Anche le vittorie sporche e le risse in area sono “bel gioco”, il calcio è sempre stato così: doloroso (Guardian)

"Il calcio dovrebbe davvero essere divertente, leggero e di intrattenimento? Ovviamente no. Che ci piaccia o no, la corsa al titolo dell'Arsenal è diventata uno spettacolo assolutamente irresistibile"

Manchester United's Belgian goalkeeper #31 Senne Lammens looks on during the English Premier League football match between Manchester United and Sunderland at Old Trafford in Manchester, north west England, on October 4, 2025. (Photo by Paul ELLIS / AFP) / RESTRICTED TO EDITORIAL USE. No use with unauthorized audio, video, data, fixture lists, club/league logos or 'live' services. Online in-match use limited to 120 images. An additional 40 images may be used in extra time. No video emulation. Social media in-match use limited to 120 images. An additional 40 images may be used in extra time. No use in betting publications, games or single club/league/player publications. /

Ora che segnare in rissa su calcio d’angolo pare diventato quasi l’unico schema che funzioni, in Premier League (con annesse ovvie polemiche), Barney Ronay sul Guardian riflette su cosa sia effettivamente il “bel gioco” che il calcio prova a vendere sempre più a caro prezzo come spettacolo d’intrattenimento. Perché “a meno che, ovviamente, al mondo non piacciano abbracci, calci piazzati e deviazioni” di questo stiamo parlando. “Cosa fai quando sembri in grado di segnare solo dagli angoli, ma il tuo attacco è così brusco che in realtà non ti fa guadagnare alcun angolo?”.

Ovviamente il centro della questione è la lotta per il titolo, con l’Arsenal ormai in crisi isterica. Si ha la sensazione – scrive Ronay – “di assistere a un gruppo di persone condannate a giocare una sorta di calcio d’odio denso e claustrofobico in un cerchio esterno del purgatorio per gli ultimi 500 anni”.

Ma è forse anche questo spettacolo, scrive l’editorialista del Guardian. “Perché spesso si fraintende la vera natura di questa cosa. Il calcio dovrebbe davvero essere divertente, in senso leggero e di intrattenimento? Si dovrebbe davvero riuscire a iniettarlo in un’app per uno schermo da sei pollici? È mai stato così? La risposta è ovviamente no. Che ci piaccia o no, questa corsa al titolo è diventata uno spettacolo assolutamente irresistibile. Le prossime nove partite sono ora uno spazio in cui il risultato è tutto, dove un gol occasionale, una perdita di punti al fischio finale diventeranno un referendum su un intero progetto, un’epoca, il carattere dei partecipanti. A cosa stiamo assistendo? A un passo dal traguardo, tenacemente, per il primo titolo in 22 anni? O a un assalto al rallentatore su larga scala, a un autostrangolamento, a un caso di incapacità di raggiungere il premio quando è a portata di mano?”.

E ancora: “Perché deve essere così difficile, così doloroso, come guardare qualcuno correre la maratona di Londra dentro una muta da sub vittoriana?”

“Non è che il rischio, la gioia e la giocosità siano stati eliminati dallo spettacolo. Non avrebbero mai dovuto esserci, in primo luogo. In pratica, si è trattato di assistere a un’attività cardiovascolare. Se ogni vittoria da qui in poi sarà dolorosa, tanto vale accettare le vittorie dolorose. Il calcio è sempre stato così. Vincere ti porta in un luogo oscuro e spaventoso”.

“Chi lo vorrebbe vedere fallire ha la sensazione che il difetto di Mikel Arteta sia la sua ossessione per i sistemi, la rigidità del suo cervello robotico. Ciò che lo affligge sono le emozioni, l’incapacità di elaborare, come un robot fantascientifico degli anni ’60. Hal vuole che le porte della camera stagna siano chiuse. Hal sta giocando a doppio perno contro un blocco basso. Hal parla del bus divertente, ma non ha alcun concetto di divertimento o di bus”.

“In realtà, questo è un dramma profondamente umano. È anche fantastico che alcune di queste cose possano apparire orribili su un’app con uno schermo da sei pollici, che il mercato globale degli spettatori possa essere spento”.

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