Guardiola si scusa (diciamo) con l’arbitro ma aggiunge: «loro si difendono a vicenda, io difendo il City»
«Quando parlo, è perché posso argomentare. Lo scorso anno, pessima stagione, ho mai parlato di arbitri? No». Tanti gli episodi contestati dal tecnico del City (Times)

Manchester City's Spanish manager Pep Guardiola gestures on the touchline during the English FA Cup final football match between Crystal Palace and Manchester City at Wembley stadium in London, on May 17, 2025. (Photo by Glyn KIRK / AFP)
Pep Guardiola ha chiesto scusa per il suo comportamento nei confronti dell’arbitro esordiente Farai Hallam, ma è evidente che il direttore di gara sia diventato soltanto il capro espiatorio di una lunga serie di episodi che al tecnico del City non sono andati giù. Alla fine Guardiola è sbottato, forse con la persona meno indicata e più fragile, quella sulla quale era più facile far esplodere la frustrazione accumulata.
Alla vigilia della sfida di Champions League contro il Galatasaray, l’allenatore del City ha sì chiesto scusa, ma allo stesso tempo ha aperto il suo personale cahier de doléances sugli errori arbitrali subiti. Il Times li ha messi in fila, a partire dal rigore negato al City contro il Wolverhampton, nonostante il Var avesse invitato Hallam a rivedere l’episodio al monitor.
“«Sono davvero dispiaciuto. Se l’arbitro si è sentito offeso, mi dispiace davvero», ha spiegato Guardiola. «So che non è facile all’esordio. È successo. Tutti sono molto sensibili, lo so. Con i loro comunicati, gli arbitri si difendono a vicenda ed è del tutto comprensibile. Devono farlo. Ma allo stesso tempo io devo difendere il mio club. Quante volte ho criticato gli arbitri la scorsa stagione che è stata la peggiore degli ultimi dieci anni? Quante volte? Non è mai successo»”.
“E ancora: «Sono stato incredibilmente rispettoso per nove o dieci anni con gli arbitri, nelle sconfitte e in tutto il resto, senza commentare assolutamente nulla. Quando lo faccio, ho delle argomentazioni ed è l’unica ragione. So che loro si difendono a vicenda e che opinionisti ed altri fanno lo stesso, e lo capisco. Ma io difendo i miei giocatori e il mio club. È questo che devo fare, per la mia gente»”.
Negli ultimi tempi Guardiola si è infuriato per il gol annullato ad Antoine Semenyo nella sfida di Carabao Cup contro il Newcastle United, per un fuorigioco millimetrico fischiato ad Haaland dopo oltre cinque minuti di revisione Var. Poi c’è stato il caso della mancata espulsione di Diogo Dalot per un intervento alto su Doku nel derby perso con il Manchester United. E, andando più indietro, la finale di Fa Cup dello scorso maggio persa contro il Crystal Palace, con il portiere avversario Dean Henderson graziato nonostante un tocco di mano fuori area.
“«Contro il Manchester United, cosa è successo? Dopo quella partita, quali sono stati i miei commenti contro gli arbitri? Ditemelo», ha insistito Guardiola. «È facile fare articoli e dichiarazioni. Basta guardare cosa è successo quando abbiamo perso negli ultimi dieci anni». E ancora: «La finale di Fa Cup, la posizione dell’arbitro e del portiere del Crystal Palace. Era una posizione naturale delle mani? Guardate i miei commenti dopo la partita. Mai, mai, in dieci anni ho criticato gli arbitri»”.
Continua ancora il Times
Sul fallo di Dalot è intervenuto anche lo stesso Doku, che ha raccontato le conseguenze di quell’intervento: “«Ho continuato a giocare, ma era troppo doloroso per scendere in campo in Norvegia. Sarei potuto stare fuori a lungo. È successo, non ho giocato quella partita, ma non voglio tornarci troppo sopra. Ormai è passato. Non mi sono infortunato gravemente e ora posso giocare. È l’unica cosa su cui mi concentro»”.
“L’esterno del City è stato poi vittima di un altro duro intervento, questa volta di Mosquera contro il Wolverhampton, senza che arrivasse l’ammonizione. Più che la decisione arbitrale, però, a infastidirlo sono state le accuse di essere un «simulatore». «Non ho chiesto all’arbitro perché non abbia estratto un altro cartellino, so solo che è stato doloroso», ha spiegato il 23enne. «Conoscendo me stesso e il mio carattere, so di non essere un simulatore. Se cado a terra, è perché è successo qualcosa»”.










