Quando non ci capiamo facciamo come Mario Merola e Carmelo Bene (noi facciamo Merola)

Che cos’è un’élite? Che cos’è l’intelligenza? Che cos’è il Napolista? A cicli più o meno regolari, ritorna sul nostro sito la duplice questione dei commenti e del rapporto tra chi scrive e chi legge. Tema sempre più decisivo e vasto per l’informazione, considerato che a livello generale la data dell’ultima copia cartacea di un giornale in edicola si è abbassata: dal previsto 2043 addirittura al 2020. Otto anni, appena. Ma limitiamoci a questa barchetta corsara, che vanta un equipaggio anarchico e libertario innanzitutto. Il primo spartiacque l’ha ribadito Max con nettezza: qui nessuno viene pagato e l’obiettivo è discutere e divertirsi. Informazione libera. E’ un lusso e una libertà totale allo stesso tempo e che consente spesso di disturbare il manovratore, al contrario di chi si omologa al pensiero unico dominante, quella della società, anche per lucrare piccoli favori: biglietti gratis allo stadio, eccetera eccetera. Quindi, in piena libertà, concordo pienamente sulle menti fini evocate da Luca, lavezziano come me, ma conservatore non rivoluzionario. La sua indovinatissima frase mi ha ricordato il colloquio che ebbi tempo fa con un collega esperto di media e che stimo molto. Parlando della crisi dei piccoli quotidiani di nicchia, Foglio e Riformista (e il Napolista è nato quando io e Max eravamo entrambi al Riformista), e della loro difficoltà nelle edicole, lui mi rispose secco: “I giornali intelligenti, troppo sofisticati non si vendono”. Ora, possiamo anche concordare che Foglio e Riformista non siano giornali intelligenti, però il punto esiste. Qual è la strada, anche per un sito di volontari come questo, per far parlare le persone tra di loro in maniera non banale, senza slogan e senza luoghi comuni? Qual è il modo per evitare i monologhi assertivi ma anche per non dialogare in maniera rozza e volgare? L’unica strada sono le menti fini. Luca ha ragione. Certo, l’intelligenza è una bestia soggettiva e deve fare i conti con la visuale di ognuno di noi. Ma i paletti ci sono. Gli insulti non sono intelligenti, per esempio. Così come si scrivono o dicono stupidaggini che fanno rabbia e tristezza. E qui vengo al nodo che mi sta più a cuore. Il Napolista sarà pure un’élite (sul concetto ritornerò dopo), ma è fatta di persone che si lacerano nei dubbi e tengono sempre di vista il contesto. Anche per questo, lo ammetto, mi sono autocensurato alla vigilia di Napoli-Chelsea. L’argomento sono le amicizie camorriste di alcuni giocatori. Io amo Lavezzi, senza se e senza ma, ma sapere che frequenta un camorrista mi ha fatto venire voglia di chiedere a De Laurentiis di cacciarlo. Così come Cannavaro, che avrebbe presentato Santacroce ad altri gentiluomini che tanto onorano questa città. A Napoli abbiamo già avuto un Idolo cui abbiamo perdonato tutto. Basta e avanza. Soprattutto se la camorra ancora regna e prospera. Il magistrato che ha ascoltato Lavezzi (il quale si è difeso dicendo di non sapere nulla della matrice camorrista dell’amico) ha chiaramente scritto che si tratta di una condotta estremamente riprovevole, benché priva di rilievi penali a carico del Pocho. La mia rabbia è aumentata quando ho visto i commenti alla notizia sul Napolista. Pochi, innanzitutto. Segno di indifferenza. Ma alcuni completamente stupidi nel loro sarcasmo o nelle loro ipotesi di complottismo. Quest’ultimo è stato liquidato dalle ammissioni di Lavezzi e Santacroce. Il sarcasmo, invece, è un’offesa alla memoria di chi come Siani è stato ammazzato dai clan. Ho letto: “Dov’è la notizia?”. Già. Il male endemico di tollerare la convivenza con la camorra e che porta a irridere chi si pone il problema e segnala che ci sono alcuni giocatori amici dei boss. E’ normale? Avrei voluto porre questa domanda al sindaco Luigi de Magistris, tifoso che vede la partita spalla a spalla con il presidente. Avrei voluto porre questa domanda a una donna coraggiosa, Luisa Bossa, che è anche Napolista ed è reduce dal tragico insuccesso della manifestazione OccupyScampia, altro segnale allarmante sul dominio della camorra a Napoli e in Campania. Sì, mi sono autocensurato per non rompere i coglioni, nel mio e nel nostro piccolo, alla vigilia del partitone con il Chelsea. Ho sbagliato e agli stupidi che dicono di non vedere la notizia, rispondo per rimanere in tema (sia con Maurelli, sia con la camorra) con la memorabile frase di Michael Corleone al cognato Carlo nel primo “Padrino”: “Non venirmi a dire che sei innocente, perché è un insulto alla mia intelligenza e la cosa mi disturba molto”. Concludo con la questione dell’élite. Qui la puzza sotto al naso non c’è e non amiamo guardarci l’ombelico (virus molto diffuso nelle élite autoreferenziali). Il discrimine è la tentazione dell’intelligenza, in mancanza di un confronto civile. Il Napolista è un’élite di disperati, in ogni caso. Spesso gente che si è ritrovata da sola, senza più un partito, senza più una donna. Ma con il Napoli nel cuore. La contaminazione è uno dei nostri sport preferiti. C’è una foto che lo prova in modo inoppugnabile. Sulla prima pagina del Mattino all’indomani dei funerali di Mario Merola al Carmine: è un’immagine della folla davanti a uno striscione per Merola. Scorgerete la testa di Max Gallo. Cito questo episodio per ricordare un incontro tra Merola e Carmelo Bene, un vero genio. I due si incrociarono in un aeroporto e Merola gli disse: “Maestro, voi siete un grande; non capisco molto di quello che fate, ma so che siete grande. Mi piacete, e se piacete a un ignorante come me significa che siete un genio”. Bene lo abbracciò e rispose: “Sei tu il grande, sei tu un attore straordinario. Quando ti vedo mi commuovo; e se mi commuovo io significa che tu sei veramente il più grande”. Facciamo così. Quando non ci capiamo facciamo come Merola e Bene. Ovviamente noi facciamo Merola. Siamo un’élite meroliana, senza dubbio. Fabrizio d’Esposito Post scriptum. La mia difesa di Maurelli non include le sue considerazioni su Mazzarri. Mi è sembrato di sentire Luca fare il famoso coretto come già con Bianchi: “Te ne vaje o no? Te ne vaje sì o no?”. Non sono d’accordo. Vorrei che Mazzarri rimanesse (e non frequentasse camorristi).

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