Matuzalém: «A Napoli chiesi quando giocavamo con la Juve, eravamo in Serie B e neanche lo sapevo»
Alla Gazzetta: «Con la Lazio entrai alle 21 per firmare, uscii alle tre di notte, Lotito si addormentava. Guardiola voleva portarmi a Barcellona per fargli da guardia del corpo»

Gc Roma 01/02/2012 - campionato di calcio serie A / Lazio-Milan / foto Giuseppe Celeste/Image Sport nella foto: Francelino Matuzalem
La Gazzetta dello Sport ha intervistato oggi Francelino Matuzalém 45 anni, regista col vizio della scivolata, oggi vive a Monterosi, fuori Roma, insieme alla compagna e ai 5 figli.
Come arrivò in Europa?
«La prima tappa fu il Napoli, estate 1999. Filippo Fusco mi vide giocare al Mondiale U20 col Brasile. C’era anche Ronaldinho, che già palleggiava con le arance. Avevo 19 anni. Dopo un paio di partite chiesi quando avremmo giocato contro Juve e Milan. Mi risposero “beh, magari il prossimo anno…”. Eravamo in Serie B e neanche lo sapevo».
Come fu l’impatto con l’Italia?
«Per un mese mangiai solo pizza e Coca Cola. Vivevo da solo, non sapevo né cucinare né fare una lavatrice senza distruggere tutto, ma avevo un angelo custode: Walter Novellino. Quando non mi svegliavo mi veniva a prendere a casa. “Brasiliano, c’è l’allenamento”. Ha visto in me il regista che avevo dentro. A Napoli sono stato da Dio: peccato per la retrocessione del secondo anno, dopo la promozione».
È vero che Walter la andò a prendere in prigione?
«Sì, ero dentro per una rissa con dei tifosi. Sono rimasto lo stesso, dal Brasile alla D, dove ho smesso nel 2018. A Monterosi presi 3 mesi di squalifica…»
Di Guardiola cosa può raccontarci?
«Nel 2003 giocavamo insieme, ma lui era più contento di me: “Matu, è un piacere vederti giocare”. Amava il mio stile da strada. Una volta disse che mi avrebbe portato a Barcellona per fargli da guardia del corpo. Quel Brescia oggi giocherebbe in Champions. Mazzone è stato un padre».
Altro ricordo: Claudio Lotito.
«Entrai alle 21 per firmare, uscii alle tre di notte. Si addormentava. Un grande. Quando mi mise fuori rosa fu colpa mia, ero rientrato tardi dalle vacanze. La Lazio è stata un pezzo di vita. E i tifosi mi ricordano ancora il gol decisivo in Supercoppa contro l’Inter, di naso, nel 2009. Il più brutto di tutti».











