La Serie A apparecchia Malagò ma la politica sta scaldando i motori

Il rivale in Figc non è tanto Abete ma è Palazzo Chigi. È la politica - teoricamente quella vera - che non vuole più il calcio italiano dipendente da Gravina e soci. E ha cominciato a muoversi per il commissario

Malagò

Dc Roma 29/01/2025 - Il Presidente della Repubblica incontra la Federazione Italiana Tennis / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: Giovanni Malago’

La Serie A apparecchia Malagò ma la politica sta scaldando i motori

“Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto”. Parole e musica di Sergio Leone, una delle frasi più celebri dei suoi immortali western. Chissà se la massima pronunciata da Gian Maria Volonte’ troverà conferma nella battaglia per la presidenza della Federcalcio. L’uomo con la pistola sarebbe il mondo del calcio, i suoi maggiorenti: da Gabriele Gravina a Beppe Marotta. L’uomo col fucile in teoria dovrebbe essere la politica, quella vera (si fa per dire). Diciamo la politica del palazzo di governo.

Il calcio ha il vantaggio di essere un circo fortemente mediatico. Nel tritacarne della comunicazione, figure che in politica sarebbero laterali diventano facilmente Richelieu. Marotta nelle stanze del pallone la fa da padrone. Per standing, per aderenze, ovviamente per risultati. Ma non stiamo parlando di Arnaldo Forlani. Allo stesso modo Gabriele Gravina, trattato con i guanti dai giornali italiani (c’è qui la radiografia di Mario Piccirillo dell’intervista al Corriere della Sera), va visto e giudicato anche al di fuori del proprio sistema di potere. Fatto sta che il calcio oggi ha fatto le sue mosse. La Serie A, spinta appunto dal duo Marotta-Gravina, si è schierata quasi compatta per Malagò presidente Figc. Contrarie solo la Lazio di Lotito (uno che la politica la frequenta) e il Verona.

Malagò, che a Roma è nato e dei Palazzi conosce persino il rumore delle serrande, ha annusato l’aria. E non a caso nella sua cauta dichiarazione, ha scelto il canone quirinalizio: “percorso esplorativo”, l’ha definito proprio così. Non ha detto mandato esplorativo proprio perché sapeva che gli avrebbero lanciato i coppetielli. Malagò sa bene come possono finire i mandati esplorativi per comporre un nuovo governo. Malagò sa bene anche che tra lui e la presidenza Figc non c’è solo Giancarlo Abete suo storico rivale – il duellante per dirla alla Conrad -, giovanotto come lui. C’è soprattutto Palazzo Chigi che sonnacchiosamente sta cominciando a muoversi. Con i suoi tempi. Perché, siamo seri, nemmeno Palazzo Chigi oggi vive uno dei suoi periodi più luminosi. Mentre stiamo vivendo uno dei momenti più complessi dell’Occidente, terremotato da Trump, non dimentichiamo che in Italia tiene banco la cerniera lampo del ministro Piantedosi. Quindi il livello è quello che è, ma persino questa politica può bastare per fermare Marotta, Gravina e Malagò. Peraltro lo stesso Marotta ha capito che è meglio non andare allo scontro dialettico. Nel privato, briga come un Franceschini. Nel pubblico, rilascia dichiarazioni vacue.

Il succo è che la politica vuole il commissariamento. Lo ha detto chiaro e tondo Lotito. Oggi lo ha dichiarato anche Fratelli d’Italia partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Che in una nota ha ricordato come la Federcalcio non è mai stata in grado di realizzare riforme che andassero contro il volere degli elettori. È la vecchia storia del cappone che non vota per il Natale. Fratelli d’Italia pronuncia la parola magica: commissariamento. “Le riforme vere richiedono il coraggio di cambiare le regole del gioco. Ma anche i poteri per poterle realizzare, poteri che solo un commissario può avere”. Aggiungete le parole di ieri di Salvini sia su Gravina che su Malagò, e mescolate forte. Non c’è bisogno di aggiungere sale. Occhio che anche presidenti di Serie A come De Laurentiis – primo sponsor di Malagò – non è affatto contrario all’ipotesi commissariamento. Anzi.

I giochi sono aperti. E oggi alle 14 conviene seguire l’audizione del ministro per lo Sport Andrea Abodi presso la VII Commissione del Senato su “quali interventi siano necessari, dal punto di vista del Governo e del Parlamento, per affrontare la grave crisi del calcio italiano”. Ah, in quella commissione siede un certo Adriano Galliani.

Fondatore del Napolista, ha scoperto di sentirsi allergico alla faziosità. Sogna di condurre il Bollettino del mare di Radio Rai. E di girare – da regista - un porno intitolato “La costruzione da dietro”. Si è convertito alla famiglia: ha una moglie, due figli, un cane. E tre racchette da tennis.

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