«Non c’era nessuno a San Pietro per le dimissioni di Ratzinger. Poi un fulmine…»

Alessandro Di Meo e Filippo Monteforte scattarono la stessa foto, ignari della presenza dell’altro. Il racconto di quella giornata e il confronto a pubblicazione avvenuta

«Non c’era nessuno a San Pietro per le dimissioni di Ratzinger. Poi un fulmine…»
Il fulmine che colpisce la cupola di San Pietro durante un temporale, nel giorno dell'annuncio delle dimissioni di Benedetto XVI, 11 febbraio 2013. ANSA/ ALESSANDRO DI MEO

Interviste separate

Alessandro Di Meo e Filippo Monteforte  sono colleghi/competitor che operano in due agenzie concorrenti l’Ansa il primo e l’Afp il secondo. Si stimano a vicenda e oltre alla fotografia li accomuna la passione per la musica. Insieme ad  altri due fotografi, fanno parte di una banda rock cui hanno dato un nome volutamente fotografico: “Road to Perpignan”, ispirato dalla cittadina francese dove si tiene ogni anno il più importante festival internazionale di fotogiornalismo.

Ho sentito Alessandro e Filippo in due momenti separati, per parlare delle loro due foto che riprendono lo stesso fulmine che viaggiava a alla velocità di 300 km al secondo.

Come nasce questa foto?

Monteforte: «Nasce in modo molto semplice, anche se l’evento che avrebbe dovuto documentare era tra i più difficili e storicamente unico: parliamo di una dichiarazione di dimissioni di un Papa. Tornavo da Bologna dove avevo svolto un altro servizio e immediatamente andai in Piazza San Pietro per capire se ci fossero fedeli o qualche situazione da poter fotografare in relazione alla notizia. Salii anche al Gianicolo per fare foto del Cupolone, ma si avvicinavano nuvoloni neri densi di pioggia e di tempesta. Quindi scesi di nuovo in piazza e mentre ero su via della Conciliazione cominciò a piovere e in quel momento vidi un fulmine che, attratto dal parafulmini, cadde sul Cupolone. Immediatamente pensai di ripararmi sotto il colonnato di San Pietro sperando di “beccare” un secondo fulmine che cadesse nello stesso punto.

Di Meo: «Questa foto nasce da un problema che ora ti spiego: quando morì Papa Giovanni Paolo II, piazza San Pietro era stracolma di persone, fotografi, troupe televisive, pellegrini e curiosi. Quindi fotografare era semplice in quel mare di umanità varia. Alla notizia delle dimissioni di Benedetto XVI, invece, in piazza non c’era nessuno, quindi il problema era quello… cosa fotografare? Non c’era nulla. Eravamo tutti ad aspettare che uscisse l’edizione speciale dell’Osservatore Romano per tentare di fare la classica foto di qualche prelato o suora o fedele che lo leggesse relazionandolo a piazza San Pietro. Nel frattempo cominciò ad annuvolarsi il cielo presagendo tempesta e allora pensai tra me e me che sarebbe stato bello poter fare una foto con i fulmini che attraversassero il cielo dell’enorme Piazza San Pietro con il Cupolone di sfondo

Alessandro e Filippo, quindi hanno immaginato e cercato la foto che poi avrebbero scattato, in una sorta di storyboard mentale dove prima di tutto “la” foto va cercata caparbiamente, anche perché una foto non è mai trovata li per caso, ed il fattore C deve essere provocato per sortire effetti positivi, infatti alla domanda come poi l’avete concretizzata le due risposte sono pressoché identiche.

A lightning strikes St Peter’s dome at the Vatican after it was announced earlier in the day that Pope Benedict XVI will resign on February 11, 2013. Pope Benedict XVI on February 11, 2013 announced he will resign on February 28, a Vatican spokesman told AFP, which will make him the first pope to do so in centuries AFP PHOTO / FILIPPO MONTEFORTE

Il fattore C

Monteforte: «Non avendo con me il cavalletto, cercai un punto da sotto il colonnato dove poter appoggiare la fotocamera con il 50mm. Lo trovai su di una balaustra e cominciai con le lunghe esposizioni sperando che non ci fosse un fulmine tra i tempi di ricarica tra uno scatto e l’altro e dopo varie prove andate ovviamente a vuoto per assenza di fulmini, finalmente arrivò il secondo fulmine sul Cupolone durante una fase di scatto in lunga esposizione, quindi posso dire di essere stato fortunato e di aver sfruttato il fattore C che mi accompagna spesso.

