Le lacrime dei De Laurentiis alla presentazione della maglia del Napoli, sembrava un addio
Uno strano pomeriggio. Si è commosso il padre, si è commossa la figlia. Poi i discorsi sullo stadio, il paraustiello sui limiti di questa società che non può competere con quelle del Nord. Era un giorno di festa, è sembrato un addio

Il presidente Aurelio De Laurentiis con i figli Edo e Valentina
Col tempo abbiamo capito che la presentazione della maglia del Napoli è un evento atteso, come se fosse la presentazione di un allenatore o di un calciatore importante. Fino a qualche anno fa la nuova maglia era sempre spunto per le solite polemiche. Era quasi sempre brutta, specchio del disamore della famiglia De Laurentiis nei confronti della città e della tifoseria. Emblema della bruttezza era la scritta Lete in rosso. Simbolo della resa del presidente alla commercializzazione di un amore.
Dallo scudetto alla corsa alla maglia (e Valentina superstar)
Poi, però, da quando il Napoli ha vinto lo scudetto, e poi un altro ancora, la presentazione della maglia non è più stata fonte di polemiche. Anzi. C’è la corsa ad acquistarla. Sembra addirittura che siano diminuiti i pezzotti. I tifosi la vogliono originale. Valentina De Laurentiis è diventata una superstar. Se lo merita, è bravissima. Mai però un figlio di De Laurentiis era stato così acclamato. Qualcuno l’ha proposta per la successione. Non solo, ma il Calcio Napoli ha riscoperto la tradizione. Si è napoletanizzato. Con la riscoperta del corsiero.

La presentazione del centenario e quel clima strano
L’altro giorno, però, alla presentazione della divisa del centenario, non è stata la nuova maglia la protagonista del pomeriggio. Protagonista è stato il clima. Un clima strano. De Laurentiis si è presentato con gli occhiali scuri che ci hanno ricordato la uveite di Berlusconi. E ha cominciato lui a commuoversi parlando del Napoli. Non è la prima volta che succede. Poi, quando ha preso la parola Valentina, a un certo punto si è dovuta fermare. Una volta, poi due, forse tre. Stava per piangere. Forse ha pianto. Per una maglietta? Certo il lavoro, il peso di una città calcisticamente sulle spalle. Ma le lacrime diffuse per un evento tutto sommato ordinario, non siamo riusciti a spiegarcele.
Più stadio che maglietta: il “paraustiello” di De Laurentiis

E poi è stato strano che alla presentazione si sia parlato più dello stadio che della maglietta. Con un discorso di De Laurentiis che a Napoli viene definito paraustiello. Noi immaginiamo che De Laurentiis sappia benissimo che i soldi pubblici non possano essere investiti per uno stadio privato. A meno che non venga creata una legge speciale a livello nazionale. Quando ha detto che bisognerà dire ai tifosi che in futuro il Napoli senza stadio non sarà competitivo, di fatto sta dicendo che l’unico modo per tenere il Napoli lassù è venderlo a una roccaforte finanziaria, una roccia dell’alta finanza. Di cui magari non si è mai parlato. Lo sappiamo, lo sappiamo: il Napoli non è in vendita. De Laurentiis non vuole saperne (“Finché vivo non vendo il Napoli”). È la sua vita. Ed è giusto così. Però tutte quelle lacrime per una maglietta non si spiegano. E pure il paraustiello non si spiega. Vabbè.