11 maggio 1972, è nata una napolista: Ilaria Puglia

«Tanto lo so, io non sarò mai magra». «Quando piove, esco sempre col motorino perché arrivo asciutta». Me le ricordo queste tue frasi in chissà quali pomeriggi trascorsi a studiare, in attesa che la tua amabile nonna ci portasse il thè. Mi sono tornate in mente mentre pensavo a come celebrare i tuoi primi quarant’anni.E mi sono ricordato della convinzione con cui le dicevi. Sulla prima non obiettavo nulla, non ricordo nemmeno cosa pensavo; sulla seconda ricordo che cercai di replicare ripassando le volte che io invece ero tornato a casa una spugna. Ma tu eri convinta. Sempre. Non ammettevi deroghe.

Tu sei sempre partita a razzo. E per me che il primo set lo regalavo quasi per principio era una mazzata. Tu assumevi informazioni, le metabolizzavi, ti relazionavi alla nuova situazione, programmavi e partivi. E non ti fermavi più. Non contemplavi il ritardo, l’indugiare, il crogiolarsi, o il fermarsi a metà strada (anatema!!!!). Men che mai l’esistenzialismo, vera e propria dottrina della mia gioventù. Tu no. La calvinista di viale Michelangelo.

In fondo non si è mai capito perché avessi scelto Scienze Politiche. Ora ce lo possiamo dire, la tua facoltà sarebbe stata Giurisprudenza. Ma avevi scelto e basta. E la portasti a termine. Perché tu sei così. Determinata, scientifica, indomita, appassionata, generosa. Non fai mai qualcosa così per perdere il tempo. Ti ci dedichi sempre con tutta te stessa. Ogni tua attività è parte di te, della tua vita. Con gli anni, devo dire, sei diventata anche più incazzosa. Eri timida un tempo, ricordi? Ma il bello è che quando ridi ti passa tutto e la tua risata non è cambiata. Chiatta, roboante, schietta. Il segnale che è passato. Mai stata rancorosa tu.

Un’altra cosa ricordo di te. Sei sempre stata una ragazza atipica per la nostra città. Indipendente, non lamentosa, sempre in prima fila. Una napoletana di Friburgo. E dire che in fondo è stato più il tempo in cui ci siamo persi che quello in cui ci siamo ritrovati. Però il bello di te è che ritrovarti vuol dire sempre riavvolgere il nastro a quel giorno di fine autunno del ’90 al cinema Adriano. Quando scambiammo poche parole sulla spiegazione di statistica e timidamente decidemmo di studiare insieme.

Lo ammetto, un episodio di te me lo sono perso. E tuttora pagherei oro per poterlo rivivere. Carnevale di non so quanti anni fa, forse venti. Hai capito, vero? In piazza Bernini (scusa, Cosimo Fanzago), con Lucilla, foste aggrediti da bambini con le bombolette spray. E tu, Charles Bronson del Vomero, non esitasti un attimo: a uno lo sbattesti con la testa in una saracinesca a un altro non so cosa e il terzo stava già a Fuorigrotta. La voglio quella scena, subito!!!!

Oggi compi quarant’anni, Puglia. Napolista e madre, come è scritto nella pagina dei napolisti. E moglie, aggiungo, del nostro martire. E scrittrice. E sorridente. E magra. Ma sei soprattutto una donna di grande cuore. Non incline al sentimentalismo. Ma sempre presente quando il telefono squilla. Pure se quel numero non lo vedi da un mare di tempo. I miei auguri non posso che lasciarteli qua. Il posto più nostro, persino più del libro di storia di Ginsborg. Sì, quello del 29 perché non avevamo frequentato. Senti, io mi fermo perché sennò poi mi commuovo e sbrodolo. Però affanculo ti mando lo stesso, perché sennò finisce che ti commuovi pure tu. Auguri, Puglia!!!!
Massimiliano Gallo

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