Le forzature giornalistiche che hanno illuso l’ambiente Juventus

I primati narrativi che hanno contraddistinto il racconto della Juventus 2016/2017 non fanno il bene di nessuno. Neanche della stessa Juventus.

Le forzature giornalistiche che hanno illuso l’ambiente Juventus

L’articolo de Il Tirreno

Circola in rete un articolo della testata livornese Il Tirreno, scritto da Stefano Tamburini. Si parla di Cardiff, di Real Madrid-Juventus. E della – si legge già nel titolo – «sconfitta  per la credibilità del calcio italiano e di chi lo racconta». Riportiamo qui, sotto, quello che per noi è lo stralcio più significativo:

La batosta di Cardiff ha fatto crollare questo castello fragile basato sulla necessità di rendere appetibili le partite più che raccontarle. E che testimonia l’inutilità, per non dir di peggio, di far parlare di calcio solo chi ogni domanda la fa precedere da un «noi che abbiamo giocato lo sappiamo». Prima di questa epoca, a lungo, abbiamo fatto un uso moderato di talent e i migliori erano persone come Gianni Brera, Gianni Mura (lo è ancora), Vladimiro Caminiti, Beppe Viola, Nando Martellini che a pallone avevano giocato solo in cortile. L’unico che faceva e fa eccezione (scrive ancora e bene) è Bruno Pizzul, ex di Udinese e Catania. Per raccontare le cose ci vuole sapienza tecnica, certo. Ma anche un sano distacco da un mondo ormai autoreferenziale e con interessi intrecciati.

Le idee del Napolista

In queste parole, c’è tutto quello che diciamo anche noi. Guardando al campo, ma anche fuori. Fin da agosto scorso, il Napolista scrive di una campagna acquisti, quella della Juventus, eccezionale ma non perfetta. Ben lontana dall’illegalità che alcuni cantori del nostro calcio non hanno (quasi mai) tardato a scomodare lungo questo campionato. Basta guardare la composizione delle panchine di sabato sera a Cardiff, per rendersene conto: Neto-Rugani-Lichtsteiner-Sturaro-Marchisio-Cuadrado-Lemina contro Casilla-Nacho-Danilo-Kovacic-Asensio-Bale-Morata. Con James Rodriguez e Lucas Vazquez in tribuna.

Ecco, la nostra sensazione sulla campagna acquisti e sullo sviluppo stagionale della Juventus si basa sulla valutazione di questi nomi. Ed è un’esaltazione dei meriti di Allegri. Il tecnico bianconero, con una mossa tattica coraggiosa, ha permesso alla sua squadra di affrancarsi da un sistema di gioco e di sposarne un altro, più congeniale al talento dei giocatori in campo ma non perfettamente calibrato sulla rosa a disposizione. O meglio, calibrato nei limiti della vittoria del campionato italiano e di un grande percorso in Champions League. Che, però, è stato una spanna (forse due) sotto quello del Real Madrid. Le Merengues hanno eliminato Napoli, Bayern Monaco e Atletico Madrid. Le ultime due sono parenti molto strette del Barcellona, non del Monaco; e Napoli-Porto, oggi, è tutta sbilanciata dalla parte di Sarri e dei suoi ragazzi.

La Juventus non è bastata per quella vittoria europea che, come spiegato da Tamburini sul Tirreno in un altro punto dell’articolo, sembrava quasi scontata, e questa cosa si leggeva nelle “biografie celebrative” già pronte per gli atleti in bianconero («A un certo punto sembrava che il Pallone d’oro 2017 lo dovessero portare a Torino e che poi se la vedessero fra loro»).

Un certo giornalismo

Ci hanno raccontato delle cose esagerate, su questa Juventus. Il senso dell’articolo, quello di Tamburini (ma anche di questo) semplice da individuare. Sottolinearlo è una sottile risposta a tutta la massa indistinta bianconera pronta a ricordare e a ricordarci, ad ogni elogio per il bel gioco del Napoli, che certi primati estetici non portano a nulla.

Esattamente, viene da dire, come i primati narrativi. Specie quelli forzati, costruiti nell’arco della stagione. E, alla fine, demoliti dai e nei fatti: la Juventus illegale ha colto gli stessi identici risultati del primo anno di Allegri (il dominio del campionato, la Coppa Italia e un percorso in Champions League) e gli stessi punti dello scorso anno; la squadra ha sofferto la mancanza di calciatori e di grandi calciatori nei ruoli chiave nonostante una campagna acquisti “perfetta”; il vertice del club è coinvolto in un processo sportivo per presunte collusioni con la tifoseria ed esponenti della malavita organizzata.

C’entra anche questo, sì. C’è stato ben poco da leggere, su tutti i giornali, di questa vicenda extra-sportiva. Eppure è avvenuta, nel mentre di una stagione grande ma non grandissima. In cui la Juventus ha centrato gli obiettivi intermedi, ma non ha fatto jackpot. Esattamente come il Napoli, a ognuno la propria dimensione. La terza Champions della Juventus sta al terzo scudetto del Napoli, se contiamo le finali perse dai bianconeri e i secondi posti del club partenopeo non c’è quasi differenza (sette a sei, per la Juve). Quando i tifosi del Napoli e di tutte le altre squadre capiranno questo passaggio, avremo tolto la prima zavorra al racconto sportivo. A un certo racconto sportivo. Esagerato, se non schierato. Che non serve a crescere, perché guarda solo una parte del tutto. Quella più facile, o più conveniente.

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