Cinquanta frasi
per cinquanta anni

LE 50 FRASI CHE RACCONTANO I 50 ANNI DI UN MITO

Giugno 1978 – BUENOS AIRES – “Ho due sogni: il primo è giocare un Mondiale, il secondo è vincerlo”. Maradona, 18 anni, gioca nell’Argentinos Juniors e nella sua prima intervista annuncia i suoi obiettivi.
6 giugno 1984 – BARCELLONA – “Mi stanno uccidendo, non possono più tenermi in questa incertezza. Il Barcellona deve decidere prima possibile se tenermi ancora oppure no. Ormai mi sembra quasi tutto fatto, tra l’altro l’offerta del Napoli non può che essere considerata ottima”. Maradona esterna al mondo la sua voglia di Napoli.
5 luglio 1984 – NAPOLI – “Voglio diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io a Buenos Aires”. Maradona alla presentazione ufficiale allo stadio San Paolo davanti a 70000 spettatori.
24 novembre 1984 – MILANO – “E’ un equivoco, sono innocente. Non sono mai stato espulso per una cosa del genere, non so cosa dire, provo una tristezza immensa, per me il pallone è tutto”. Diego Maradona convince la Disciplinare a revocare la squalifica per l’espulsione subita con l’Ascoli, primo cartellino rosso ricevuto in Italia.
26 febbraio 1985 – NAPOLI – “El puvlico de Napoli me buole vene”. Diego Maradona, dopo la tripletta alla Lazio (il Napoli vinse 4-0), ancora con un marcatissimo accento argentino.
09 novembre 1985 – ROMA – “Sì, ho litigato col Papa. Ci ho litigato perché sono stato in Vaticano, e ho visto i tetti d’oro, e dopo ho sentito il Papa dire che la Chiesa si preoccupava dei bambini poveri. Allora venditi il tetto amigo, fai qualcosa!”. Diego Maradona dopo aver assistito in Vaticano alla Messa di Giovanni Paolo.
22 giugno 1986 – CITTA’ DEL MESSICO – “In campo non ci si batte con le armi, bensì col pallone. E comunque no, non so parlare in inglese, ma anche se lo conoscessi non lo parlerei”. Maradona surriscalda il clima prima della sfida Mondiale all’Inghilterra.
24 giugno 1986 – CITTA’ DEL MESSICO – “Il primo gol? Un poco con la cabeza de Maradona y un otro poco con la mano de Dios. Il secondo gol una meraviglia? Per favore, la sola meraviglia che conosco è Raquel Welch”. Diego Armando Maradona dopo l’incredibile doppietta all’Inghilterra (gol di mano e gol più bello della storia del calcio) ai quarti di finale del Mondiale messicano.
1° agosto 1986 – ROMA – “Dio è giusto, quindi il Napoli non verrà penalizzato. Del processo per il calcio scommesse non voglio neanche sentir parlare, adesso devo solo concentrarmi sul prossimo campionato. Possiamo lottare per lo scudetto, ma i tifosi non devono illudersi. Non dobbiamo montarci la testa, ma essere consapevoli dei nostri limiti, proprio come l’ Argentina in Messico”. Maradona ‘profetizza’ lo scudetto 1987.
30 luglio 1987 – L’ AVANA – “D’ ora in avanti ricorderò sempre i bei momenti trascorsi qui da voi e non dimenticherò che devo ritornare per ripagarvi di tutto ciò. Mi piacerebbe diventare ‘il padrino’ del calcio cubano”. Diego Maradona, dopo aver fatto visita a Fidel Castro.
1° maggio 1988 – NAPOLI – “Non voglio vedere bandiere rossonere a casa mia”. El Pibe prima della gara decisiva contro il Milan al San Paolo (finirà 3-2 per i rossoneri).
10 ottobre 1988 – NAPOLI – “Togliete quel punto interrogativo, quel pallone l’ ho toccato con la mano. Stavolta sarà stata la mano di San Gennaro, piuttosto che quella di Dio”. Diego Maradona domenica a tarda sera ai giornalisti che in tipografia stavano chiudendo la pagina con la cronaca della partita Napoli-Atalanta: 1-0, gol al 90′ di Giacchetta con un episodio dubbio riguardante il ‘Pibe’.
