Nel calcio l’unico business che funziona è quello dello scommesse (raccolgono 16 miliardi solo per la Serie A)

Avvenire: I grandi protagonisti del settore betting, come Flutter o Entain, a differenza dei club di calcio, sono solidamente in utile. È lì ormai che sta il grosso dei profitti legati al mondo del pallone.

scommesse

LAS VEGAS, NV - MARCH 15: Jake Sindberg of Wisconsin makes bets during a viewing party for the NCAA Men's College Basketball Tournament inside the 25,000-square-foot Race & Sports SuperBook at the Westgate Las Vegas Resort & Casino which features 4,488-square-feet of HD video screens on March 15, 2018 in Las Vegas, Nevada. Ethan Miller/Getty Images/AFP (Photo by Ethan Miller / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP)

Nel calcio l’unico business che funziona è quello dello scommesse (raccolgono 16 miliardi solo per la Serie A)

Avvenire pubblica un interessante editoriale a firma Pietro Saccò. Editoriale che partendo dall’interesse di Tether (criptovalute) per la Juventus, si sofferma sul business delle scommesse sul calcio eed evidenzia come sia l’unico business del mondo del calcio che funzioni.

Scrive Avvenire:

È da anni che le società hanno accettato che il mondo delle scommesse, sportive o finanziarie, rappresenti una parte rilevante del business del calcio. Lo hanno accettato perché il business è disastroso, conviene ricordarlo: l’ultimo report dell’Uefa sulla finanza dei club europei nota un miglioramento nei risultati, passati da una perdita cumulata di 3,3 miliardi di euro nel 2022 a “soli” 1,2 miliardi nel 2023, con l’Inghilterra, patria della Premier League, cioè il torneo nazionale più seguito, che da sola segna un rosso di quasi 900 milioni. La stessa Exor ha dovuto immettere circa 676 milioni di euro nella Juventus negli ultimi dieci anni per coprire le perdite della squadra.

Si fa molta retorica sul valore degli stadi di proprietà o sui club gestiti come imprese, ma la realtà economica del calcio resta quella di un settore cronicamente in perdita tenuto in vita – salvo rari casi virtuosi – dall’immissione dall’esterno di enormi quantità di denaro. Le difficoltà di Dazn, che ha comprato molti dei diritti televisivi più ambiti per trasmettere le partite ma non è ancora riuscita a trovare un equilibrio economico, ci ricordano che nemmeno il calcio come spettacolo è un buon affare (e questo nonostante i prezzi, salati, degli abbonamenti).

L’unica grande attività economica legata al pallone che sembra funzionare molto bene, al di là dei conti correnti più che floridi dei calciatori, sembra essere quella delle scommesse, con una raccolta globale stimata in oltre 100 miliardi di dollari, di cui 16 solo per la nostra Serie A. I grandi protagonisti del settore betting, come Flutter o Entain, a differenza dei club di calcio sono solidamente in utile. È lì ormai che sta il grosso dei profitti legati al mondo del pallone. Per capirlo basta vedere le pubblicità delle scommesse durante le partite, i trend di Google sulle ricerche sul web, lo spazio che le “quote” per scommettere hanno nelle “notizie” del giornalismo sportivo. È sufficiente guardare le maglie delle squadre: una recente analisi di Sportingpedia sui settori in cui operano i principali sponsor di maglia delle squadre nei cinque principali campionati europei mostra che al primo posto, con 12 club, ci sono i “viaggi” (sostanzialmente le compagnie aeree degli emiri), mentre al secondo posto, a pari merito con 11 club ognuno, ci sono i settori delle scommesse e della finanza. 

Correlate