Mazzarri: «Sono l’allenatore più esperto d’Italia, ho battuto il record di Boskov, la gente può fidarsi di me»

Walter Mazzarri parla alla vigilia della sfida con il Lecce: “L’incontro con De Laurentiis è stato bello e opportuno. Mi è piaciuto come il presidente ha parlato ai ragazzi. Quando le cose vanno bene, salgono tutti sul carro dei vincitori, ora ci sono le difficoltà e abbiamo sentito la presenza della società. Il presidente ha fatto capire che era vicino al gruppo e avevamo bisogno di essere rasserenati e rassicurati dalla società.

Ci ha ricordato – per dare la dimensione di quello che abbiamo fatto – che siamo passati dal 520esimo posto nel ranking internazionale al 20esimo. Questo dà grande forza. Questo gruppo è encomiabile. Abbiamo fatto qualcosa di miracoloso e può succedere un momento di circostanze concomitanti che possono far avere una flessione importante. Ora bisogna parlare il meno possibile e limitare i danni. Dobbiamo andare alla ricerca dell’episodio favorevole che fa cambiare il trend negativo di risultati.

Nel calcio c’è poco di riscontrabile, ma ci sono dati inconfutabili. Se noi andiamo a vedere gli allenatori che fanno parte della serie A, compreso le big, rispetto a loro, credo di essere il più esperto sia a livello di campionato che di Europa. Ho fatto tre anni di Europe League, 32 presenze compresa la Champions League con squadre che non erano abituati a fare queste competizioni prima che arrivassi io.

Alla Samp ho battuto il record di Boskov di 10 risultati consecutivi in Europa. Credo di essere il tecnico più esperto d’Italia. In serie A, sono a 291 presenze. Il terzo posto? Noi crediamo da sempre quello che ho detto da quando sono a Napoli. Faremo il massimo in ogni partita, poi vedremo la classifica. Abbiamo sempre ragionato così e per una serie di circostanze contingenti non siamo riusciti a fare punti.

Siamo sempre andati oltre le nostre possibilità, a volte non ce la fai e si paga più degli altri. Dobbiamo aggrapparsi a quello che ci ha portato dove siamo, ovvero l’organizzazione di gioco, la compattezza e la solidità. La partita di Lecce deve servire – anche se non siamo al top – a fare una prestazione importante raschiando nel barile la concentrazione e l’organizzazione. Dobbiamo tornare ad essere una squadra solida, al di là del risultato.

Ho sempre garantito ai tifosi che le mie formazioni hanno un’anima. Credo che la nostra gente abbia visto che possa fidarsi di me. Se qualcuno non s’impegna, sarei io a metterlo fuori rosa. Dico agli appassionati che i giocatori vanno aiutati ed incoraggiati. Detto questo, in un momento di appannamento, chi ama questi colori, deve aiutarci. Dico questo perché meritiamo di essere sostenuti fino all’ultimo minuto.

Se non riesce a dare per un periodo il 120%, non è certo per mancanza di volontà. Aronica rifiata? Vedremo, è una possibilità. Ci sono giocatori stanchi, non voglio rischiare come è già successo per Maggio. Ognuno deve fare al massimo il proprio compito. Si è alzata troppo l’asticella senza una cognizione logica, abbiamo fatto troppo bene già dal primo anno. Abbiamo cominciato con 11 titolarissimi, ora ne abbiamo 14, vuol dire che qualche giovane è diventato affidabile.

Per me, la crescita è positiva. Mi si dice di aver impiegato pocoFernandez, in un ruolo delicato: ha fatto lo stesso numero di minuti di Quagliarella alla Juventus. L’annata resta altamente positiva nel picco più basso dell’anno. Hamsik? E’ un ragazzo che ha sposato la causa e probabilmente ha fatto un discorso da tifoso in un momento difficile. Il giorno dopo – a freddo – ha capito che tutti insieme cercheremo di fare il massimo, a caldo eravamo tutti abbattuti, poi abbiamo il dovere professionale di rialzarci e garantire per la squadra.

Non so cosa faremo a Lecce, chi andrà in campo, chi andrà in panchina, farà di tutto per fare il meglio. Il discorso riguarda pure Marek, questo è sicuro. E’ chiaro che dopo la sconfitta con l’Atalanta, abbiamo ridotto la possibilità di centrare un obiettivo che non abbiamo mai sbandierato, ma comunque importante nella logica di fare sempre il massimo. Ora sarebbe l’obiettivo più alto da poter raggiungere, il primo e secondo posto paradossalmente sono andati.

Un centrocampista in più? Cercheremo di rispettare i valori che ci hanno sempre contraddistinto che ultimamente io ho provato a cambiare. Abbiamo visto che in questo momento non reggiamo un certo tipo d’atteggiamento tattico. Questa squadra si è retta al 99% sull’organizzazione, bisogna ripartire da qui. Le scelte individuali non sono in grado di dirvele: ho fatto solo un allenamento ieri, poi avrò le idee più chiare di chi scenderà in campo.

Serve solidità in fase passiva, concetto che riguarda l’intera squadra. Speravo di risollevarmi già contro l’Atalanta, non avevo mai perso tre partite di fila qui a Napoli, è successo solo alla Reggina. Purtroppo accade, speriamo sia soltanto un fatto episodico. A Lecce dobbiamo ritrovare il risultato. Facciamo le cose con grande equilibrio. Non sarà un finale di campionato senza mordente, affronteremo tutte finali prima di quella vera contro la Juventus.

Il contratto? Non ne abbiamo parlato, ci siamo concentrati soprattutto sul Lecce. Inutile guardare troppo avanti, il nostro imperativo è quello di concentrarsi solo sulla prossima partita senza pensare a scenari futuri. Io e lui lavoriamo di concerto per far capire a questi ragazzi che bisogna fare sei partite di grande intensità. Questo è il nostro dovere. Cavani? E’ uno di quei giocatori che ha finito stanchissimo, potrebbe essere presa in considerazione una staffetta.Era molto stanco ed è a rischio infortunio. Quindi potrebbe entrare dopo, è una possibilità. I fischi? La rabbia e l’orgoglio mi caricano ancora di più e mi ricorderò chi è sceso dal carro dei vincitori. Cerco di dare gli input giusti ai miei giocatori che devono essere tranquilli ma allo stesso tempo carichi. Ci deve essere sempre sostegno durante la partita, poi dopo ci possono essere pure i fischi.

Il mio secondo anno alla Samp? Sono situazioni diverse, lì c’erano obiettivi chiari e non si alzava l’asticella. Ci fu un momento dell’anno in cui Marotta inseriva la squadra in un range dal decimo al quinto posto. Partimmo male e non ci furono investimenti, quando ci accorgemmo che stavamo compromettendo il campionato, poi pensammo solamente alla finale di Coppa Italia. Fu un’annata particolare. Si può fare un paragone solo per gli impegni”.

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