L’anno di De Bruyne a Napoli è stato sostanzialmente fallimentare

Si parla poco del progetto tattico sbagliato che era alla base della stagione. Il Napoli ha funzionato quando era in emergenza, quasi mai con la formazione titolare

De Bruyne

Mg Reggio Emilia 23/08/2025 - campionato di calcio serie A / Sassuolo-Napoli / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Kevin de Bruyne

La stagione di Kevin De Bruyne a Napoli è stata sostanzialmente fallimentare. Al rientro dopo il lungo infortunio sembrava poter vivere una nuova alba con il Napoli. Ma De Bruyne si conferma refrattario al contesto calcistico, e Napoli, per l’ennesima volta si conferma criptonite per la nobiltà calcistica, al di fuori dei confini italiani. De Bruyne è il secondo nome della lista. Il primo è il “gestore” del Brasile. Napoli è un contesto calcistico particolare che pretende asservimento ai riti d’amore, posticci e fetenti, del popolino. Le prestazioni del calciatore belga, apertamente al risparmio per giocare i prossimi mondiali, hanno un’intensità che oscilla tra il dolce far niente e una pigra passeggiata domenicale. L’approccio del belga, a Napoli e al Napoli, ha avuto la supponente alterigia dell’etnologo che studia le popolazioni del Pacifico australe. L’ammirazione gratuita, per la parte migliore della carriera di De Bruyne ormai alle spalle, è stata tutto sommato mal riposta. Un paio di assist in Champions, contro lo Sporting, dei rigori ben calciati, e una bella giocata contro Modric con il Milan nel lunedì di resurrezione. Stop. Questo è lo score del De Bruyne napoletano. In diverse partite si è palesata la totale incomunicabilità tra il cervello del calciatore ed il proprio fisico. Conte ha provato, compatibilmente con le necessità di squadra, a cucire diversi abiti a misura del belga. Ma questi hanno spesso finito per inficiare le prestazioni del miglior giocatore del Napoli, quello Scott McTominay, che a differenza dei propri compagni di reparto, vedi Zambo Anguissa, spesso indolente ed irritante, è sempre il primo a scuotere risultati e sentimenti.

L’andamento di De Bruyne è per certi versi la cartina al tornasole di una stagione che per il Napoli non è propriamente in linea con gli obiettivi, ma che tutto sommato è migliore di tante altre, più celebrate, ma molto meno vincenti. Certo la Supercoppa è un trofeo, ma pesa poco nell’immaginario. Manifestazione di due partite, che non ha epica, non ha narrazione. Fa bene Conte a rivendicarne orgogliosamente la conquista. Pensando soprattutto al momento della stagione in cui è sopraggiunto. Nel lungo inverno degli infortuni. Alibi fondato e predominante nella narrazione stagionale. Ciò che viene poco narrato è, invero, il progetto tattico sbagliato su cui è stato pensato il Napoli di questa stagione. Conte ha trovato il modulo migliore per questa squadra in piena emergenza infortuni. Quando i centrocampisti sembravano essere armate del Risiko! Una volta tornati a disposizione tutti gli effettivi del centrocampo, il Napoli è tornato ad avere problemi di misure, gioco, intensità e finalizzazione. Dopo la partita di Parma, Conte allenatore di buon senso, potrebbe archiviare definitivamente i fab four. Come scritto sul Napolista, la formuletta magica ha prodotto poco o nulla.

Archiviate illusorie rimonte, il futuro incombe. La vittoria dell’Inter contro il Como, dopo l’inciampo di Parma, è stata un’ottima notizia. La squadra di Fabregas è a otto punti. A sei turni dalla fine il Napoli deve pensare a blindare il secondo posto. Su sei partite che mancano, quattro saranno al San Paolo dove Conte in questa stagione, in campionato, non ha mai perso. A maggio (il 24 il presidente compirà settantasette anni) dovrebbe svolgersi il confronto tra Conte e Adl per gettare le basi per la prossima stagione. La Nazionale non incombe: non frega a Conte per amor patrio guadagnare poco, non interessa a De Laurentiis, sempre per amor patrio, privarsi del miglior allenatore della propria presidente rispetto ai risultati ottenuti. Si andrà avanti insieme. Per ottomilionidieuro di ragioni. Perché, al di là delle volate tirate a Conte in nazionale, da una stampa capace di lanciare titoloni e ipotesi, ma incapace di dire da quale conto corrente parta il bonifico mensile degli emolumenti di Conte. Per inciso, si torni ai tecnici federali, più impermeabili a procuratori rapaci e moral suasion insistenti.

Il punto di partenza del confronto dovrà essere solo uno: svecchiare la rosa in maniera condivisa e coerente, strutturandola in maniera più sostenibile rispetto a quest’anno. Abbiamo visto che i nomi spesso non servono. Alisson Santos oggi vale più di De Bruyne. Se ne facciano una ragione i feticisti del belga. Il nome di richiamo per gli abbonamenti non esiste più. Il Napoli non ha mai cercato questo trucchetto. Il Napoli ha sempre avuto uno sguardo al futuro. Oggi Alisson incide più di Kdb. Conte cerchi di staccarsi dai suoi luogotenenti e si affidi a Manna che non è un fulmine di guerra, tutt’altro, ma  ha dimostrato di avere tempismo e capacità di vedere giocatori futuribili. La campagna acquisti la scorsa estate è stata sbagliato in toto, e a gennaio, se non fosse stato per Santos, l’arrivo del solo Giovane avrebbe sollevato ulteriori critiche all’operato del ds. A luglio prossimo, a meno di miracoli, Lucca e Lang saranno nuovamente in ritiro a ricordare la pessima campagna acquisti 2025. Juan Jesus, Anguissa, Politano, Lukaku, Spinazzola e anche Lobotka dovranno essere messi in lista di sbarco per raggiunti limiti di età. Il Napoli deve pensare al futuro, con Conte sulla tolda di comando. Sarà la sua la faccia del centenario del Napoli, con buona pace del popolino.

Condomino di “Palazzo Napolista”. Di confessione Maradoniana. Feticista di Federico Buffa. Scrive, ma soprattutto parla senza filtri. Sogna di vivere sempre almeno con 30º.

ilnapolista.it © Riproduzione riservata
Correlate