Il battesimo dello stadio. “Ma non può cominciare prima?”

Tolto il travestimento da Champions, in occasione di Napoli – Inter il San Paolo si mostra al popolo della curva alquanto spento e dimesso. Intorno a noi si riempie abbastanza presto, ma il resto va a rilento. E’ facile, comunque, guardarsi intorno e vedere che per fortuna siamo sempre circondati da gran bei personaggi.

Facile menzionare la dama in pelliccia e con la borsa supergriffata che ci ha seguito dalla fila ai cancelli fino agli spalti. Una classe come poche. Ancora più facile innamorarsi del bimbetto davanti a noi con gli occhi che gli ridevano di felicità. Quasi scontato raccontare di chi dietro di noi ha aperto un tiramisù fatto in casa che per il trasporto si era appallottolato tutto su un lato e distribuito in tutta la fila. Compreso il giubbino di chi gli era davanti. E ancora, è un onore condividere con voi le gesta degli amici di sempre.

E, ovviamente, non mancavano gli occasionali. Ma non vi parlerò neanche di questo… O almeno non di quelli che sanno di esserlo e che si offendono se li chiami così.

Non pensate che sia un discorso da presuntuosi. Solo una semplificazione in categorie che in fondo non amo neanche tanto. Invece, lei l’ho amata fin dalla prima frase: “Ma il campo non è rettangolare, è quadrato!”. La prospettiva, questa sconosciuta.

Mi giro e ce l’ho dietro di me. Tipetto carino, sportivo, cappellino azzurro e tuta. Occhiali da vista e voce squillante. Molto squillante. E’ lì col fidanzato e con qualche amico, è in piedi e cambia posto continuamente tra la fila dietro di noi e qualcuna più su. Forse avrà altri amici lì. Il fatto è che continua a muoversi come quando  sei ad una festa di 18 anni e vai da un gruppo ad un altro di amici per non perderti nulla. Con una scioltezza nel farlo, da fare invidia a Paris Hilton nei migliori “Cocktail Party” di Los Angeles.

Insomma, il commento sul campo ha attirato ovviamente la mia attenzione, ma tutto il resto mi ha incollato a questo splendido personaggio. E’ scocciata, annoiata di starsene lì già tre ore prima del fischio d’inizio e allora chiede se per caso fosse possibile cominciare prima. Non come battuta ironica. Era sinceramente incuriosita dalla possibilità che potesse iniziare prima. Resta quasi delusa quando le  demoliscono la speranza.

Lo chiedeva un po’ per noia, un po’ perché non sopportava tornare a casa con i vestiti puzzolenti di fumo. Si guarda in giro e quasi gridando alla curva vuole sapere : “Ma perché fumate tanto? Non ne avete mai abbastanza?”. Io comincio a pensare che oscilli tra il sociopatico e  l’esibizionista. Irritante come pochi. Peccato che io non fumi.

In tutti i casi, lei è felice di stare lì. Resta un po’ sulle scale, scambia baci affettuosi con il fidanzato, accenna un passo di danza su una canzone “unz unz” da riscaldamento. Si sta divertendo. E ancora deve cominciare la partita.

Al fischio d’inizio non la vedo, probabilmente tra i due, ha scelto il gruppo di amici seduto più in alto. Ma la ritrovo nell’intervallo, quando mi piomba quasi addosso, da dietro, con due amiche, più o meno stesso stile, che cercano di farsi largo per andare in bagno. Si fermano accanto a noi, indecise se continuare a scendere o meno. Qualcuno ha detto loro che ci potrebbe essere una bella fila, che non è facile scendere e risalire in poco tempo e potrebbero non farcela a tornare per l’inizio del secondo tempo. Lei è sinceramente preoccupata e decide di tornare indietro.

Prima della partita chiedeva delle abitudini di quello strano posto in cui è stata portata, chiamato stadio. Fino ad allora, probabilmente, era sempre stato un gruppo musicale. Tra le curiosità, c’è stata: “Ma quando entrano i giocatori, devo applaudire?”. A fine primo tempo, sullo zero a zero, invece conferma a se stessa: “ Ma adesso il goal ce lo vediamo dall’altro lato!”

Beh! In curva, per fortuna, si impara in fretta!
di Deborah Divertito

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