Solo tre volte il Napoli ha rimontato in Europa, l’ultima con la Juventus nel 1989

Solo tre volte il Napoli ha rimontato in Europa, l’ultima con la Juventus nel 1989

Perdere non è mai un buon risultato, ma lo 0-1 della settimana scorsa a Villarreal è un punteggio sicuramente ribaltabile e che lascia aperta qualsiasi possibilità. Ma se si guarda ai numeri, quella cui il Napoli è chiamato ha il sapore di una piccola impresa. Solo tre volte nella sua storia, il club è riuscito nell’impresa di rimontare lo svantaggio maturato nella gara di andata in trasferta di un turno a eliminazione diretta in una competizione europea.

Prima del match di giovedì in terra spagnola, sono stati dodici in totale i ko del Napoli in un match esterno di andata. Buona la prima, nei sedicesimi di finale di Coppa delle Coppe 1962/63, con la sconfitta per 2-0 in casa dei gallesi del Bangor City ribaltata in due tempi, vincendo prima per 3-1 il ritorno al San Paolo e poi per 2-1 lo spareggio giocato a Londra (all’epoca non vigeva ancora la regola dei gol segnati in trasferta).

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Spareggio invece fatale, nella stessa competizione, ai quarti di finale, dove, dopo aver impattato in casa (3-1) lo 0-2 incassato a Belgrado dall’OFK, la “bella” disputata a Marsiglia vide gli azzurri soccombere per 3-1. Da lì, una lunga serie di eliminazioni. Particolarmente cocente quella nei sedicesimi di Coppa delle Fiere (l’antesignana della Coppa Uefa) 1968/69 contro il Leeds. Un Napoli privo di Altafini e Sivori riuscì a pareggiare lo 0-2 subito in Inghilterra con le reti di Claudio Sala e Juliano. Niente di fatto ai supplementari ma, essendo state abolite le gare di spareggio e con i calci di rigore ancora di là da venire, a decidere fu il lancio della monetina: avanti il Leeds. Pochi giorni dopo, il Napoli avrebbe poi ospitato in campionato la Juventus nella partita passata alla storia come l’ultima in Italia di Sivori, espulso al termine di una mega-rissa.

Montagne troppo dure da scalare risultarono anche le sconfitte con Burnley (ottavi di finale Coppa delle Fiere 1966/67, 0-3 in Inghilterra e 0-0 in casa), Torpedo Mosca (primo turno Uefa 1975/76, 1-4 in trasferta e 1-1 a Napoli), Dinamo Tbilisi (primo turno Uefa 1978/79, 0-2 nell’ex Unione Sovietica e 1-1 casalingo) e Standard Liegi (sedicesimi Uefa 1979/80, 1-2 in Belgio e 1-1 a domicilio). Il primo turno di Coppa Uefa della stagione 1982/83 regalò poi la vendetta contro la Dinamo Tbilisi, battuta 1-0 al San Paolo da un gol di Dal Fiume dopo una sconfitta 2-1 fuori casa 15 giorni prima.

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Era quello però un Napoli in gravissima crisi, con la fallimentare gestione Giacomini che portò gli azzurri sul fondo della classifica. Si esaurì subito infatti anche l’avventura europea, con la doppia sconfitta, nel turno successivo, contro i tedeschi del Kaiserslautern. Il ritorno in panchina di Pesaola (coadiuvato da Gennaro Rambone) e l’abolizione, a fini scaramantici, dei pantaloncini blu notte dopo il girone di andata fruttarono una salvezza stentata all’ultima giornata.

Dicevamo che il Napoli è riuscito a ribaltare una sconfitta esterna solo in tre occasioni. Non ci riuscì al debutto in Coppa dei Campioni nel settembre del 1987, contro il Real Madrid, dove per recuperare dallo 0-2 subito in un Bernabeu deserto non bastò un assalto garibaldino in un San Paolo gremito in ogni ordine di posti e anche di più: inutile il gol di Francini in avvio di gara, Butragueno scrisse la sentenza. Ma l’ultima rimonta è la più famosa e quasi non ha bisogno di presentazioni. Parliamo dei quarti di finale della vittoriosa Coppa Uefa del 1989, quelli del derby in salsa tricolore contro la Juventus. Lo 0-2 di Torino, firmato dall’unico gol in bianconero di Pasquale Bruno e da una clamorosa autorete di Corradini, è un macigno pesantissimo. Al Napoli però riesce la rimonta da leggenda: Maradona su rigore e Carnevale impattano già nel primo tempo, all’ultimo minuto dei supplementari è Renica a far letteralmente esplodere il San Paolo. 

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Da allora, purtroppo, mai più il Napoli è stato capace di sovvertire il verdetto sfavorevole dell’andata giocata in trasferta. Drammatico il precedente con l’Eintracht Francoforte, negli ottavi Uefa 1994/95: il doppio 0-1 fu accolto a Fuorigrotta con una sassaiola conclusiva che portò alla squalifica del campo, andata poi in prescrizione per i quasi quindici anni di assenza dalle competizioni continentali. Tanta sfortuna negli ottavi di Europa League di due anni fa contro il Porto. Il 2-2 casalingo, dopo lo 0-1 del Dragao, sancì la fine della cavalcata del Napoli di Benitez, con tanti rimpianti legate a una buona decina di palle gol (almeno) cestinate in malo modo tra andata e ritorno. La speranza è in un verdetto diverso domani sera.

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