Un’amichevole Napoli-Vasco da Gama, e mia madre sferruzzava a maglia al San Paolo

Un match a campionato finito, di sera al San Paolo; ho conosciuto così il Napoli, accompagnato da mia madre nello stadio di Fuorigrotta,

Un’amichevole Napoli-Vasco da Gama, e mia madre sferruzzava a maglia al San Paolo

Entrata gratuita

Ultimi giorni di primavera, amichevole di fine stagione contro i brasiliani del Vasco de Gama: correva l’anno 1965 si festeggiava la promozione in Serie A del Napoli. All’epoca avevo 10 anni e nessuno in casa mia parlava o seguiva il calcio. Mio padre lavorava all’estero 11 mesi all’anno e mia madre tirava su 5 figli con immenso amore e coraggio. Sui manifesti di presentazione di questa amichevole, tutto in basso, dopo i prezzi del biglietto c’era un rigo in nero che diceva : “Entrata gratuita per le donne e per i ragazzi sotto i 12 anni accompagnati“.

Tanto che ruppi le scatole a mia madre che “coraggiosamente” mi prese e ci presentammo davanti agli ingressi dei Distinti del San Paolo con uno sconosciuto “arpionato” in coda da mia madre che ci servì da accompagnatore !!! Che grande coraggio però a quei tempi mia madre. Era in notturna (cosa che consiglio sempre per un primissimo approccio al San Paolo) rimasi impietrito entrando sugli spalti dal colore, dai suoni, dalla luce, dai tifosi. Una gioia in petto che è scoppiata repentina all’entrata dei calciatori,in campo, quelli veri, non più quelli delle figurine Panini.

Il figlioletto di Juan Tacchi

Onestamente non ricordo molto della partita (mi sembra che si vinse per 1 a 0). Però ricordo in modo più preciso l’onda del tifo che sgorgava dagli spalti: onda sincera, istintiva, che trovava una sua unicità solo dopo diversi tentativi, ma un tifo che veniva dal profondo di noi e che non era ne organizzato né ipocrita. Altro aspetto che ricordo perfettamente era il fatto che si doveva vedere la partita in piedi (eravamo al primo anello). E mia madre, durante tutti i novanta minuti, rimase seduta a sferruzzare a maglia. Incurante dello stadio, del calcio, della gente, l’unica cosa che sembrava importarle è che mi stessi divertendo.

Vedere il figlioletto di Juan Tacchi che correva giocando lungo il fallo laterale mentre suo padre ghirigoreggiava in campo mi aveva fatto crescere un’invidia che non vi dico nei suoi confronti. Come avrei voluto essere al posto suo! Da allora una meravigliosa malattia arrivò al suo culmine e non mi ha mai più lasciato. 14 anni di abbonamento, prima in curva B, poi nella A; nel giugno del 84, proprio quando (anche con i “miei soldi”) il Napoli riuscì a prendere Maradona, la mia vita è dovuta migrare in Francia. Ma la mia fede si è ancora rinforzata. O’ surdato ‘nnammurato for ever!!!!!!!!

Raccontate al Napolista il giorno all’improvviso in cui vi siete innamorati del Napoli, scrivete a redazione@ilnapolista.it

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