Napolisti non mollate, napolisti non mollateeee, napolisti non mollate, napolisti non mollateee

Sento in giro un’atmosfera ancora troppo cupa e mesta. Me ne accorgo dalla poca voglia di parlare rispetto a qualche tempo fa. Prima della partita col Chelsea e prima del momento buio in campionato, in qualsiasi tipo di discorso, anche se l’argomento trattava Sarkozy o l’articolo 18, si riusciva sempre a trovare un collegamento  su Cavani, su Mazzarri o sul sogno della gloria che avrebbe dovuto ricoprirci, per poi stare lì a parlare per altre ore ed ore. Da un po’ di settimane, invece, i pensieri sulle tasse, l’I-phone e sui capricci dell’ultimo pargolo in famiglia non trovano più risvolti azzurri, se non per sbiadirli. Probabilmente avrà influito molto anche il periodo più nero degli ultimi anni del nostro già malandatissimo calcio. Le nuove news che si accavallano sulle scommesse, la morte allucinante in diretta tv di Morosini e il ricatto di Genova con i relativi strascichi e discussioni avranno certamente raffreddato ulteriormente l’entusiasmo di tutti gli sportivi già mogi.  Ma, essendo il calcio diventato sempre più il trionfo del cinismo e delle maschere, si va avanti. Prosegue, tra uno spot e l’altro, dimenticando  probabilmente  anche di essersi fermato e per quali motivi si sia fermato. Show must go on. E così, domani, si torna in campo per quella che forse sarà la settimana decisiva, sportivamente parlando. Se ci riesce ancora di parlarne.

Mi sono lasciato prendere anche io dalla foschia depressiva. In particolare dopo la bruciante sconfitta di Roma. Quella mi ha fatto sprofondare implacabilmente, perché ritengo che, da sempre, esistano delle partite spartiacque che spaccano la stagione nel bene e nel male. Un esempio potrebbe essere la sfida di San Siro quest’anno tra le due capoliste.

Pertanto, così come credo che il famoso 4-3 sempre contro i laziali dello scorso anno, ci spalancò le porte della Champions, nonostante fossimo in riserva, allo stesso modo ho pensato che la rovesciata di Mauri avrebbe messo il sigillo sul terzo posto finale, a nostro discapito. Ho pensato che una sfida del genere, se l’obiettivo veramente lo vuoi e ci credi, non puoi mai perderla, anche se in campo non ci sono i titolari e i piedi pesano come il piombo. Obiettivamente ritenevo e ritengo il Napoli superiore alla Lazio e, considerando le stesse motivazioni, anche in caso di condizione fisica sbilanciata a loro favore, avremmo dovuto portare a casa almeno un pareggio e continuare la scalata. Invece quella notte all’Olimpico non vidi due squadre affamate, e men che meno il Napoli, tant’è vero che fu decisa da banali errori individuali e da un capolavoro. Lì, mi sono affossato insieme ad Inler e all’intera squadra, ho perso la bussola e ho immaginato che i biancocelesti sarebbero in qualsiasi modo giunti al traguardo davanti alle altre.

Invece la giornata calcistica domenicale mi ha rinfrancato, minimamente, ma lo ha fatto. Due sono i motivi che mi hanno indotto ad avere delle speranze. In primo luogo, l’assoluta assurdità di questo campionato. Se oggi la Lazio vincesse tutte le partite raggiungerebbe 70 punti, cioè i nostri stessi punti nel torneo passato che ci assicurarono il terzo posto. Da come stanno girando le squadre, questa quota si prevede sensibilmente abbassata. Lo stesso vale al contrario per la quota salvezza. Per cui, in teoria, il Napoli sarebbe in piena corsa, sebbene abbia appena 51 punti, e l’imprevedibilità di questa giostra, magari anche con un po’ di fortuna, voglio pensare che possa favorirci. In secondo luogo, che rafforza il primo punto, la condizione fisica generale delle pretendenti. Scavando nella memoria, non ricordo un finale di campionato in cui quasi tutte i team che occupano la parte sinistra della classifica camminano rispetto a quelli della parte destra. A parte la Giuve e il Catania, gli altri sono scoppiati, in quello che notoriamente è il mese decisivo: il Milan, in piena corsa per il titolo, riesce a pareggiare a stento contro un Bologna già salvo; la Lazio dà tutto nel primo tempo e si fa raggiungere dal Lecce all’ultimo minuto; la Roma non risulta a Torino; l’Udinese pareggia fortunosamente a Verona e l’Inter non tira mai in porta e si salva a Firenze. In ultimo il Napoli che non luccica, nonostante la pochezza dell’avversario, ma per lo meno vince. Tutte le formazioni che dovrebbero avere le motivazioni più forti e con organici superiori non convincono, né vincono, contemporaneamente. E’ in corso una debacle collettiva in cui può accadere davvero di tutto. Questo mi fa pensare anche che tutti i tifosi si stiano lamentando delle innumerevoli occasioni perse delle loro squadre. Per cui, la nuvola nera è ovunque, le pressioni sono simili e ci ritroviamo tutti nella stessa barca. Perché mai dovrei perdere le speranze di un improvviso e insperato sole?

Infine, ci sarebbe da valutare anche il calendario, perché mi dicono che il nostro sarebbe il più favorevole, ma evito accuratamente. Primo, perché abbiamo capito che incontrare formazioni senza pretese sta risultando ancora più difficile e secondo, cosa più importante, ogni qualvolta sento dire in giro che saremmo i favoriti, puntualmente ci fanno a fette. Quindi porta anche sfiga.

Viste le condizioni delle altre, non credo che ci sia una squadra che riuscirà a vincerle tutte, per cui diventa d’obbligo crederci. Un granello di convinzione in più potrebbe fare la differenza. E se proprio qualche nuvola nera depressiva dovesse poggiarsi sulla nostra testa si potrebbe sempre pensare che “se Napoli piange, le altre non ridono”. E, a questo punto, è molto più di una semplice ed inutile consolazione…

Gianluigi Trapani

Forza Napoli Sempre

La 10 non si tocca.

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