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Il mercato del Napoli: perché c’è la psicosi del “Fate Presto”?

Il mercato del Napoli: perché c’è la psicosi del “Fate Presto”?

Anche chi, per questioni anagrafiche, non ha vissuto la tragedia del terremoto dell’Irpinia, ricorderà uno dei titoli più belli nella storia del giornalismo italiano: Il Mattino, il 26 novembre del 1980, esce con un memorabile “Fate Presto” sparato a tutta pagina. Si parla di cose serie, non di pallone. Meraviglioso anche il sottotitolo, pur nella sua drammaticità: “per salvare chi è ancora vivo, per aiutare chi non ha più nulla”.

Ci siamo permessi di aprire così questo pezzo su cose futili, il mercato del Napoli, solo perché sono passati tanti anni e pure per celebrare degnamente gli autori di quello che, a distanza di tre decenni, resta un assoluto capolavoro giornalistico. E poi perché c’è attinenza con quello che succede ora: a Napoli, infatti, sembra serpeggiare la psicosi del “Fate Presto” sulla campagna trasferimenti del club azzurro. Ora noi siamo attivi e viviamo nel contesto mediatico e di commento napoletano, quindi il raffronto con le altre realtà locali non ci viene particolarmente facile. Eppure, basta leggere i giornali per capire che la “lentezza” con cui il Napoli sta portando avanti le sue trattative è comune a moltissime altre squadre.

Il tifoso azzurro ha anche ragione, in un certo senso, a tormentarsi per questa camminata non proprio spedita degli azzurri sul mercato. Che poi in realtà anche questa è una forzatura, perché il Napoli ha già annunciato Tonelli, ma di questo parleremo dopo. Dicevamo del tifoso: ebbene, forse non ha tutti i torti. Ma solo in riferimento a quanto successo nelle ultme due estati: nel 2014 il Napoli si attardò sulla spada di Damocle del preliminare, l’anno scorso (non) completò il mercato con la brutta figura su Soriano, praticamente acquistato e poi perso per una questione di secondi. Arrivò Chalobah nelle ultime ore, ma la verità (poi confermata dai fatti) è che quella era una pura operazione di contorno.

Quindi, come dire: è vero, i precedenti non sono incoraggianti. Ma l’ansia assoluta con cui i tifosi vivono ogni trattativa è quantomeno fuori luogo. Soprattutto in relazione a quello che avviene altrove, in Italia come in Europa. Perché basta fare un confronto con gli altri club, pure grandi e grandissimi, per capire che al giorno 8 giugno, non è successo ancora nulla. O quasi nulla, almeno. Basti pensare all’Inter, che appena ieri ha annunciato il nuovo asset societario. Oppure al Milan, dove non sanno ancora chi sarà il proprietario del club. Vogliamo guardare più in alto? Magari alla Juventus? Ebbene: i bianconeri non hanno ancora annunciato ufficialmente nessun acquisto, neanche quello pure certo (?) di Berardi. Dani Alves sarà pure in dirittura d’arrivo ma intanto è in Copa America, Mascherano forse resta al Barcellona (toh) e girano mille voci su mille nomi, in entrata come in uscita. Quanto c’è di diverso dalla situazione del Napoli? Allenatore confermato da entrambe le squadre, grandi cessioni non del tutto impossibili ma molto difficili (Pogna e Higuain) e un acquisto fatto per entrambe. Berardi di là, il buon Tonelli di qua. Anzi, nemmeno questo: Tonelli è già ufficiale, a differenza dell’attaccante del Sassuolo.

La critica che si potrebbe contrapporre a questa tesi è: «sì, ma loro non hanno perso Klaassen e Vecino come noi, che stiamo per perdere pure Herrera». Ci sarebbe tutto un discorso semantico-lessicale-contestuale sul termine “perso”, sul concetto di “trattativa sfumata”. Ma facciamo pure finta che sia così, che i giocatori che abbiamo cercato di acquistare (?) siano stati “persi” solo per nostro demerito. Idem per la Juventus con Mascherano, se vogliamo pure con Morata. Il resto dei rumors di mercato sono per l’appunto rumors. E basta.

Dire “Fate Presto” al Napoli il giorno 8 giugno, prima degli Europei e durante la Copa America, vuol dire far suonare l’allarme notturno di una gioielleria alle 7 di sera, che magari dentro c’è ancora la contessa che vuole acquistare uno zircone. Dire “Fare Presto” al Napoli il giorno 8 giugno vuol dire ignorare quello che succede ovunque, nei più grandi club del mondo: il Manchester United ha annunciato una settimana fa il nuovo allenatore, il Paris Saint-Germain forse prende Emery ma non si sa. Sì, Bayern e Manchester City conoscono da tempo i loro nuovi tecnici e hanno già annunciato Renato Sanches e Gundogan, ma parliamo di cifre e situazioni obiettivamente e oggettivamente troppo distanti dal contesto-Napoli (35 milioni + 45 di premi per il portoghese ai bavaresi, 27 milioni per il tedesco ai Citizens). E poi parliamo di Guardiola e Ancelotti, di due squadre che un mese fa si giocavano la semifinale di Champions. Cioè, non scherziamo. Il nostro Tonelli non è lontanamente paragonabile, ma comunque è un acquisto annunciato, certo, ufficiale.

Serenità, obiettività, sano realismo. In una parola: equilibrio. Chi deve raccontare il mercato azzurro punta a vendere e vendersi, quindi in qualche modo potrebbe e può (deve) rifiutarsi di perseguirlo. Forse non è giustissimo, ma sta nella dinamica delle cose. Il problema diventa il commento successivo, il segnale di pericolo lanciato perché è tardi e perché si rischia chissà quale grossa mancanza strutturale in questa squadra. Una roba impossibile da colmare con due mesi e 23 giorni alla chiusura delle trattative. Una psicosi che, semplicemente, non ha ragione d’esistere. O almeno, non ha ancora ragione d’esistere. Perché è ancora presto per dire fate presto. Ci rivediamo qui tra un mese, all’inizio del ritiro di Dimaro. A quel punto, potremmo discutere – con serenità, obiettività e sano realismo – su un tempo che va realmente assottigliandosi. E allora, ma solo allora, scriveremo anche noi Fate Presto.

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