E infatti l’esultanza è stata quella di un gol. L’esultanza di Chiellini, condivisa prima con Buffon e poi con Barzagli. Li ho guardati freddamente e ho pensato: “guarda questi, vincono da anni, Buffon addirittura da sempre, dodici anni fa vinse un Mondiale, e stanno qui a esultare come bambini per un salvataggio in calcio d’angolo in un ottavo di finale di Champions League”.

Per me, è l’immagine simbolo della serata. Lo so, ormai ci sono abituato, scrivere bene della Juventus sul Napolista equivale a dichiarare il voto per Berlusconi in anni di antiberlusconismo dilagante. Significa quasi saluti tolti, inviti a cena ritirati, l’emarginazione sociale. Né più né meno di quel che accade tra gli adolescenti, e non solo.

L’anti-calcio

Ma faccio molta fatica a convivere col concetto di superiorità nei confronti della Juventus, di una società, di una squadra che fin qui ci ha puntualmente battuti e che noi trattiamo dall’alto della nostra presunta superiorità tecnico-tattica. Noi che li etichettiamo come l’anti-calcio. Non ce la faccio. Né, credo, anzi sono convinto, John McEnroe abbia mai considerato Borg inferiore a lui soltanto perché espressione di un gioco meno spettacolare. Potremmo proseguire con Girardelli e Zurbriggen. Insomma, ci siamo capiti. Almeno spero.

La Juventus, ieri sera, ha vinto una partita su cui immagino che a un certo punto non avrebbe scommesso nemmeno il più incallito dei tifosi bianconeri. Ha resistito nel momento difficile. Ha approfittato, consentitemi, della vacuità calcistica di Pochettino. E, dettaglio che mi fa molto male, ha vissuto una serata a dir poco intensa e può dire di essere cresciuta.

Partite che ti fanno crescere

Ecco l’aspetto che più mi sta a cuore. Uno come Buffon che, ripeto, nel 2006 ha alzato la Coppa del Mondo, e che possiamo considerare responsabile di tutti e tre i gol subiti dagli Spurs in questa sfida di Champions League, era lì, a quarant’anni compiuti, a esultare come un bambino alla prima sfida. La garra. La tensione agonistica. La grinta. La voglia. Che i calciatori della Juventus sprizzano da tutti i pori. Non si esce vittorioso a caso da partite come quelle di ieri sera a Wembley. Più vincono, più hanno voglia. E si rimettono sempre in gioco.

Portare a casa sfide come quelle contro il Tottenham, ti aiutano a crescere. Anche quando non ne avresti più bisogno. Sono tornato con la mente all’uscita prematura del Napoli dall’Europa League – che pure ho condiviso, considerato il contesto – e ho pensato quanto servano al Napoli e all’ambiente Napoli partite e sfide del genere. Servono a chi gioca a livello professionistico da vent’anni, figuriamoci a noi. Che invece ci siamo autoesclusi in nome della presunta rosa corta. Sottovalutando, probabilmente, il valore aggiunto che regalano sfide del genere.

I rincalzi della Juventus

Tornando a ieri, c’è una frase di Barzagli a fine partita che mi ha particolarmente colpito: «Quando c’è da soffrire, la Juve c’è sempre». In conferenza stampa, un giornalista ha chiesto ad Allegri: “Negli ultimi dieci minuti, sembrava che Barzagli e Chiellini si stessero divertendo a difendere” e Allegri ha risposto: «Purtroppo hanno 38 e 34 anni». Come a dire, si perso lo stampino. Non a caso, il tecnico livornese per far spazio a Lichtsteiner ha tolto dal campo Benatia (che stava facendo il centrale) e non Barzagli.

Checché ne dicano i tanti tifosi del Napoli che si aggrappano alla rosa della Juventus – che certamente è superiore a quella del Napoli, ma non è solo una questione di rosa -, ieri sera nel secondo tempo i tre sostituti sono stati Lichtsteiner, Asamoah e Sturaro. Non tre fuoriclasse, tre calciatori che dubito giocherebbero titolari da noi.

La forza mentale

Lo ammetto, ho invidiato la forza mentale della Juventus. Non avrei immaginato che potessero raddrizzare quella partita, persino dopo un rigore negato. Ero già pronto a sfotterli per il Var e invece hanno vinto lo stesso. Lo so, ci divide e di tanto il pensiero sull’importanza del gioco. Non mi dilungherò. Dico che per me ciascuno gioca come crede. E che per me, nello sport, contano tanto l’agonismo, la concentrazione, la forza di volontà e l’abitudine a giocare con la tensione. Abitudine che acquisisci soltanto sfruttando tutte le occasioni che ti presentano. Come quei piloti di Formula uno che vanno a caccia delle pozzanghere avendo montato gomme da bagnato. Anche noi del Napoli dovremmo cercare tutte le occasioni di crescita. Perché solo così possiamo allenare la nostra tenuta mentale. A prescindere dal gioco. Ed è infatti grazie alla crescita mentale che il Napoli quest’anno sta disputando un campionato straordinario.

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