Il campionato del Napoli è quasi perfetto. Non cediamo alla tentazione che sia tutto già scritto

Al di là delle dichiarazioni, Sarri è quello che ci crede di più. Ci sta provando con una squadra che non è la più attrezzata

Il campionato del Napoli è quasi perfetto. Non cediamo alla tentazione che sia tutto già scritto

Il campionato rasenta la perfezione

Azzurri campioni d’inverno, in fuga (con la Juventus a un’incollatura) su Inter (-9), Lazio (-11) e Roma (-12), le ultime due con una partita in meno. Il campionato del Napoli sinora ha rasentato la perfezione, l’unica sconfitta è arrivata contro gli avversari più forti e nemmeno gli infortuni di Milik e Ghoulam ne hanno rallentato il passo.

La squadra non incanta più come l’anno scorso, l’estetica e il bel gioco (presenti solo a sprazzi in questa stagione) hanno lasciato il passo ad una determinazione che nel passato recente non abbiamo mai conosciuto. Abbiamo pagato dazio nelle coppe, certo, uscendo sia dalla Champions League che dalla Coppa Italia, ma la sensazione è che tutti, dal mister alla squadra ai tifosi, lo ritenessero un sacrificio necessario per puntare alla vittoria in campionato.

La predilezione per i pupilli, come Mazzarri

Io non sono dello stesso avviso, continuo a vedere lo scudetto come un obiettivo difficile da agguantare. Sicuramente meno alla nostra portata della Coppa Italia. Se tanto mi dà tanto, anche l’Europa League verrà vista più come un ostacolo che come un’opportunità. Sotto questo aspetto Sarri si sta rivelando sorprendentemente simile a Mazzarri (che intanto approda al Torino e al quale vanno i nostri migliori auguri), fatto salvo l’impianto di gioco che è decisamente imparagonabile.

Anche la predilezione per i pupilli accomuna i due tecnici toscani. La differenza è che di Modesto e Rolando Bianchi al Napoli si parlava soltanto, mentre Sarri il suo Empoli lo ha trapiantato quasi di sana pianta all’ombra del Vesuvio. Se dovesse arrivare Verdi sarebbero ben 6 i calciatori in rosa che il mister allenò ad Empoli (Sepe, Hysaj, Mario Rui, Zielinski, Tonelli) ai quali va aggiunto Valdifiori che arrivò insieme al mister.

Quando, nella conferenza stampa del 12 settembre 2015, alla vigilia di Empoli-Napoli, disse «L’Empoli? È una squadra da non prendere sotto gamba perché sono quelli che saremo noi tra tre anni», non credevo che intendesse la cosa in senso quasi letterale.

Sarri è il più convinto

Tutto ciò, naturalmente, rappresenta solo una conferma di quanto Sarri sia estremamente convinto del proprio lavoro. Probabilmente, in questo momento e al di là delle colorite ed apotropaiche risposte alla stampa, è il più fiducioso di tutti sulle possibilità tricolori degli azzurri. Va, per questo, sostenuto, seguendo lo “spalla a spalla” di beniteziana memoria. Non si tratta di un modo di salire su un presunto carro (anche perché al momento non c’è nessun vincitore), ma di assumere la consapevolezza che abbiamo un allenatore che ritiene di poter raggiungere un obiettivo storico.

Ci sta provando con una squadra che non è la più attrezzata del campionato, estremizzando qualche decisione (su tutte quella di puntare su Hamsik sempre e comunque) e finora ha dimostrato di non essere un visionario. Il ritorno dopo l’inusuale sosta post-epifania ci vedrà impegnati a Bergamo contro una delle due bestie nere di Sarri: l’Atalanta che l’anno scorso ci tolse 6 punti e che quest’anno ci ha eliminato dalla Coppa Italia. Sarà un match importante proprio per questo. Sotto il profilo del risultato, infatti, il Napoli dovrà provare a vincere tutte e 18 le partite che rimangono, ma sotto l’aspetto della convinzione battere Gasperini potrebbe dare agli azzurri la consapevolezza che si è fatto un passo in avanti definitivo.

I due pericoli

Di che cosa, allora, dobbiamo avere paura? Cosa potrebbe spezzare il sogno?
Credo che i pericoli siano sostanzialmente due, uno tecnico ed uno mentale.

Quello tecnico è costituito dall’utilizzo intensivo della rosa. Il Napoli ha i titolarissimi, la Juventus meno. Più minuti giocati, meno freschezza. Meno alternative, anche.

Quello mentale è costituito dall’atteggiamento che la squadra saprà avere nei momenti di tensione, da come reagirà, ad esempio, ad episodi come quelli di Udine dell’anno scorso.

Sotto questo aspetto la recente vittoria della Juventus a Cagliari, con due errori arbitrali clamorosi non corretti dal Var, può rappresentare una tentazione alla quale non bisogna cedere: quella di credere che tutto sia già scritto. Non è così e anche se lo fosse dovremmo convincerci che non lo sia. Finora il Var ha innervosito soprattutto i bianconeri, lasciamo che le cose continuino così.
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