Di Meo: «Questa è la classica foto che si ottiene con l’ausilio di un cavalletto… ovviamente io non l’avevo con me, allora cercai una ringhiera con un corrimano leggermente più largo e poggiai in maniera molto precaria la fotocamera, supportato da vari tappi di obiettivi per puntarla in maniera più alta possibile. Trovato un equilibrio, cominciai a scattare sperando che l’evento si presentasse durante le lunghe esposizioni e non nei momenti di ricarica. Ma ovviamente, come “scientificamente” si può appurare (Alessandro ride di gusto) con la teoria di Murphy, mentre ricaricai la macchina cadde il primo fulmine proprio sul Cupolone e caddero anche mie svariate imprecazioni rivolte al fattore C che aveva perso il round con la sfortuna… tutto a mio discapito!

«Per nulla scoraggiato e con la foto immaginata e costruita nella testa, il mio essere capricorno mi impose di continuare imperterrito fino alla realizzazione. Cosa che avvenne appena un secondo dopo aver fatto l’ennesimo clic: si materializzò il secondo fulmine che compose la foto che vedi. Proprio per la velocità del susseguirsi degli eventi, feci pressione sul pulsante di scatto e, immediatamente caduto il fulmine, rimasi senza respirare con il dito sulla macchina per gli svariati secondi di esposizione. Tirando un sospiro di sollievo e di sopravvivenza al termine dello scatto.

Tutti e due tirano in ballo il fattore C, entrambi dicono che non hanno speso tantissimo tempo. Il tutto si è risolto in massimo 45 minuti, il tempo che un secondo fulmine arrivasse di nuovo sul Cupolone, ma Alessandro e Filippo non sapevano che tutti e due erano in Piazza San Pietro a cercare, realizzandola, la stessa foto e allora la domanda è spontanea: cosa hai provato dopo aver visto la foto del tuo collega e team-mate del gruppo musicale cui appartieni?

La foto dell’altro

Monteforte: «io stavo da una parte e Ale da un’altra, senza sapere che fossimo in San Pietro ambedue. Avevo visto con gli occhi quel fulmine e volevo riprenderne un altro con la macchina fotografica. Ci sono riuscito e quando ho visto la foto di Alessandro ho subito detto che la sua era migliore, perché era orizzontale e aveva una visione molto più ampia dello spazio e quindi più completa.

Di Meo: «Non sapevo che Filippo fosse a poche centinaia di metri da me. Quando poi ho visto la foto di Filippo che prima di essere un collega bravissimo e che stimo è un grande amico, quando ho visto la foto e prima di tutto ho visto lui gli ho subito detto che la mia era “la mejo delle due” essendo più larga e contestualizzata» (Alessandro ride ricordando che Filippo gli diede ragione).

Io trovo che, pur essendo due foto della stessa situazione, oltre a riflettere le caratteristiche dei fotografi, si possano leggere l’una come foto più centrata, diretta, e l’altra come racconto generale di una giornata convulsa e storica. Tutte e due le foto raccontano però quel particolare momento e quella storica situazione. Non è la foto in sé che, se fosse stata scattata in un qualsiasi momento dell’anno sarebbe stata in tutti i casi una gran bella foto, ma è il valore aggiunto dato dalla professionalità dei due fotografi che dà alla foto il significato che l’accompagna e che loro hanno cercato. In una sorta di sovvertimento delle coordinate che in genere vengono attribuite alla fotografia (uomo giusto al posto giusto) si può dire che questo sia l’evento giusto al posto giusto. È stata la sensibilità, l’immaginazione e la fantasia dei due fotografi, ma prima di tutto la ricerca della foto che parlasse della notizia che ha fatto sì che questo velocissimo momento venisse catturato e ci parlasse del fulmine a cielo sereno che quel giorno si era abbattuto su Città del Vaticano.

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