Gasperini, l’allenatore che ogni anno ricostruisce le squadre che il Genoa gli smonta

Gasperini, l’allenatore che ogni anno ricostruisce le squadre che il Genoa gli smonta

Gasperini e il Napoli è una sorta di destino fisso, un incontro ciclico sulla strada di entrambi. Tutti pensano alla promozione in Serie A del 2007, al termine di quella che, per l’allenatore piemontese allevato nel settore giovanile della Juventus, era la prima esperienza in cadetteria. E invece c’è altro, tanto altro: l’intesa praticamente raggiunta nel 2012, e confessata dallo stesso allenatore, per sostituire Mazzarri, sedotto e poi abbandonato dalla Juventus e quindi rimasto sotto il Vesuvio. E poi la sfida di domenica, che lo porterà a 266 panchine rossoblù, secondo record di sempre dopo l’irraggiungibile quota di William Garbutt, mister di anni Venti e Trenta del secolo scorso e uomo da 422 match da mister genoano. Non è un caso che sia proprio contro gli azzurri.

Gasperini, intervistato dal sito internet ufficiale del Grifone, ha parlato così di questa ricorrenza: «È un grande privilegio essere il secondo allenatore per presenze nella storia del Genoa. E chissà che non si possa festeggiare con un risultato inatteso». Non sarebbe una prima volta se Gasperini e i suoi facessero lo sgambetto agli azzurri, e basti pensare ai primi sei incontri in Serie A, dopo la salita a braccetto del giugno 2007: cinque vittorie rossoblù e un solo pareggio, al San Paolo, tra l’altro nell’ultimo match della serie. Lo 0-0 colto in casa da quello che è già il primo Napoli di Mazzarri spariglia le carte e riaggiorna un bilancio che, da quel momento, è favorevole agli azzurri. Contro il Genoa di Gasperini, che intanto ha assaggiato anche le panchine di Inter (per pochisssime giornate) e Palermo, arrivano il pareggio del febbraio 2014 e le due vittorie dello scorso anno, un doppio 2-1 firmato da De Guzman e dalle due reti di Higuain nel return match del San Paolo. 

Il resto della figura-Gasperini racconta della faccia tecnica ed umana di un allenatore che abbiamo molto apprezzato su queste pagine, recentemente, soprattutto per le sue dichiarazioni sugli ultras del Grifone. In un periodo difficile per la sua squadra, con striscioni di contestazione verso di lui e il presidente Preziosi, il tecnico del Genoa decide di rispondere così: «Ma posso dire che ho un concetto dei tifosi del Genoa molto più alto che di Leopizzi o Cobra o Traverso (i nomi dei capi, ndr). Credo che la gradinata sia una cosa migliore. Quando ho visto questi, mi sono venuti in mente Criscito o le magliette di Sculli. Spesso questi vengono identificati con i tifosi del Genoa, io li identifico in altro modo, non con queste persone con cui ho avuto problemi. Quindi mi defilo e mi dispiace che a queste persone sia data visibilità. Io quando il Genoa perde sto molto male, invece quando il Genoa perde c’è gente che diventa protagonista e sta molto bene, acquisisce spazio su giornali e tv. Ho un concetto completamente diverso dei tifosi del Genoa e anche un rispetto del tutto diverso». 

Non è un caso isolato: già un anno prima, dopo una sconfitta interna con l’Empoli e i fischi del Ferraris, l’allenatore piemontese si era espresso così: «È molto deleterio avere una frangia del tifo che contesta – disse -. Questa squadra è alla pari con Inter e Fiorentina e merita una attenzione maggiore e maggior sostegno da parte degli altri tifosi. Certa gente merita di non tifare alcuna squadra, perché sono incompetenti che hanno affossato giocatori di buon livello per esaltarne altri che non giocano da nessuna parte. Negli ultimi anni il Genoa è diventato un club più famoso per le magliette consegnate alla tifoseria che per le partite di calcio, noi stiamo facendo molta fatica per ridare peso a questa squadra, il Presidente ha lavorato tra tantissime difficoltà, penso che anche la maggior parte dei tifosi meriti di meglio». 

Se questa è la faccia umana di Gasperson, soprannome nato durante la prima esperienza genoana per sottolineare la fedeltà del tecnico al club e al “fumantino” presidente Preziosi, la faccia tecnica la raccontano i suoi risultati, eccellenti, alla guida dei rossoblu. Un club che, probabilmente, ha qualcosa di magico per lo stesso allenatore, incapace di ribadire altrove le proprie qualità, soprattutto di assemblamento. Le brevi e tormentate esperienze con Palermo e Inter, infatti, sono ancora oggi ricordate come parentesi negative, per il tecnico come per i due club. La capacità di assemblare le sue squadre, come detto, è il grande pregio di quello che forse è l’unico allenatore in grado di gestire il “monto e smonto” messo in piedi dal presidente-giocattolaio ad ogni sessione di trasferimenti. Roba, per esempio, da 8 acquisti e 9 cessioni nel solo calciomercato invernale 2015. Quella squadra così tanto modificata in corsa è poi arrivata a qualificarsi per un’Europa League non giocata per problemi con la licenza (al loro posto, giocò il Torino). Un vero peccato soprattutto per Gasperini, che avrebbe potuto festeggiare la seconda, storica qualificazione del Grifone a una coppa europea. L’ultima esperienza al termine della bellissima stagione 2008/2009, con i rossoblù a giocarsi la Champions fino alla fine e poi eliminata dal girone di EL dopo un pareggio a reti bianche in casa dello Slavia Sofia e una sconfitta interna col Valencia. 

Il modo di giocare di Gasperini ha subito una fortissima evoluzione: se i primi anni il dogma intoccabile era un futuristico 3-4-3 basato tutto sul lavoro del centravanti-boa e sull’intercambiabilità tra gli esterni mediani e offensivi, oggi il sistema è più fluido. All’andata, con un 3-5-2 zoppo e il solo Perotti in appoggio a Pavoletti, il Napoli di Sarri fu bloccato sulo 0-0. Fu il primo pareggio azzurro dopo il filotto di cinque vittorie consecutive contro Juventus, Milan, Fiorentina, Chievo e Palermo. Il Genoa riuscì a sfangarla grazie a un grandissimo Perin ma anche grazie a un atteggiamento aggressivo fatto di marcature a uomo a tutto campo, in grado di bloccare le fonti di gioco azzurre. Una partita in trincea, comunque positiva per una squadra finita poi in crisi e infine ripresasi grazie ai gol di un acquisto invernale, quel Luca Rigoni epurato dal Palermo e decisivo nelle ultime due sfide con Empoli e Torino.  

Oggi, il genoa di Gasperini è 12esimo in classifica, con 8 punti di vantaggio sul Frosinone, e ha tutta la voglia di chiudere quanto prima il discorso salvezza. Gasperini si augura di farlo proprio a Napoli con il suo «risultato inaspettato». E la sua difesa a tre dogmatica, e i suoi movimenti sugli esterni. E la voglia di dimostrare ancora che il Genoa è il posto migliore dove Gasperini può allenare. Il posto di Gasperson: un bravissimo tecnico, ma anche una brava persona. 

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