Cercasi il cappotto
di Pesaola per il Museo

All’ingresso del museo del Chelsea c’è un cappotto in vetrina. È quello che ha indossato Josè Mourinho quando era la vera star di Stamford Bridge. È un Armani, portato dall’allenatore nel periodo più brillante alla guida del club di Londra. A un altro soprabito hanno pensato due professionisti napoletani, il radiologo Dino Alinei e l’ingegnere Giuseppe Montanino, tifosi del Napoli e appassionati collezionisti, un anno fa creatori dell’associazione «Momenti azzurri»: il cappotto color cammello di Bruno Pesaola, l’allenatore argentino che firmò la prima coppa Italia e la prima coppa europea conquistate dal Napoli nella sua storia.
Lo scaramantico Petisso lo tirò fuori dall’armadio, probabilmente per l’ultima volta, ventott’anni fa, quando Ferlaino lo convocò al capezzale della squadra ultima in classifica. Pesaola riuscì a salvare il Napoli grazie alla sua esperienza, al cuore degli azzurri e dei tifosi, a qualche arbitro affettuoso e a qualche esagerato tuffo in area di Celestini, unico calciatore di serie A salpato da Capri. E anche quel cappotto portafortuna fece la sua parte in una stagione drammatica. Alinei e Montanino, che vorrebbero al più presto concretizzare il progetto di un museo dedicato al Napoli con il supporto di De Laurentiis, hanno contattato Pesaola per chiedergli il cappotto, da mettere in vetrina come quello di Mou a Londra. Ma il Petisso, che continua a seguire gli azzurri nonostante le precarie condizioni di salute, ha fatto un sospiro: «Non lo trovo più, dev’essersi smarrito in un trasloco». Se qualcuno è venuto in possesso di quel soprabito color cammello, un simbolo per i tifosi di altre generazioni, si faccia vivo. Sarebbe un pezzo pregiato da esporre nel museo azzurro accanto alle maglie dei campioni d’Italia e a tanti oggetti curiosi, come la medaglia d’oro che Ferlaino donò all’allenatore Chiappella per il primo titolo d’inverno della sua carriera da presidente.
Francesco De Luca
(tratto da Il Mattino)

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