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Non avevamo mai visto un Napoli così (anche) perché non avevamo mai visto un Hamsik così

Non avevamo mai visto un Napoli così (anche) perché non avevamo mai visto un Hamsik così

«Penso che in questi anni non abbiamo mai visto un Napoli così». È la frase che meglio di ogni altra fotografa la condizione e la forza di questa squadra. Parole di Marek Hamsik. Il capitano. L’unico, insieme col presidente De Laurentiis, che c’è sempre stato, fin dal primo giorno di serie A. L’uomo che è stato letteralmente trasformato da Maurizio Sarri. Mai era apparso così lo slovacco naturalizzato napoletano. Né con Reja, né con Donadoni, né con Mazzarri, né con Benitez. Con lo spagnolo, Marek ha avuto numeri importanti, i migliori della sua avventura a Napoli, ma un rapporto difficile, complicato, che lo avrebbe certamente spinto in un’altra squadra in caso di permanenza di Rafa. Un rapporto aspro al punto da spingere il capitano, quest’estate, a rilasciare dichiarazioni piccate nei confronti dello spagnolo (e lo criticammo per questo). Tre mesi dopo, è innegabile affermare che Sarri ha donato al Napoli e al calcio un altro Hamsik. Lontano dalla zona gol (appena una rete per lui in campionato, la prima, contro il Sassuolo, nell’unica sconfitta della stagione) ma incredibilmente nel vivo del gioco. Come non lo avevamo mai visto e come mai avremmo creduto di vederlo.

Hamsik sembra trasformato anche fisiognomicamente. Ha proprio un altro aspetto. Ha la faccia da uomo. Il ragazzino spaurito non c’è più. È un lontano parente di quel calciatore che da dieci anni ormai è stato croce e delizia per i tifosi e per gli allenatori del Napoli. Sul più bello è sempre scomparso. A Milano (famosa quella lite in cui sembrava un vitellino intimidito da Gattuso) come allo Stamford Bridge. E tante altre volte.

È l’Hamsik più forte di questo decennio. Che corrisponde al Napoli più forte del decennio. Una squadra cui non eravamo abituati. Dobbiamo tornare a un’era geologica fa per ritrovare una simile sicumera. Erano altri tempi, c’erano altri calciatori e poi il miglior Napoli di quegli anni finì persino male. Oggi Sarri manda in campo otto “riserve”, un debuttante come Chalobah, una squadra senza attaccanti eppure il Napoli ha un’inerzia tale da travolgere chiunque. Con una semplicità disarmante.

Prende possesso del campo come un pugile si insedia al centro del ring e comincia a menare la danza. Un destro, un sinistro, un’accelerazione. L’avversario è giocoforza costretto ad arretrare. Sempre. Eppure il Napoli sembra che non sudi nemmeno (un paradosso nella stagione della maglia sudata), i sincronismi sembrano perfetti. E in quest’ingranaggio Hamsik è un ganglio vitale. Nella partita finora più dura della stagione – quella contro la Fiorentina – il capitano giganteggiò e fu protagonista. Prima con un assist che sembrò un lungolinea tennistico, quella palla servita col misurino a Insigne a inizio del secondo tempo. Un colpo che Marek ha nel suo repertorio. Lo ha sempre avuto. Qualche anno fa, a Roma, pareggiò contro la Lazio con un destro in diagonale che fu una vera e propria volée. Quel che invece non aveva mai mostrato prima è l’agonismo. Contro la Fiorentina un momento clou fu il suo tackle in scivolata con conseguente invito al pubblico a incitare, a crederci. Roba da Salvatore Bagni.

Hamsik è sempre stato il principino. Da quando, il primo anno, alla terza giornata, segnò un gol meravigioso alla Sampdoria passando la palla da un piede all’altro come solo i grandi sanno fare. Hamsik è quasi un ambidestro. Preferisce il destro ma sa calciare di sinistro come pochi. Il suo talento non è mai stato in discussione. Il suo problema è sempre stato il carattere. Maurizio Sarri ha trovato la cura. Innanzitutto tattica. È riuscito laddove nessuno era riuscito. Né gli allenatore del Napoli né i tecnici della Nazionale. «Mi ha detto che vuole giocare a centrocampo», disse il tecnico quest’estate. E da lì non si è più smosso. Ha cominciato a danzare come il Seedorf dei tempi d’oro, capace di non perdere mai un pallone. In grado di avviare azioni decisive, soprattutto sul fronte sinistro, dove il triangolo Hamsik-Insigne-Higuain fin qui è stato letale per qualsiasi avversario. Ma anche di tenere palla, apsettare il momento giusto per poi magari trovare il corridoio, come domenica a Verona.

Non avevamo mai visto un Napoli così perché non avevamo mai visto un Hamsik così. L’eterno incompiuto è sbocciato. A 28 anni sembra aver raggiunto la sua maturità. Arrivò qui ragazzino, fresco diciottenne.Quarto nella classifica di presenze di tutti i tempi con 374 partite giocate col Napoli, a diciotto gare dal terzo posto di Moreno Ferrario. Nove gol al suo primo anno di serie A. Novantadue in dieci anni col Napoli, settimo nella classifica di tutti i tempi, a quattro da Careca e a cinque da Altafini. Forse, anzi quasi sicuramente, non ha mai segnato così poco. Eppure non ha mai giocato così bene. Per Reja era un delitto allontanarlo dalla porta. Mazzarri lo ha sempre impiegato alle spalle di Cavani. Con Benitez non si sono mai piaciuti. Sarri, l’uomo con la sigaretta, gli ha restituito una nuova vita. Ma non pirandelliana. E per lunedì sera nessun tifoso sipone la domanda: “Come giocherà Hamsik?”     
Massimiliano Gallo

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