Dopo la Roma togliamoci
lo sfizio a Cagliari

Con Mazzarri il Napoli è riuscito a violare molti tabù. Roma in casa, Samp in trasferta, quest’anno, ma anche l’anno scorso a Firenze, a Torino sponda bianconera. Ma io sto aspettando con ansia Cagliari, successo sfiorato l’anno scorso con un clamoroso pareggio (3-3) che mi è rimasto in canna, come si suole dire. Cellino mi è antipatico, non lo nascondo, e non nascondo che sull’isola tanto cara ai vip, un colpaccio lo sto sognando da tempo. Non è che lì i napoletani siano tanto amati: ricordo il labiale di Cellino, ricordo come ci accolsero l’anno scorso. Per loro è una gara speciale e non riesco a capire il perché.
Ci odiano, forse, perché dopo Gigi Riva e quello splendido scudetto, non riescono più ad entrare nell’élite del calcio da un po’ di tempo.  E anche da quello spareggio del 1997 per non retrocedere tra Piacenza e Cagliari. I tifosi del Napoli tifarono per gli emiliani. Un astio che dura ormai da tredici anni. E così dico a Mazzarri di fermare Daniele Conti (uno che ci segna sempre), Matri (che ci propongono sempre a inizio e fine mercato), il rosso Biondini, il trottolino Cossu, Nenè e tanti altri. Questi ci aspettano sempre per rivitalizzarsi e Cellino tornerà di sicuro dal suo buen retiro di Miami per dircene altre quattro.
Caro Mazzarri, attacca alla parete dello spogliatoio questa frase:  “Napoli e Genoa. Saranno due partite importantissime per noi. Abbiamo dalla nostra il fatto di giocare in casa, davanti al nostro caloroso pubblico: dobbiamo fare sei punti. Sono due avversari tosti, ma il Cagliari non è inferiore a nessuno. Quella col Napoli poi, si sa, è una partita speciale. Dobbiamo regalare i tre punti ai nostri tifosi”. Sono parole di Bisoli, altro allenatore caricato a dovere da questa sfida. Ci stanno aspettando, ma che pagherei per vincere per togliermi un altro sfizio. Poi ne aspetto un altro ancora. Non mi accontento di certo.
Paolo Carafa

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