Giuseppe Sannino: «Mandai a quel paese De Laurentiis. Ovviamente non pensavo fosse lui, ma uno scherzo»
Alla Gazzetta dello Sport il napoletano oggi allenatore del Bellinzona: «Pulivo i cessi in un manicomio e sono arrivato ad allenare in Serie A».

Db Bergamo 18/10/2015 - campionato di calcio serie A / Atalanta-Carpi / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Giuseppe Sannino
La Gazzetta dello Sport ha intervistato oggi Beppe Sannino, 68 anni, oggi allenatore del Bellinzona: «Pulivo i cessi in un manicomio e sono arrivato ad allenare in Serie A».
Il suo nome era stato accostato al Napoli nel maggio del 2011 per succedere a Walter Mazzarri, all’epoca allenava il Varese, sulla cui panchina aveva ottenuto due promozioni consecutive dalla Seconda Divisione alla Serie B.
È vero che la contattò il Napoli? «Mandai a quel paese De Laurentiis. Ovviamente non pensavo fosse lui, ma uno scherzo. “Hai già fatto con Zamparini a Palermo?”. Gli risposi di sì».
Racconta la sua storia
«Nasco scugnizzo napoletano, poi mi sono trasferito a Torino. Ero l’unico che girava in pantaloni corti e infradito, da qui il soprannome “ciabatti-no”. Giocavo e basta, saltavo spesso la scuola.Una volta mio padre per punirmi diede fuoco alle scarpe da calcio sul balcone con l’alcol».
Da calciatore ha avuto la carriera che meritava?
«Ero genio e sregolatezza, uno come me non l’ho mai allenato. Sono arrivato alla Serie C, poi ho smesso a 31 anni e ho iniziato ad allenare gli allievi della Vogherese. Andavo a vedere di nascosto il Milan di Sacchi».
E nel frattempo lavorava in ospedale.
«Sveglia alle 5, turno all’alba, sette ore lì e poi in campo ad allenare. L’ho fatto per dieci anni, prima in un ospedale psichiatrico e poi in uno civile».
Di cosa si occupava?
«Pulivo i cessi per l’equivalente di 900 euro di oggi. Lavavo i pavimenti con la segatura, c’erano scarafaggi e quant’altro. E poi aiutavi i pazienti. Inoltre, al manicomio, ho conosciuto la sofferenza vera. Ricordo una pittrice bravissima che se ne stava lì a dipingere e ti chiedevi come mai. Al civile, invece, ho visto morire anche amici e tifosi della Vogherese».










