Siamo secondi
Io non me l’aspettavo

Trentasei punti e secondo posto in classifica alla fine del girone d’andata. Alzi la mano chi se l’aspettava. Io no. Abbiamo vinto undici partite, ne abbiamo perse cinque e pareggiate tre. Il male dell’anno scorso, la pareggite, è stato debellato. Soprattutto grazie a Edinson Cavani, 13 gol senza rigori, capocannoniere del campionato, vero e proprio colpo del mercato. C’è poco da dire, da quel giorno d’ottobre del 2009, quando furono fatti fuori Donadoni e Marino, il Napoli ha cominciato a volare e non si è più fermato. E’ vero, ogni tanto il presidente qualche dichiarazione se la potrebbe risparmiare, soprattutto quando parla a vanvera, ma è innegabile che il Napoli sia ormai una realtà del calcio italiano. L’unica squadra, tra l’altro, a conquistare i sedicesimi finale di Europa League. L’altro artefice di questo miracolo è Walter Mazzarri. Noioso, non c’è che dire, ma testardo e gran lavoratore. Maniacale. Me lo immagino mentre fuma da solo alle tre di notte, riguarda le partite e magari chiama Aronica per chiedergli come mai non ha scalato su quell’azione di Krasic. E’ vero che oggi il post-partita conta tanto, e lui lì paga l’assenza di charme, ma è altrettanto vero che comincia a ritagliarsi l’immagine di un personaggio che gli piace, quello di chi sta nell’ambiente senza essere dell’ambiente, quello che si è fatto da sé, che ha allenato in provincia e ovunque è andato ha sempre fatto bene. E i fatti al momento gli stanno dando ragione.
Anche su Quagliarella ha avuto ragione. La sua cessione (io l’avrei tenuto, ovviamente, imponendo il turn-over), parlano i fatti, ha giovato a tutti: al Napoli, alla Juve, a Fabio stesso e a Lavezzi. Insomma, meglio non poteva andare. Anche perché Mazzarri ha voluto un giocatore che sembrava essere una seconda punta, uno che non pareva in grado di segnare caterve di gol, e invece… Io penso spesso a Quaglia e Cavani insieme, ma la realtà è un’altra. Immagino che a Palermo si stiano mangiando le mani: la cessione di Cavani resta una macchia indelebile nella carriera di Delio Rossi. Io uno così non me lo ricordavo da tanto, tanto tempo. Probabilmente avrà la sua flessione (speriamo di no), ma per la prima volta da vent’anni abbiamo il miglior attaccante del campionato. E vent’anni fa c’era da discutere, perché per me Van Basten era – se possibile – più forte dell’immenso Careca, ma non voglio aprire polemiche.
Ovviamente è un campionato strano. L’Inter ha cominciato con l’handicap, la Juve stenta, la Roma litiga, la Lazio sembra in calo. Solo il Milan procede e si è persino rafforzato con Cassano. I nostri limiti sono lì, però i pregi sono tanti. Sembriamo una testuggine, in campo ci muoviamo compatti, ripartiamo veloci, quei tre là davanti fanno paura. E, soprattutto, ce la giochiamo quasi sempre. La paura di un calo c’è sempre, magari uno o due acquisti non ci farebbero male, però il timore di rompere il giocattolo lo capisco. Anche se – come dice lo zio – quando ci capiterà più di stare a meno quattro dal Milan a fine girone d’andata? Se non ci rinforziamo ora, quando? Vediamo. Per ora, va bene così. Si gode, e pure tanto. Poi, se dovessimo risvegliarci, pazienza…
Massimiliano Gallo

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