Benitez è a Napoli per dimostrare che anche qui si può vincere programmando

Pagelle e commenti all’unisono ieri sul Napolista. Ed un po’ ovunque in giro. Insomma mai come questa volta sono (siamo) tutti d’accordo. Brutta partita. Brutto Napoli.
E, perciò, aggiungo io, bellissima vittoria. Perché, si sa, le vittorie che danno più piacere sono quelle che arrivano al termine di partite giocate male. Esse danno l’illusione che “quando giocheremo anche bene spaccheremo il mondo”.
La vittoria la abbiamo agguantata sostanzialmente grazie a tre episodi. Un gran numero di Higuain. Una torsione di Pandev alla Pandev. Una palla in corridoio del macedone per un perentorio Pipita. Poi una bambola difensiva rischia di riaprire la partita che Callejon provvede a chiudere definitivamente.
Così possiamo anche sorridere degli svarioni megagalattici di Armero, di Inler e di Britos. O dei cross sull’avversario di Maggio.
E di Benitez cosa dire?
Sia chiaro, non intendo rinnegare le critiche che fino ad oggi ho mosso a Benitez. In particolare quella di essere anelastico. Troppo innamorato del suo modulo. Delle sue scelte. E di non vedere con rapidità la partita dalla panchina. Assistere lunedì sera alla prova di Armero ed all’atteggiamento passivo del tecnico è stato terribile. Candreva imperversava e Benitez restava impassibile… Francamente sono rimasto basito!
Detto ciò andiamo avanti. Mi sono fatto l’idea che De Laurentiis abbia ingaggiato Benitez per tentare di rendere squadra e ambiente meno provinciali. Attraverso il lavoro di un tecnico di vasta esperienza internazionale.
Qui da noi lo scudetto è considerato il frutto di un miracolo. Di mistiche congiunzioni astrali. E non la conseguenza naturale di un assiduo lavoro di programmazione. A Benitez è stato dunque assegnato il compito di dimostrare che se si programma con intelligenza si può veleggiare stabilmente in alta classifica e prima o poi il risultato arriva. Occorre a tal fine un cambio radicale di mentalità. Per ottenere il quale servono tempi medio-lunghi. Nessun tecnico potrebbe raggiungere il risultato in tre mesi. Ed allora una volta che si è deciso di puntare su un tecnico occorre dargli il tempo ed attendere. (Che non significa privarsi del diritto-piacere di muovere critiche. Repetita iuvant!)
Naturalmente non dimentichiamo mai la realtà. Giusto per non credere alle favole.
Non vi è tecnico al mondo che possa fare grande una squadra senza grandi giocatori.
Guido Trombetti

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