Il Benevento se la gioca, il Sassuolo no

Napoli e Juventus valutati in base alla prestazioni degli avversari. Gli azzurri devono solo vincere e lo fanno grazie a Mertens

Il Benevento se la gioca, il Sassuolo no

Falli da dietro – Commento alla 23esima giornata del campionato di Serie A

Tutto secondo previsioni.

La crisi Suninter.

Solo un punto contro una delle peggiori squadre della serie A. Zenga si mangia le mani.

“Arrivi settimo, così si toglie il pensiero”.
Fu la replica a distanza di Nosferatu Parapet ai lamenti di Sor Tuta per gli eccessi di un calendario che nega un lavoro costante.

Parole pronunciate prima di Natale quando il tronfio mister prefigurava vicina la conquista del mondo e, tutti irridendo, tutti guardava dall’alto in basso dopo essersi messo sulle punte.

Poi la crisi, il crollo emotivo inspiegabile.
L’incapacità di vincere da dieci partite.
L’incapacità di rabberciare una squadra che diventa sempre più cinese.
Cioè non funziona niente.

Perisic e Candreva costantemente bersaglio dei fischi, e più imbarazzanti del cappotto di Wandicardi, in tribuna a curare l’elongazione e a studiare per i social il copione della crisi matrimoniale.

Una domanda che sorge spontanea.
Dove sarebbe l’Inter oggi se facesse le coppe?

La pochezza Sangue-Oro

Esuebio da Pescara offre nuova chance al giovane Dybala turco Cengiz Under.

E lui, dopo soli 43 secondi, ricambia e sblocca immediatamente la gara.

Poi il nulla.

Ed è imbarazzante la sufficienza e il modo di stare in campo di alcuni calciatori romanisti.

Il Ciclope bosniaco si aggira per il campo smarrito e vago come un personaggio di Camus. Negli occhi il terrore di una identità smarrita, la consapevolezza della propria inutilità e insomma la noia.

E’ imbarazzante Giulietta.

Si troverà per un bel po’ in superiorità numerica. Ma non sa cosa farsene. Impegnata com’è a perdere palle elementari. Incapace com’è di impostare una manovra credibile.

Come abbia fatto a vincere 1-4 a Firenze una squadra così, è una di quelle domande alle quali non troveremo mai una risposta.

Suso, nome icastico

Al Dacia Ringhio decide di dare fiducia ad Andrea Silva.

Il quale ringrazia sbagliando un gol che Kalinic avrebbe sbagliato meglio.

Per fortuna c’è Jesús Joaquín Fernández Sáez de la Torre più noto con l’icastico nome di Suso.

Si inventa un super goal che mette fine a un lungo digiuno e che potrebbe bastare.

Ma per sfortuna c’è Bonucci.
Come sa spostare gli equilibri lui, nessuno.

E così finisce in pareggio la sfida tra due delle squadre più in forma del campionato.

Gol olimpici

In una domenica dominata da brutte partite, bruttissima è Bologna-Fiorentina.

Che regala una insolita emozioncella.
Mai visti due gol direttamente da calcio d’angolo nella stessa partita, a distanza di tre minuti.
Con la complicità prima di Mirante e poi di Sportiello.

E poi una perla.
Mamma mia che goal, il goal di Federico Chiesa !

Tutto secondo previsioni.

Una frase esilarante

Le due partite di vertice si possono sintetizzare attraverso le prestazioni delle avversarie.

Le Streghe se la giocano.
I Ceramisti no.

Il particolare conferisce alla vittoria azzurra un valore ben più consistente rispetto alla vendemmia ergastolana.

La gara dello Stadium sugellava beffarda una settimana di animosità e di rancito che la chiusura delle porte dell’Hotel Melià non avevano dissolto.

Con al centro gli inquietanti rapporti (guarda un po’ il caso) proprio fra le due società di Juventus e Sassuolo.

E il sodalizio di lunga durata fra Marotta e Carnevali.

Il quale ha una figliola a nome Camilla che lavora per la Juventus come “Brand manager junior specialist”, mansione che nessuno sa cosa voglia dire.

Particolare che ha indotto alcuni giornali a ipotizzare un conflitto di interessi.

E ad attribuire a questa ferrea amicizia il mancato trasferimento di Politano al Napoli e anche il senso di “gita scolastica” con cui i giocatori emiliani hanno interpretato la trasferta torinese.

Le accuse sarebbero abbastanza toste.

Se non fossimo noi cittadini di un Belpaese che ci ha allevati all’incanto della bellezza della natura e delle arti.
Ma anche a irridere allegramente chiunque pronunci la esilarante frase “conflitto di interessi”.

Il fiammingo nato al Pallonetto

Il mancato arrivo di Politano poi mi sembra avvolto in una soave coltre di nebbia.
Ad infoltire la quale ho l’impressione abbia notevolmente contribuito l’ineffabile Impomatato.

Un burlone, come lo definisce giustamente Marotta.

Già, un burlone che ha rischiato nell’ultima settimana letteralmente il ridicolo.
E che ha abilmente scansato le torte che si è beccato in pieno faccione il povero Giuntoli.

Un burlone che si è caricato sulle spalle la responsabilità di un mercato che lascia vuoti allarmanti e che non soddisfa la sommessa invocazione di Sor Tuta a infoltire la rosa.

È un’ammissione ammirevole per correttezza e onestà.
Ma è una responsabilità titanica.

Ora deve solo vincere.

Per sua fortuna il Fiammante Fiammingo non è nato in Belgio. È nato al Pallonetto.

Per sua fortuna i goals di Ciro sono arte.

Per sua fortuna la botta presa ieri al Vigorito è cosa da niente.

Domani è un altro giorno.

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