Il turn over diventato quell’arma in più

Il Napoli, certo, ma soprattutto Cavani. Meraviglia e non mistero perché è tutto autentico, come i suoi gol: ben otto da agosto ad oggi. L’uruguagio ha sfarinato con la sua doppietta il Parma e ha dimostrato la capacità di marcare la differenza in campo. Edson sta velocemente affacciandosi sulla ristretta platea dei fuoriclasse. Ora è un giocatore completo, indispensabile non solo al Napoli ma anche alla sua nazionale. C’è, però, da riconoscere che gli azzurri non hanno mai corso il rischio di non vincere. Anche nei momenti di attesa (una gara ne presenta sempre), sono riusciti a governare se stessi e la partita, e poi hanno infierito con le prodezze morbide e crudeli di Cavani. Grande abilità nella realizzazione della seconda rete, quasi un tocco sotto il pallone, un mezzo cucchiaio sull’uscita del portiere; la prima prodezza s’è articolata attraverso una fuga spalleggiata da Zuniga conclusa con un tiro aggirante. Insomma, il Napoli e il Matador convincono di più in campionato che in Europa (allusione evidente alla figuraccia di Liverpool), anche se avevano contro un Parma molto morbido, e non certo aiutato dal proprio attacco: sei gol realizzati da inizio campionato, due in meno di quanti ne ha fatti per il Napoli il solo Cavani. La scelta Mazzarri sceglie una formazione nuova per sei undicesimi, rovescia come un calzino la squadra-base e le sue convinzioni: com’è arcinoto, a lui del turnover non importa molto e infatti lo pratica solo in situazioni estreme. Scende, comunque, in campo una compagine di buon senso, che colloca sulle fasce elementi abituati a percorrerle. Quelli che di solito costituiscono le riserve (un nucleo consistente dell’organico: più di undici giocatori) stavolta hanno potuto vivere un’avventura tutta per loro. Ma non solo: hanno dimostrato che, seppure esistessero titolari e seconde linee, i due gruppi non sono, in realtà, separati da barriere insormontabili. Può diventare questa la terapia adeguata a non ripetere errori già visti? Possiamo fidarci di Yebda, Vitale e altri finiti nel cassetto dei ricordi? E quel Dumitru, anche lui un giorno la metterà dentro? Fatte le debite proporzioni, se ne può serenamente discutere, pur se il campionato del Napoli è già una catena di domande, e lo resterà per mesi. Certo, ieri Cavani ha solcato un divario, tuttavia i destini di una squadra difficilmente si decidono sulla scia dei fuoriclasse. Per realizzare quel miracolo di equilibrio che serve per andare avanti (difensori che fanno gol, centrocampisti in grado di «offendere») bisogna scovare i tesori riposti nei cassetti. Il Napoli, ieri, ha esibito una complessiva superiorità sia nella fase difensiva (quantunque dopo l’uno a zero e alla fine della ripresa abbia riproposto qualche sofferenza); sia nel momento dell’attacco, gestito con le sponde di Zuniga e poi di Lavezzi, il quale ha innescato l’azione del raddoppio. La panchina In classifica, i 10 punti di distacco tra le due squadre si sono avvertiti. Dal gap i padroni di casa sono emersi senza strafare, con umiltà e carattere, coscienti della necessità di resistere, per poi contrattaccare nelle pause del gioco avversario. In questa convinzione di essere squadra e di essere soprattutto una scatola aperta, dove è riposto tutto ciò che può servire alla causa, è impacchettato il futuro del Napoli.
Toni Iavarone

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