15 febbraio 1989 – NAPOLI – “Abito in via Scipione Capece, i giornalisti vengano a casa mia, non si nascondano dietro una penna. Per Dalma, per Claudia, le mie donne io lascerei il calcio, non per le chiacchere dei giornalisti sulla mia vita privata. Se ne parla ancora qualche ricchione gli faccio un…”. Minaccia di Maradona, accompagnata da un gesto eloquente, in un noto ristorante napoletano ai giornalisti.
17 maggio 1989 – NAPOLI – “Il più bello dei miei trofei? L’ultimo perché è il più recente”. Maradona entrando al San Paolo con la Coppa Uefa appena conquistata.
31 agosto 1989 – BUENOS AIRES – “Con il Napoli è davvero finita. Io continuo ad andare d’accordo con Moggi, ma non con il presidente Ferlaino: quindi non torno. Moggi è una persona eccezionale, Ferlaino no”. Il ‘Pibe’ lancia segnali d’addio.
10 settembre 1989 – NAPOLI – “Son tornato per la città e per i tifosi”. Diego rimette piede in Italia dopo un’estate di tira e molla.
9 dicembre 1989 – ROMA – “Tutto è truccato per favorire l’Italia e danneggiare l’Argentina”. Maradona senza più peli sulla lingua giudica il sorteggio dei Mondiali italiani. Verrà poi pesantemente multato per la dichiarazione.
8 marzo 1990 – NAPOLI – “Bigon ha detto di aver bisogno di undici persone che corressero. Allora gli ho fatto presente che non poteva contare su di me, io non ho mai corso in vita mia”. Maradona prima di Lecce-Napoli spiega la sua esclusione.
24 giugno 1990 – TORINO – “Era domenica mattina, mi accorsi che ero rimasto senza dopobarba. Uscii dall’ albergo, camminai un po’ per la strada, incontrai gente. Con mia grande sorpresa non stava capitando nulla: nessuno mi fermava, nessuno mi chiedeva l’ autografo, tutti mi lasciavano in pace. Entrai dal tabaccaio e anche lì niente: Buongiorno, grazie, arrivederci. Massimo distacco, massimo rispetto. A Napoli e in Italia non mi era mai successo di essere considerato un uomo qualunque”. Diego, poco prima di una partita Mondiale della sua Argentina, racconta un’episodio accadutogli a Torino.
3 luglio 1990 – NAPOLI – “I napoletani sanno per chi tifare”. Maradona incita il San Paolo a tifare la sua Argentina, prima della semifinale mondiale Italia-Argentina.
4 dicembre 1990 – MADRID – “La fine è molto vicina, ormai ho deciso, voglio ritirarmi. Gioco al pallone da quindici anni e voglio una vita più tranquilla. Sono stanco di lottare, solo, contro tutti, i giornalisti, i dirigenti. Voglio tornare a godermi l’Argentina”. Diego non ha più la forza di continuare l’avventura italiana.
15 agosto 1991 – BUENOS AIRES – “So di aver fatto del male prima di tutto a me stesso e quindi alla mia famiglia, alle mie figlie. Credo che in futuro imparerò a volermi più bene, a pensare di più alla mia persona. Non mi vergogno però. Non ho fatto male a nessuno, salvo a me stesso e ai miei cari. Mi dispiace, sento una profonda malinconia, soltanto questo. (…) Non voglio più essere costretto a giocare anche quando non sono in grado, a farmi infiltrare di cortisone perché devo essere in campo per forza per gli abbonamenti, per gli incassi, perché bisogna vincere a qualunque costo per lo scudetto o per la salvezza, perché in ogni partita ci si gioca la vita. A me gli psicologi stanno cercando di levarmi il vizio della cocaina, non quello di vivere”. Il lungo sfogo di Maradona dopo la notizia della sua positività alla cocaina.
16 luglio 1992 – NAPOLI – “Se il Napoli non mi lascia libero sarò un cadavere calcistico”. Maradona chiude definitivamente l’avventura in Italia.
12 dicembre 1992 – SIVIGLIA – “Voglio giocare anche se ho il menisco in pezzi. Chi è sempre prudente non arriva mai primo. Io intendo giocare e vincere. E’ una follia? Farò il pazzo per tutta la vita”. Sempre il solito Maradona.
10 febbraio 1994 – BUENOS AIRES – “Ho sparato, è vero, pagherò per il mio sbaglio”. Diego Maradona ha appena ammesso di essere responsabile del ferimento di almeno uno dei sei giornalisti che vennero colpiti dai pallini sparati con un fucile ad aria compressa dall’interno della sua villa di campagna.
