“Ho pianto davanti alla mia compagna, è stato il periodo peggiore della mia vita”: Milik a cuore aperto sulle cadute emotive, e sulla voglia di non mollare

Fermo di fatto da due anni ma ancora sotto contratto, l'attaccante polacco si è ripresentato alla Continassa da Spalletti pronto a ripartire. E si è raccontato senza filtri con una precisazione sulla parola "depressione".

“Ho pianto davanti alla mia compagna, è stato il periodo peggiore della mia vita”: Milik a cuore aperto sulle cadute emotive, e sulla voglia di non mollare

Juventus' Polish forward #14 Arkadiusz Milik wears a jersey dedicated to Juventus former player Alessandro Del Piero during the warm up ahead of the Italian Serie A football match between Juventus and AS Roma at the Allianz stadium in Turin, northern Italy, on December 20, 2025. (Photo by MARCO BERTORELLO / AFP)

Molti tifosi della Juventus si sono stupiti di rivederlo alla Continassa: Arkadiusz Milik, di fatto fermo da due anni ma ancora sotto contratto, si è ripresentato al ritiro di Luciano Spalletti pronto a provarci ancora una volta. E, come aveva già fatto a cuore aperto sul suo calvario, l’ex bomber del Napoli è tornato a raccontarsi, stavolta ai microfoni della radio polacca RMF. Ne è uscito un ritratto profondo di un giocatore che ha vissuto quello che definisce il periodo peggiore della sua vita.

Il ruolo della compagna Agata

“Negli ultimi due anni, durante i quali praticamente non ho giocato, Agata è stata sempre con me. Mi ha sostenuto e mi ha dato forza quando non ne avevo più”, ha raccontato riferendosi alla compagna. E ancora: “Ho pianto davanti a lei, guardandola negli occhi; lei mi abbracciava e rimaneva lì. Le sarò sempre enormemente grato. Quel periodo è stato così pesante che faccio fatica a descriverlo. Se entrassi davvero fino in fondo in ciò che ho provato, probabilmente inizierei a piangere. Agata è stata il sole durante le giornate buie”.

“Non ero clinicamente depresso, ma…”

Il centravanti sceglie con cura le parole quando si parla di salute mentale: “Il periodo peggiore della mia vita è stato tra gennaio e marzo-aprile dell’anno scorso. ‘Depressione’ è una parola importante e non direi di essere stato clinicamente depresso, ma ho attraversato cadute emotive molto profonde e difficili da gestire”.

“Guardi il film a cui partecipavi, e continua senza di te”

Poi l’immagine che meglio racconta il senso di esclusione di chi resta ai margini: “Noi calciatori, soprattutto gli attaccanti, pensiamo spesso che tutto ruoti intorno a noi. Poi guardi il film al quale hai sempre partecipato e ti accorgi che continua senza di te. Sei seduto di lato come spettatore e nessuno presta più attenzione a te. Mancano adrenalina, eccitazione, dopamina e la cosa che ami”.

Il ciclo infernale: infortunio, speranza, ricaduta

Il tormento, spiega, era la ripetizione: “Ogni volta ricominciava lo stesso ciclo: speranza, allenamento, sorriso, nuovo infortunio, caduta profonda. Poi ancora speranza, ritorno, nuovo stop. A un certo punto pensavo: ‘Non ce la faccio più’. Dentro di me, però, c’è sempre stata una voce che mi diceva di continuare nonostante il dolore”.

“Voglio provarci ancora”

E proprio quella voce ha avuto la meglio: “Il calcio è ciò che amo, la mia passione e la vita che conosco. Arriverà un giorno in cui deciderò consapevolmente di appendere gli scarpini. So che al mondo esistono problemi molto più gravi dei miei. Nonostante tutto, la vita mi ha dato più di quanto potessi sognare. Per questo continuerò a lottare per tornare al calcio e al livello che avevo. Sento di potercela fare e voglio provarci”. Parole che pesano per chi lo ha amato ai tempi in cui era una certezza dell’attacco, dopo l’addio al Napoli che portò milioni nelle casse azzurre e il ritorno da ex col dente avvelenato — quella Juve che, raccontano, sognava fin dai tempi di Napoli.