Il crollo del Napoli nel girone di ritorno

Il boato che nello Juventus Stadium ha salutato il primo gol del Chievo al Napoli è stato l’ultimo segnale del sogno-scudetto degli azzurri. Lo temevano i tifosi bianconeri (!) mentre la loro squadra stava solo pareggiando. Quel sogno il Napoli l’aveva annacquato dopo quattro pareggi consecutivi con la miseria di due gol segnati, Campagnaro alla Lazio e Inler alla Juventus, stramazzando a Verona contro il Chievo. Fine delle ambizioni sbagliate, mentre c’è odore di zolfo. Il Diavolo milanista è in agguato a due punti. Poi c’è la Fiorentina a tre, l’Inter e la Lazio a sei. Il secondo posto è fortemente a rischio.
La flessione del Napoli è clamorosa: non vince da più di un mese. Cavani non segna da otto partite, compresi i due flop europei. Rispetto alle prime nove giornate del girone d’andata il Napoli ha raccolto otto punti in meno (14-22). Nelle ultime cinque giornate, solo il Pescara ha fatto meno punti del Napoli (1). Gli azzurri ne hanno racimolato 4 come il Palermo ultimo. Nel girone di ritorno, il Napoli con 14 punti viene dietro il Milan (21), la Juve e il Cagliari (18), il Bologna (17), il Catania (16), la Sampdoria (15).
Su quali basi Mazzarri “chiedeva” un filotto di cinque vittorie consecutive per riscattare la frenata dei quattro pareggi? Quale squadra ha visto in allenamento per essere tanto ottimista prima del fallimento di Verona? Aveva chiesto il filotto per tenere su una squadra allo stremo? Questo è stato il Napoli di Verona, una formazione stremata che il Chievo, con una partita di grande ardore agonistico, ha impietosamente messo a nudo.
Non è mancato solo il gioco, che latita da tempo. Sono mancate le energie contro un avversario tosto, tostissimo, fisicamente superiore, ben chiuso. Se Puggioni è stato il migliore del Chievo vuol dire che il Napoli è tornato a tirare (quattro conclusioni nello specchio della porta, tutte di Cavani compreso il rigore respinto dal portiere; sette fuori bersaglio). Il Chievo non è stato da meno, ma ha colpito pesantemente: quattro tiri, due gol, una traversa superiore, una parata di De Sanctis. Neanche le “cifre” e il possesso-palla (56%) assolvono il Napoli. E’ stata una partitaccia che il Chievo ha messo subito sul piano fisico. Gli azzurri non hanno gradito la battaglia. Sono scomparsi Inler e Hamsik, ha giocato senza bussola Behrami, sulle fasce Maggio è stato cancellato da Dramè, Zuniga non ha fatto meglio contro Frey. Il 5-3-2 del Chievo ha annichilito gli azzurri. Al modulo vincente il Chievo ha aggiunto un pressing totale, i contrasti vinti a centrocampo, le marcature asfissianti in difesa. Ha giocato cinicamente come una squadra che deve salvarsi e i tre punti strappati al Napoli gli hanno giovato mantenendo il +8 sulla terzultima. Nel secondo tempo ha badato solo a difendersi, oltrepassando la metà campo appena quattro volte. Il Napoli ha premuto la difesa veronese (sino a nove uomini) senza idee, velocità, grinta.
La squadra azzurra non aveva mai giocato così male. Errori di misura, due passaggi e palla persa, battuta nei contrasti e confusione massima con i “ritocchi” del secondo tempo (Dzemaili, Armero, Pandev).
Non ci gira bene, dice Mazzarri. Non gira affatto, semmai. L’impressione è che il Napoli abbia già dato tutto e non ne ha più confermando puntualmente il calo nel girone di ritorno. In ogni caso, ora bisogna fare blocco, ignorare le critiche, preparare il rush finale salvando il salvabile e soprattutto il secondo posto.
Domenica c’è l’Atalanta al San Paolo e, se il Napoli non ricarica le batterie, sarà un altro match difficile. Il Milan affronta il Palermo a San Siro e contro i siciliani schiacciati sul fondo della classifica dovrebbe contare sui tre punti, pur reduce dalle fatiche del match europeo contro il Barcellona. Il secondo posto, miglior piazzamento di Mazzarri, salverebbe alla fine la stagione che il Napoli ha “bucato” su altri due fronti, l’Europa League disastrosamente e la Coppa Italia. Bisogna tenerlo stretto.
MIMMO CARRATELLI

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