13 marzo 1994 – NAPOLI – “Pugliese delira, è uno dei tanti personaggi che si sono costruiti una piccola popolarità sulle mie spalle”. Maradona risponde al pentito Pugliese, che dichiarò di fronte ai magistrati che il Napoli perse lo scudetto 1987-88 per ordine della camorra.
2 luglio 1994 – BOSTON – “Mi hanno ucciso quando volevo rientrare per dimostrare alle mie due figlie che posso lottare con dei ventenni. Nel paese della democrazia non mi hanno lasciato parlare, e non mi hanno permesso di dire ciò che sento. Con la mia uscita dal mondiale è uscito anche un intero paese e sono usciti anche quelli che mi vogliono bene”. Diego esprime tutto il suo disappunto dopo l?esito del controllo antidoping e la conseguente squalifica comminata dalla Fifa.
4 settembre 1994 – BUENOS AIRES – “Avevo detto che la Fifa mi aveva tagliato le gambe. Adesso dico che mi ha finito di tagliare il corpo, mi ha ucciso”. Diego Maradona ha rotto il silenzio seguito alla sospensione di 15 mesi inflittagli dalla Fifa per il caso di doping ai mondiali, attaccando duramente il governo dello sport mondiale.
5 gennaio 1995 – PARIGI – “Non giocherò più. Non voglio più dare la possibilità a gente come Havelange e Blatter di ferirmi, di farmi del male”. Diego parla dei due presidenti Fifa dopo la consegna del Pallone d’Oro a George Weah.
2 febbraio 1995 – BUENOS AIRES – “I nostri arbitri sarebbero bravissimi in stadi senza pubblico. Ma appena vedono 50.000 spettatori e la tv vogliono trasformarsi nelle star dello spettacolo”. Diego Maradona ha intimato alle associazioni sindacali argentine dei calciatori e dei tecnici di adoperarsi immediatamente per frenare quelli che lui ritiene essere interventi esibizionistici degli arbitri.
10 gennaio 1996 – BUENOS AIRES – “Sono risultato positivo per cocaina di proposito, l’ho fatto perché volevo andar via da Napoli”. E’ l’ultima (per ora) rivelazione di Diego Maradona, che ricorda il caso di doping dopo la partita con il Bari del marzo ’91 che gli costò due anni di squalifica.
08 ottobre 1996 – PARIGI – “Ci devono ascoltare e rispettare, siamo noi i protagonisti del calcio. In questo mondo dove contano solo i soldi, gli affari e le aziende, bisogna ripensare all’ uomo e metterlo al centro di tutto. Non permettiamo il contrario. Ora brindiamo. Vi abbraccio”. Diego, tra la droga e la nuova versione da ‘sindacalista’ Anti-Fifa.
03 settembre 1997 – BUENOS AIRES – “Sono in molti a volermi dare una pistola perché mi uccida. Smettetela”. Diego dichiara di aver smesso di lottare ad una tv argentina.
17 giugno 1998 – BUENOS AIRES – “Voglio stare come la gente qualsiasi. Non voglio accoglienze di alcun genere, né dipendere da nessuno. E non voglio rendere conto a nessuno, meno che meno a quel corrotto di Blatter: a uno che guadagna 50 milioni al mese e adesso fa anche il presidente. Ma non fatemi ridere: l’altro giorno l’ho sentito parlare e sembrava l’attore di una telenovela per bambini”. Diego, ancora una volta contro Blatter alla vigilia dei Mondiali di Francia ’98.
19 gennaio 2000 – L’AVANA – “Sono venuto a curarmi il cuore, ho fiducia nella medicina cubana. Fidel mi ha dato l’ossigeno per tirare avanti. E’ lui che ha il cuore più grande di tutti”. Diego scende, traballante, dalla scaletta dell’aereo. E’ giunto all’Avana, obeso, per farsi prestare cure.
23 novembre 2000 – BUENOS AIRES – “E’ il mio sogno. Poi non rompo più”. Diego vuole salutare il calcio giocato con un match tra Argentina e Brasile.
24 gennaio 2001 – ROMA – “Io ho fatto una scelta: cattiva, ma l’ho fatta. Nessuno mi ha puntato la pistola alla testa. Però, io non sventolo la bandiera della droga: viva la droga! No. La droga è la cosa peggiore che c’è al mondo”. Diego rilascia un’intervista-confessione alla tv italiana.
