E’ stata la mano di Infantino a provocare il caso Marocco: l’Africa è un suo feudo (L’Equipe)
Ha coltivato con cura il calcio africano per stringere alleanze e isolare l'Europa. Motsepe e Lekjaa sono uomini suoi

President of FIFA Gianni Infantino speaks next to the trophy during the 2025 FIFA Club World Cup Draw ceremony in Miami on December 5, 2024. (Photo by Giorgio VIERA / AFP)
E’ stata la mano di Infantino, traslitterando rozzamente Sorrentino. Il caso Coppa d’Africa assegnata a tavolino al Marocco dopo due mesi si porta appresso il secondo livello di analisi sulla stampa spcielizzata di mezzo mondo, dopo gli editoriali a caldo, quelli dell’indignazione e basta. E L’Equipe allora ricostruisce il terreno di coltura dello scandalo: eccola la mano di Infantino, è quella che tiene sulla testa dell’Africa.
“In Africa, come altrove, molti hanno visto in questo ribaltamento l’influenza di Fouzi Lekjaa, presidente della Federazione calcistica marocchina, ma anche quella di Gianni Infantino, presidente della Fifa, che spesso esercita una notevole influenza in Africa”, scrive il giornale francese.
“Come il suo predecessore Sepp Blatter, il presidente italo-svizzero, sin dalla sua elezione nel 2016, ha coltivato con cura il calcio africano al fine di stringere alleanze. Il suo obiettivo è isolare, per quanto possibile, la potente Unione Europea, che sta ancora cercando di emanciparsi dall’influenza della Fifa. Il programma “Forward”, pensato per sostenere lo sviluppo di progetti concreti, è stato lanciato da Infantino dieci anni fa, subito dopo la sua elezione, ed è stato concepito in gran parte pensando all’Africa. Secondo la Fifa, tra il 2023 e il 2026, è previsto un finanziamento “fino a 8 milioni di dollari (circa 7 milioni di euro) per federazione”, con un incremento del 30% rispetto ai finanziamenti precedenti”.
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“Oltre a questo trattamento migliorato, indubbiamente apprezzato dalle federazioni più povere, Infantino ha fatto tutto il possibile per insediare uomini fidati alla guida della Caf. Ci è riuscito con l’elezione, nel 2021, del miliardario sudafricano Patrice Motsepe a presidente della confederazione africana, che è stato rieletto per un secondo mandato quadriennale nel marzo 2025. Anche il suo segretario generale, lo svizzero-congolese Véron Mosengo-Omba, è molto vicino al presidente della Fifa. Ha lavorato nell’ufficio legale della Uefa quando Infantino ne era a capo e lo ha seguito nella federazione internazionale prima di essere nominato al segretariato della Caf. Ora è il perfetto tramite per il capo dell’organo di governo mondiale”.
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Venendo al caso Marocco, “a suo agio in Africa, dove gode di un’immagine decisamente migliore rispetto al resto del mondo, Infantino ha anche legami molto forti con Fouzi Lekjaa, presidente della Federazione calcistica marocchina. Primo vicepresidente della Caf e membro del Consiglio Fifa, il marocchino è un fedele sostenitore con cui Infantino ha un ottimo rapporto. Tanto che ha facilitato l’inclusione del Marocco, dopo cinque candidature fallite per ospitare i Mondiali, nel ticket Spagna-Portogallo per l’edizione del 2030. In risposta, Lekjaa si era fatto avanti per difendere il controverso progetto di Infantino, poi abbandonato, di un Mondiale ogni due anni, una proposta immediatamente respinta dalla Uefa. Infantino ha fallito in questo progetto che gli stava tanto a cuore, ma ha potuto contare sui suoi sostenitori. E non li dimenticherà”.










