Milinkovic-Savic: «Ero un bomber che non immagini, non la passavo mai. Tirare io una punizione? Con Conte la vedo difficile»

A Dazn: «Il mio tipo di parata preferita? Nell'uno contro uno perché c'è un mental game dietro e poi ovviamente su rigore. Quando pari il rigore ti senti un re. Con le mani riesco a fare un lancio di 50 metri»

Napoli Milinkovic-Savic

Ni Napoli 01/11/2025 - campionato di calcio serie A / Napoli-Como / foto Nicola Ianuale/Image Sport nella foto: Vanja Milinkovic Savic

Intervenuto nel corso del format di Dazn “My Skills”, Vanja Milinkovic-Savic ha parlato sia del suo passato sia delle ambizioni del Napoli di Conte.

Le parole di Milinkovic-Savic

Se vuoi diventare un portiere di alto livello, devi controllare tutto e col calcio moderno devi spostarti 10-15 metri fuori dall’area.

Te sei nato per parare?

No, io sono nato pure per metterla dentro, ho quella cattiveria per farlo. Poi ho avuto uno switch e sono uno che protegge, così come nella vita. Ero un bomber che non immagini, non la passavo mai ero egoista. La punta nel calcio di oggi deve fare tanti scatti e tante corse quindi ho preferito la porta: corri molto meno.

La tua storia

Vengo da una famiglia di sportivi. Abbiamo sempre seguito nostro padre dove giocava, siamo stati 1 anno in Portogallo e in Austria per 5-6 anni. Conosciamo molte lingue, tipo 4-5. Sergej non mi ha mai segnato, ci ha provato. C’è tanta competizione tra fratelli, non lo farei mai segnare. 

Il mio portiere di riferimento è Abbiati, lo vidi in un match ai tempi della sua militanza nell’Atletico e mi piacque tutto del lavoro del portiere e per questo poi ho preso il 32. 

Sull’altezza.

Sono 2,03 e sfrutto molto l’altezza tra i pali. Nel mio caso c’è tanto lavoro alle spalle, mia mamma e mio padre erano sportivi e hanno influito molto. Mentre i compagni uscivano noi andavamo a dormire perché il giorno successivo avevamo un allenamento. Spesso mi danno del matto ma io sono normalissimo. Se siamo uno contro uno e mi tiri una pallonata in faccia sono felice, perché significa che ho parato.

Ti aspettavi che arrivasse il Napoli?

Si, perché volevo arrivare  un certo livello. Non mi sono mai accontentato. Siamo tutti qua per vincere, qualsiasi cosa faccio voglio vincere. Un domani che avrò dei figli non lascerò vincere nemmeno loro. È uno spogliatoio bellissimo, pieno di leader con gente che ci mette tutto pur non giocando. Tutti dicono la propria opinione: tutti ascoltano. Ci sono campioni veri. Lo spogliatoio azzurro è una gioia.

Com’è diviso l’allenamento? Quanto fai di parate e quanto di gioco coi piedi?

Oggi il portiere segue la parte di tattica e possesso. Io mi divertivo coi piedi, dribblavo gli attaccanti ed è naturale per me questa lettura di gioco. Giocavo alto, mi sentivo un difensore centrale. Con le mani riesco a fare un lancio di 50 metri. Quando rilancio coi piedi, metto il piede d’appoggio più lontano perché devo piegarmi col ginocchio e dare più forza.

Mihajlovic ha intravisto in me un talento nel  battere le punizioni e mi diede il permesso di provarci in caso me la sentissi. Con Conte la vedo molto difficile (ride, ndr)

Qual è il tuo tipo di parata preferita?

Nell’uno contro uno perché c’è un mental game dietro e poi ovviamente su rigore. Quando pari il rigore ti senti un re. Il peso è tutto sull’attaccante, mai sul portiere. Mentalmente è più difficile per l’attaccante. Non distraggo il tiratore, sono per il fair play. 

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