29 giugno 2002 – YOKOHAMA – “Figurarsi se i giapponesi non dovevano darmi il visto d’ingresso: non ho mica ucciso qualcuno! Non potevano far passare proprio me da criminale, dopo avere permesso agli americani di giocare la Coppa, loro che hanno tirato la bomba atomica su Hiroshima”. Diego ospite alla finale per il terzo posto, ai Mondiali nippo-coreani.
27 maggio 2005 – MILANO – “Nemmeno il Brasile che vinse la Coppa del mondo nel 1970 avrebbe rimontato da 0-3”. Firmato: Diego Maradona, dopo la rocambolesca finale di Champions League tra Milan e Liverpool.
28 dicembre 2005 – BUENOS AIRES – “Ho quarantacinque anni e non penso di giocare nuovamente. Non ho il coraggio di mancare di rispetto alla palla”. Così ha risposto Diego Maradona all’offerta di tornare a giocare in un club di serie C argentino.
1° febbraio 2008 – LONDRA – “Se potessi tornare indietro, cancellerei quel gesto. Ma non chiedetemi di cancellare la vittoria finale dell’Argentina: meritatissima”. 22 anni dopo la ‘mano de Dios’, Diego Maradona chiede scusa agli inglesi per il gol segnato di mano all’Inghilterra durante i Mondiali dell’86.
31 ottobre 2008 – BUENOS AIRES – “Giocheremo contro la Scozia e lavoreremo bene per quell’appuntamento. Andrò in un paese dove mi adorano: mi amano perché ho segnato un famoso gol all’Inghilterra e tra inglesi e scozzesi non corre molto buon sangue”. Le prime dichiarazioni da neo allenatore della nazionale argentina.
6 marzo 2009 – BUENOS AIRES – “Ho dovuto reinventarmi una vita, tornare a lottare, alzarmi tutte le mattine. Adesso ogni tanto mi capita di alzarmi alle quattro del mattino e mi metto a fare la formazione delle squadre. Sono entusiasta di potere allenare la nazionale dell’Argentina”. Diego apre il suo cuore, ospite in tv nella sua Argentina.
27 marzo 2009 – BUENOS AIRES – “Parla lui che ha perso la verginità con un uomo”. Diego risponde a Pelé, che lo aveva accusato di non essere un buon esempio per i giovani.
14 ottobre 2009 – MONTEVIDEO – “Para los que no creyeron, con el perdòn de las damas, que la chupen, y que la sigan chupando”. Parola abbastanza inequivocabili, dopo la vittoria contro l’Uruguay che ha permesso all’Argentina di qualificarsi al Mondiale in Sudafrica.
03 marzo 2010 – MONACO – “Non faccio mai conferenze stampa con accanto a me giocatori. Sono abituato a stare da solo sul palco”. Diego non accetta di ‘condividere’ la sala stampa con Mueller della Germania.
23 marzo 2010 – BUENOS AIRES – “Vedere giocare Messi è meglio che fare sesso”. Diego sul suo erede del Barcellona.
24 giugno 2010 – PALERMO – “Javier Pastore è un maleducato del calcio, un pazzo che gioca un calcio straordinario”. Maradona dopo aver fatto esordire Pastore in Argentina-Grecia.
2 luglio 2010 – CITTA’ DEL CAPO – “Ha espulso senza motivo un giocatore portoghese e ha concesso un gol a Villa in fuorigioco: il guardalinee forse era Andrea Bocelli”. Maradona si riferisce all?arbitro Baldassi, accusato di aver favorito la Spagna contro il Portogallo negli ottavi di finale dei Mondiali sudafricani.
24 settembre 2010 – BUENOS AIRES – “Muoio dalla voglia di tornare a guidare la nazionale argentina. Aspetto una chiamata, sono disperato, darei un braccio per allenare ancora la Seleccion. L’Argentina di oggi è la mia squadra, la sento mia, muoio dalla voglia di tornare. Penso che le possibilità ci siano ancora. Dopo i Mondiali ero a lutto perché era morto un grande sogno. Volevo vincere la coppa, ma siamo caduti dopo aver costruito una squadra spettacolare che doveva arrivare in finale per giocarsela con la Spagna”. Maradona, che non aveva più rilasciato dichiarazioni dopo l’eliminazione dal Mondiale in Sudafrica, lancia ancora frecce d?amore alla ‘sua’ nazionale argentina. Presagio di un ritorno?

CHRISTIAN PRADELLI ed ENRICO TURCATO (Sportmediaset.it)

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