Il Corriere del Mezzogiorno scambia il razzismo per goliardia e non conosce il diritto sportivo

Il Corriere del Mezzogiorno, in linea con la stampa napoletana, affrontando nel suo editoriale quella che definisce “la questione dei cori razzisti o insulti territoriali, come va di moda chiamarli negli ultimi mesi”, ha elogiato ieri De Laurentiis che “giustamente” (così scrive il Corrmezz) ha preso le distanze e sorprendentemente ha dichiarato «che certe affermazioni strillate a mezzo tribuna devono soltanto inorgoglire e stimolare il pubblico partenopeo».

Il Corriere ha aggiunto di suo: “era ora che qualcuno ridimensionasse la polemica e riportasse la questione alla sua natura, cioè una cosa stupida, goliardica, che non necessità di leggi ad hoc.

Orbene il punto sta proprio qui, ma di quali leggi si tratta? Personalmente sono contrario a qualsiasi normativa che si proponga in qualche modo la interpretazione degli accadimenti storici, perché la storia non può essere scritta dalla legge. Questo principio deve valere anche in ordine al fenomeno del razzismo nei confronti di Napoli e dei napoletani. Tutti noi sappiamo che è un problema culturale, che ha radici profonde nella storia del nostro paese, che non può essere risolto con strumenti coercitivi, dal momento che in nessun caso può essere posta in discussione la libertà di pensiero, anche degli idioti, in qualsiasi forma essi si esprimano e nello stesso tempo, perché nessun napoletano, orgoglioso della propria storia, può auspicare un sistema di protezione della propria dignità e del proprio onore fondato sulla legge.

Quello che non capisce De Laurentiis e i suoi non disinteressati adulatori, ma la cosa non ci sorprende, è che la questione non può essere risolta in termini di goliardia o malcostume, in quanto il fenomeno del razzismo che si manifesta negli stadi assume l’aspetto di una vera e propria categoria di fatti rilevanti per l’ordinamento sportivo e in tale veste espressamente disciplinati.

L’articolo 62 delle NOIF Norme Organizzative Interne della Figc, “I fini della tutela dell’ordine pubblico,in occasione delle gare”, stabilisce che le società hanno il dovere di accogliere cortesemente e di ampiamente tutelare i dirigenti e le comitive delle società ospitate, prima, durante e dopo lo svolgimento della gara. La norma stabilisce altresì che le società sono responsabili del mantenimento dell’ordine pubblico sui propri campi di giuoco e del comportamento dei propri sostenitori, ai quali è fatto divieto durante lo svolgimento della gara di ogni manifestazione espressiva di discriminazione per motivi di razza e di origine territoriale.

Il principio sancito dalle Noif trova la sua regolamentazione disciplinare nel codice di giustizia sportiva che sanziona la responsabilità per comportamenti discriminatori dei tesserati e delle società per i comportamenti discriminatori dei tesserati e delle società per i comportamenti dei propri sostenitori. Sta di fatto quindi che l’ordinamento federale, nel disciplinare lo svolgimento delle gare in ogni suo aspetto tecnico, stabilisce, oltre alla aspettativa di essere accolti cortesemente, un vero e proprio diritto soggettivo dei sostenitori delle squadre ospitate al rispetto e alla tutela della propria dignità, che non può essere lesa da quei cori che hanno un contenuto assolutamente ingiurioso e degradante per la persona, che in un contesto individuale diverso sarebbe sicuramente sanzionato dal giudice statuale, quale reato di ingiuria.

L’ordinamento federale, attraverso la tutela dei diritti soggettivi dei sostenitori della squadra ospitata, garantisce altresì il regolare svolgimento delle gare sotto l’ulteriore profilo del diritto delle società al rispetto del regolamento di giuoco, anche sugli spalti, al fine di non alterare la parità di condizione sul campo, diversamente pregiudicata dal nocumento arrecato alla libera circolazione dei propri sostenitori nelle gare esterne.

Con buona pace di De Laurentiis e della stampa nordista, secondata dai poveri untorelli nostrani, nel libro paga del grande capitale editoriale, il tentativo di risolvere tutto a tarallucci e vino ha le armi spuntate contro la severa normativa della Uefa che finalmente ha posto fine al vergognoso razzismo low cost della Juventus,nelle ultime stagioni sportive.
Antonio Patierno

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