Ragazzi, teniamoci stretti Bigon e Mazzarri

La grande vittoria contro la Juve riapre il dibattito sulle ambizioni del Napoli. E’ giusto sognare? Parrebbe di sì, visto l’andamento della squadra. Tuttavia, la classifica è ancora così corta che la rimonta in corso dell’Inter e l’imprevedibilità della Roma ci mettono nella condizione di rimanere con i piedi per terra e sperare che almeno il quarto posto possa essere raggiunto alla fine del campionato.
L’incontro di ieri ha messo in evidenza le differenze che oggi ci distanziano dalla Juventus targata Marotta-Del Neri. Come sempre accaduto alle squadre guidate dall’allenatore friuliano, il mese di gennaio coincide con una fase di calo atletico e di risultati. E’ questo il momento appropriato per tenere i bianconeri a distanza di sicurezza. Le contraddizioni del progetto juventino stanno progressivamente emergendo. Alla fine del girone di andata Del Neri ha collezionato meno punti del tanto vituperato Ferrara, e gli infortuni hanno evidenziato i limiti di un mercato esaltato troppo in fretta. Sarebbe lecito chiedersi a che punto sarebbe oggi la Juventus senza l’ingaggio in chiusura di mercato di Quagliarella, l’unico che ha retto finora in un telaio fragile. I colpi messi a segno da Marotta non hanno nulla di sensazionale. Krasic è stato pagato per il suo valore, Pepe e Martinez si sono rilevati due investimenti inferiori al loro prezzo, per Bonucci sono stati sacrificati giovani altrettanto validi. In chiusura, Trezeguet è stato liquidato troppo in fretta, considerato il ricorso ad un giocatore con caratteristiche simili come Toni. Tutto ciò, con un budget significativo messo a disposizione dagli Agnelli. Certo. I conti si fanno alla fine e, come sottolineato da Marotta, gli investimenti di giugno rappresentano la base di un progetto futuro. Tuttavia, il paragone con la strategia del Napoli è inevitabile.
In un mercato segnato dal pareggio di bilancio, l’opera di Bigon è stato un capolavoro. Buon sangue non mente. Silente e discreto come il padre, l’ultimo allenatore che ha saputo regalare una grande gioia ai colori azzurri, il giovane dirigente ha ossequiosamente seguito le disposizioni presidenziali, mettendo a segno, d’accordo con l’allenatore, i colpi appropriati per regalarci questo sogno. Le parole di apprezzamento su Cavani sono superflue, così come i colpi low cost, realizzati in sordina, siamo certi sapranno dare il contributo richiesto.
In questo contesto si inserisce il mercato. Per dirla tutta, sottoscrivo in pieno le parole del Presidente. Non c’è dubbio che qualche giocatore di qualità per garantire i necessari ricambi è necessario in questo Napoli, in particolare il tanto atteso difensore mancino. Su Inler, sembra che De Laurentiis abbia letto l’editoriale di Valentino Di Giacomo di qualche giorno fa. Spendere quella cifra per un giocatore che a 27 anni non ha ancora compiuto il salto di qualità atteso, è una follia. Piuttosto, appare evidente che il presidente Pozzo stia giocando al rialzo, rischiando di rimanere con il cerino in mano e di replicare quanto avvenuto un anno fa con D’Agostino. Leggendo le cronache di calciomercato, sembra che i presidenti delle altre società vedano in De Laurentiis la gallina dalle uova d’oro. Non credo corrisponda a realtà, ma mi è capitato di leggere che l’Atalanta abbia chiesto 8-10 milioni per il cartellino di un tal Barreto. In questo contesto, è difficile dar torto al presidente e non condividere le sue dichiarazioni.
Mi auguro, invece, che siano determinati calciatori a manifestare il loro desiderio di far parte di questo progetto.
Bigon e Mazzarri hanno dimostrato finora di avere le idee chiare ed i risultati gli stanno dando ragione. Direttori generali ed allenatori prodigiosi in giro non se ne vedono, come dimostra la Juve. Con i loro limiti e difetti, teniamoceli stretti. La rinascita della Napoli calcistica è merito anche, e soprattutto, del loro lavoro.
di Michele Affinito

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